"Ho creato il sito delle Maldive di Milano per cercare click e fama. E magari qualche ente poteva finanziarmi. Per quanto riguarda Google Maps..."
Parla il giovane 19enne che ha inserito la località (ora rimossa) nell'applicazione e ha costruito maldivedimilano.ch. "Il Comune di Lavertezzo e l'Ente Turistico hanno fatto togliere i loro numeri. Qui hanno paura dei rifiuti"
Locarnese
LAVERTEZZO – È stato lui a inserire le Maldive di Milano in Google Maps, luogo che è già stato rimosso dall’applicazione. Il sito maldivedimilano.ch l’ha creato lui, senza chiedere nulla a nessuno. Obiettivo? Promuovere la Verzasca, certo, ma soprattutto costruire un sito che facesse svariati click, come pare stia ottenendo.

Sergio Sasu ha 19 anni, ha appena terminato un apprendistato d’ufficio e a settembre ne inizierà uno come informativo presso il Cantone. “Amo il computer, l’ho sempre usato, ho creato diversi siti web, anche se ritengo che questo sia quello venuto meglio”, ci racconta.

Come è nata l’idea del video?
“Sono stato in Val  Verzasca con mio padre e c’era tantissima gente, non capivo come mai. Avevo visto il video, non ho collegato subito con le Maldive di Milano, che non sapevo dov’erano. Tornando a casa, ho pensato che non esistono né un sito né una pagina Facebook o Instagram, e in circa otto ore ho preparato il sito”.

Qual era il suo scopo?
“Per me stesso era solo una cosa pubblicitaria. Ho un carattere che ama farsi vedere, volevo fare qualcosa che divenisse importante. Sapevo che il sito avrebbe attirato molti click, non desideravo far risaltare il mio nome, ma creare qualcosa che avesse visualizzazioni. Ormai sono finito sui media e va benissimo, sono ancora più contento”.

Il Comune di Lavertezzo e l’Ente Turistico non sono stati molto contenti, però. Hanno chiesto di togliere ogni riferimento, vero?
“Il Comune di Lavertezzo mi ha chiesto per email di cancellare dal sito il suo numero di telefono. L’ho fatto e l’ho sostituito con quello dell’Ente turistico. Peggio ancora! Mi hanno scritto di eliminarlo, assieme a due immagini. Hanno voluto che mettessi una frase che spiega che il sito non è di un ente bensì di un privato e i titoli di copiwright. Da quando ho fatto questa modifica, sono meno bombardato da email, anche se le visualizzazioni rimangono altissime! Il Comune, finché c’era il numero, è stato bombardato di chiamate. Mi hanno detto di fare ciò che voglio col sito, che è mio personale”.

Da quelle parti non amano essere chiamati Maldive di Milano… Secondo lei, non stanno sfruttando la popolarità dopo il famoso video?
“In effetti non tanto. Hanno voluto togliere Maldive di Milano su Google Maps, su Apple c’è ancora, adesso per cercare la dicitura devi trovare il mio sito. Più visualizzazioni ho più in alto il dominio salirà nei motori di ricerca, per cui è semplice da trovare. E per quanto riguarda Google Maps, si può rifare in un momento più tranquillo…”

Dunque, è stato lei a inserire la località? Ha fatto molto discutere.
“Sì, nell’applicazione basta inserire un luogo mancante, è semplicissimo. Non so chi l’ha fatto togliere, d’altronde chiunque può segnalare un luogo che non esiste”.

Perché crede che non venga incoraggiato il magic moment delle Maldive di Milano?
“C’è stato un boom dei rifiuti, hanno paura per quello, del target lombardo. Io a loro nelle email ho detto che questo target attira i clienti, non bisogna lamentarsi se i lombardi arrivano. Farò qualcosa sul sito legato alla prevenzione sul rispetto per l’ambiente e sulla necessità di non sporcare. Devo trovare un modo carino, per far sì che la gente non scappi ma corregga solo il comportamento”.

Ma dato che non sono stati propriamente entusiasti, non le viene voglia di chiudere il sito?
“Per adesso no, anche un giornalista che mi ha interpellato mi ha detto di tener duro, che sarà difficile solamente il primo momento. Ho contattato anche lo youtuber che ha creato il video, purtroppo non mi ha risposto. Ho fatto una cosa gratuita, c’è chi mi ha fatto i complimenti e chi no. Per ora rimango a galla, il sito è fatto, non devo insistere sul Google Maps, che ha dato molto fastidio”.

Ritornando ad una delle domande iniziali, lei cosa guadagna da tutto ciò?
“Quando l’ho aperto pensavo che qualche ente mi finanziasse, anche pochissimo, non chiedevo tanto. Non mi aspettavo un granché a livello di soldi,  ciò che mi interessa di più è la fama del sito. Poi, se arrivavano i soldi, ben venga. Chi lo sa, la voce potrebbe spargersi e succedere. La Valle Verzasca mi piace molto, e ci ho tenuto a creare questo sito, merita una valorizzazione dopo il boom del video”.

Magari qualcuno potrebbe notarla e commissionarle un sito?
“Non si sa mai!”


Paola Bernasconi


Pubblicato il 08.08.2017 19:00

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