"Vedere le partite è diritto di tutti". E allora quelli del rugby o di una squadra di Seconda Lega? Non creiamo tifosi di Serie A
Ieri un altro ragazzo ha trasmesso online la partita dell'Ambrì. Ma, andando controcorrente, la possibilità di acquistare i pacchetti, per l'hockey, ci sono. Costa, però andare allo stadio è gratis? Quando un cronista di UPC ci disse, "i diritti sono nostri e facciamo quel che vogliamo"
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BELLINZONA – Dopo il Robin Hood del Ticino, che aveva trasmesso via Facebook il derby con cui si era aperto il campionato di hockey, un altro ragazzo è andato contro le regole per mostrare attraverso il social una partita dell’Ambrì.

La motivazione è sempre la stessa, quella che in fondo ha animato la grande polemica che ha preceduto l’acquisizione da parte di TeleTicino dei restanti derby: tutti hanno diritto a vedere le partite.
Ecco, questa volta vorremmo andare controcorrente. L’hockey è sport amato da molti, per tanti la squadra del cuore è qualcosa di importante, però… In fondo, lo stesso dovrebbe valere per chi segue il calcio, oppure il rugby o qualsiasi sport. Pensiamo ai tifosi del Lugano calcio, che vedono la loro formazione giocare qualche volta in tv ma la maggior parte delle volte, se non sono presenti, hanno solo SwisscomTv. E che dire, allora, di quelli del Chiasso, visto che della Challenge League vengono trasmessi solo anticipi e posticipi, peraltro non in chiaro? Insomma, tre-quattro partite all’anno, a dir molto. Se la passano decisamente meglio i fan dell’hockey, che con un abbonamento possono vedere di tutto e di più.

Certo, la questione è che UPC non è ricevibile ovunque per la via cavo, e quello è un problema. Il concetto che vorremmo mettere in dubbio è quello del dover mostrare le partite a tutti, indistintamente. Qualche tempo fa si parlava con un cronista di TeleClub che, nel mezzo della grana derby, disse: “io non capisco perché bisogna dare i diritti alla RSI: UPC ha partecipato a un’asta, ha fatto l’offerta più alta e ora fa ciò che vuole coi diritti”. Un po’ cinico, forse, ma realista. Che la RSI non possa spendere certe cifre, essendo una tv di servizio pubblico, ci sta, e Carpani lo ha ammesso candidamente.

Però i tifosi hanno la possibilità di acquistare le partite. Certo, è caro per qualcuno, non si discute. Ma chi vuole seguire il campionato italiano, per fare un esempio, che fa? SKY non regala tessere perché tutti hanno diritto di seguire la squadra del cuore. Chi va allo stadio, in un modo o nell’altro, non lo fa in modo gratuito. Non è giusto, è vero, che lo sport sia diventato business e non alla portata di tutti. Come al giorno d’oggi non lo è uscire a cena, andare in discoteca, recarsi in vacanza, in un periodo di crisi. 

Non è giusto, moralmente. Ma, fuori dai denti, se qualcuno è disposto a spendere 500 franchi per una serata in discoteca tra drink e tavoli, potrebbe scegliere di acquistare il suo pacchetto. Non lo vuole fare? Questione di scelte. I suoi soldi, ciascuno è libero di spenderli come desidera, scegliere fra due o più passioni.

Dove sono finiti i romantici che raccontano di un panino diviso fra ultrà e un treno preso di notte? Forse siamo oltre, ma persone che desiderano essere presenti, in ogni luogo della Svizzera, con i propri colori, ci sono ancora. Come c’è chi lo vuole fare saltuariamente, chi si accontenta di vedere le partite in casa, chi solo alcune, perché non ne ha sempre voglia, perché ha altro da fare, perché costa troppo.

Entrare negli stadi è caro, non si può dir di no. Ma come abbassare i prezzi se le società, con quello che incassano, faticano a pagare la stessa sicurezza che devono garantire? È sbagliato, però lo sport del giorno d’oggi è questo.

Per il campionato italiano, ci si abbona a SKY. C’è chi deve ricorrere a trucchetti e spendere di più perché la propria squadra non è in Serie A.  C’è chi deve abbonarsi a tv solo online. Ci si arrangia, insomma.

Dunque, sostenere che i tifosi di hockey hanno diritto di vedere tutto, e gratuitamente, non è corretto. Non lo è verso chi ama un altro sport, anche se la massa spesso finisce per aver ragione. Qualcuno non vuole dare soldi a UPC? Libero di farlo, come chi non va in un determinato negozio per non gonfiare il portamonete del proprietario. Non vedrà le partite. È come chi, per restare nella vicina Penisola, non volle la tessera del tifoso: niente trasferte.

Ma per piacere, basta parlare di diritto per tutti. Altrimenti, chi impedisce al vecchietto di turno di volere la Seconda Lega a casa sua, senza neppure fare la fatica di andare allo stadio?


Pubblicato il 10.10.2017 18:15

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