Stupri, "è inutile dire che tutte le religioni sono uguali, perché non è così. Alle ragazze dico di evitare ogni situazione a rischio, anche se è un passo indietro"
Durissimo commento della consulente in sessuologia Kathya Bonatti ai recenti casi di cronaca: "in alcune culture non c'è rispetto per la libertà altrui di dire no, dovremmo fare dei corsi. Come donna e come cittadina, orgogliosa del concetto che sta dietro al voto svizzero sui minareti"
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BELLINZONA – I casi di cronaca fanno rabbrividire: gli stupri, in Italia, paiono essere all’ordine del giorno, e i verbali delle inchieste rivelano particolari tali da far venire gli incubi. Che cosa sta accadendo? Il fatto che molti protagonisti siano stranieri è casuale, come avvenuto nello stupro di branco a Rimini ai danni di una giovane polacca e di una trans? E cosa dire dei due carabinieri. che a Firenze avrebbero violentato due studentesse americane?

Ne abbiamo parlato con la Life Coach e consulente in sessuologia Kathya Bonatti.

C’è stata un’impennata di casi, basti pensare a Rimini e Firenze. Come mai?
“In genere nei periodi caldi aumentano, statisticamente, gli stupri, per diversi motivi. Le persone si svestono di più, gli uomini si eccitano maggiormente. Alla base, poi, ci sono sempre l’incapacità di accettare i no e il non rispetto verso l’altro, che ha la libertà di decidere cosa fare del proprio corpo e dei propri organi genitali. Gli uomini che non hanno coltivato questo concetto si prendono quello che vogliono, in modo profondamente ingiusto. E questo può avvenire quando si parla di persone che vengono da altre culture o religioni, mentre non regge nel caso dei carabinieri, che appartengono a una cultura dove il rispetto del no è fondamentale".

Quindi, la cultura diversa per loro giustifica?
“Giustificare nel modo più assoluto no. Nessuno, e quella della scelta di cosa fare del corpo dovrebbe essere una lotta valida in ogni paese, sia uomo, donna o trans. Dovrebbe valere anche all’interno del matrimonio, e nel caso di persone che vivono prostituendosi, perché un conto è il lavoro, un altro la vita privata. Nella nostra cultura è un diritto sancito, si può decidere sino all’ultimo di non avere un rapporto completo, anche dopo essersi per esempio baciati. Problema culturale per gli stranieri? È sbagliatissimo stuprare, vanno fatti dei corsi di rispetto, dove si insegna fino a che punto si può spingere la libertà di ognuno. Andrebbero proposti nelle scuole, in chi vuole vivere in un paese o prendere la cittadinanza: concetti che vanno ribaditi, ripetuti, quasi sino al lavaggio del cervello. È assurdo? Sì, vero, ma è essenziale. Ci sono paesi dove viene dato un decalogo dei comportamenti, serve un corso di rispetto dell’individuo. Pensiamo anche alle violenze e ai bullismo contro gli omosessuali, quando ognuno dovrebbe essere libero di fare ciò che vuole dal suo corpo. Quindi, per me, lezioni per gli autoctoni e a maggior ragione per chi viene da culture dove non c’è rispetto per la donna".

Lo ritiene un motivo per fermare l’immigrazione? Fare corsi a tutti sembra impossibile e la situazione sta sfuggendo di mano, non trova?
“Perché impossibile? Come si dà loro da mangiare, si fa anche questo, distribuendo per esempio volantini, con corsi e breafing”.

Il padre dei due fratelli stupratori di Rimini ha detto che fra due anni i suoi figli usciranno di prigione e saranno pronti a farsi una famiglia, cosa ne pensa?
“È la prova che si tratta di una mentalità sbagliata, e che più che mai servono i corsi. Ripeto, dovrebbero essere le madri a insegnare certe cose ai figli, ovunque”.

Diceva che il caso dei due carabinieri è diverso, come mai?
“Sono persone che, se sono colpevoli, lo sono doppiamente, perché si sono approfittati della buona fede suscitata dalla divisa, essendo nell’esercizio della professione. La loro è una manipolazione doppia: mi spaccio per chi ti aiuta, invece ti faccio del male. E nel caso in cui realmente le ragazze fossero state consenzienti, sarebbe scorretto comunque perché loro erano sul luogo di lavoro, non ti puoi allontanare e fare ciò che vuoi”.

La pubblicazione dei verbali, con dettagli raccapriccianti, a cosa porta?
“Per le persone squilibrate, anche a modalità di emulazione. Se servisse per far capire che un comportamento del genere è profondamente sbagliato e si arrivasse ai corsi di cui parlavo prima, concordo con la pubblicazione, mentre se è solo per dare la notizia senza portare a qualcosa di concreto insomma… Oltretutto, le pene devono essere gravi, gravissime. Non è un reato per esempio patrimoniale, si è violato il corpo di una persona. Anche in Svizzera, c’è una sproporzione su come vengono trattati alcuni reati stradali e quelli riguardanti i pedofili, e la gente non lo accetta, non sente la situazione come equa”.

I colpevoli invece rimangono in qualche modo segnati da quanto successo? Cambiano dopo la violenza commessa?
“Dipende dal livello di consapevolezza. Chi non è anaffettivo, senza coscienza, incapace di immedesimarsi e di solidarizzare con l’altro se ne frega, se invece un colpevole si rende conto della gravità che ha fatto e si mette nei panni dell’altro e si pente può cambiare e migliorare la sua vita”.

Cosa direbbe, da sessuologa, alle ragazze?
“Non proiettiamo la nostra intelligenza e la nostra educazione sugli altri, ci sono persone che possono essere in malafede, che colgono l’opportunità di approfittare. Dunque, evitiamo le situazioni a rischio- Anche se è diritto di una donna mettere la mini gonna ascellare, essa deve comprendere che questo suscita maggior desiderio. Poi, consiglio di evitare di notte di girare da sole e di accettare passaggi da sconosciuti. Si rischia già a volte con chi si conosce, a maggior ragione attenzione agli estranei. Se si osserva la fenomenologia, ci sono alcune categorie più soggette a stupri, che non dico per non mettere in giro alcune informazioni. Le ragazze nordiche sono abituate a vivere in un paese rispettoso del sì e del no e, pensando al caso della giovane finlandese violentata da un bengalese, credo che una italiana non avrebbe accettato un passaggio in notte in pieno centro a Roma”.

Un passo indietro, però…
“Di sicuro, perché ci sono persone che non concordano sui principi basilari. Ed è inutile dire che tutte le religioni sono uguali, perché non è così. Gli stupri sono trasversali, ma quanto meno qui il concetto che farlo  è sbagliato c’è, in altre culture no, pensiamo al mediatore culturale che ha sostenuto che uno stupro è brutto solo all’inizio. Quanto ha detto è una vergogna inaudita, il suo licenziamento è un segnale chiaro e forte. Se questo è mediatore di persone che non hanno il concetto di rispetto della donna e si comportano in questo modo, dove andiamo? In Svizzera si è votato contro i minareti, e non per l’architettura, bensì perché la libertà personale è il bene più importante che abbiamo. Sono orgogliosa di essere svizzera e di ribadirli, come donna e come cittadina”.


Paola Bernasconi


Pubblicato il 14.09.2017 11:00

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