"Sì, esiste un effetto sostituzione fra residenti e frontalieri: quello è il problema. Il salario minimo voluto da UNIA e sinistra sarebbe un regalo ai lavoratori italiani"
Intervista a Fabio Regazzi sul primo numero de Il Frontaliere. "Sono fondamentali, hanno fatto in modo che un'economia rurale si trasformasse in una moderna. Senza di loro, avremmo grosse difficoltà. Bignasca e i 35mila frontalieri? Una sparata, poi lui continua ad assumerne..."
Economia
COMO – Ecco il nuovo giornale per i frontalieri ma che può sicuramente servire anche agli svizzeri. Claudio Ramaccini, il responsabile, nel suo editoriale in cui presenta l’iniziativa, che è stata in cantiere per un anno prima di vedere la luce, parla di fratellanza e di unione, non di divisione. Insomma, non ticinesi contro frontalieri, anzi.

Infatti, la prima intervista è a un industriale ticinese, oltre che politico e direttore di AITI:  Fabio Regazzi. Senza peli sulla lingua, ha affrontato i temi scomodi dei rapporti fra Italia e Svizzera. Anzi, dapprima ha provato a generalizzare i problemi di rapporti citando la globalizzazione, poi ha ammesso: “Sicuramente non c’è un bel clima. Ma la responsabilità non è soltanto ticinese. Pesa anche, ad esempio, il comportamento ondivago dell’Italia sull’accordo relativo alla doppia imposizione fiscale dei frontalieri o sull’accesso delle banche ticinesi al mercato italiano. O ancora le vicissitudini del collegamento ferroviario della Stabio-Arcisate. Anche servirsi della questione del casellario giudiziale come cuneo è sbagliato. Penso che un atteggiamento più affidabile aiuterebbe tutti”.

Interpellato su Prima i nostri, ha ribadito di ritenerlo un mero slogan, con gli elettori che però hanno votato in buona fede. Lo preoccupa, anche se prima di tutto avverte di aspettare al varco UDC e Lega, un’eventuale disdetta dell’accordo di libera circolazione: “Certo è che per la Svizzera sarebbe un grande problema se venissero cancellati gli accordi bilaterali con l’Unione Europea, rischieremmo di trovarci in una posizione difficile con i nostri maggiori partner commerciali”.

I frontalieri in Ticino sono fondamentali, “hanno contribuito in modo determinante allo sviluppo del Cantone, facendo in modo che un’economia rurale si trasformasse in economia moderna. E ancora oggi, senza i frontalieri saremmo confrontati con grosse difficoltà”. È sbagliato, a suo avviso, fissare dei massimi, come i 35mila di cui parlava Attilio Bignasca. “In base a quali criteri, poi? Nell’edilizia, nell’industria e nell’artigianato ci sono sempre state quote di frontalieri anche ampie. Quella di Bignasca è solo una sparata. Lui stesso continua ad assumere operai italiani per la sua ditta”.

Dettaglio importante, poi: ammette che esiste un effetto sostituzione, nonostante quanto detto di positivo dei lavoratori italiani. “Ci sono settori, penso soprattutto ai servizi, dove è in atto un effetto di sostituzione. Una parte degli oltre 64mila frontalieri attivi oggi in Ticino lavora in comparti del settore terziario che dovrebbero dare più occupazione ai residenti. È questo il vero problema, che andrebbe affrontato in modo più puntuale”.

Infine, il salario minimo. La quota, a suo avviso, giusta sarebbe 17.30 franchi orari, non certo i 21 proposti da UNIA. Sindacati e sinistra sparano molto alto. Unia parla di 21 franchi all’ora che equivalgono a oltre 3.700 franchi al mese. Una cifra che giudichiamo insostenibile. Oggi in Ticino ci sarebbero circa 12mila lavoratori con salari inferiori a 3.500 franchi. Di questi, 8.500 sono frontalieri e 2mila residenti. Se passasse la proposta del sindacato faremmo un grosso regalo soprattutto ai frontalieri e ci sarebbero inevitabilmente importanti perdite di posti di lavoro. Alcune aziende sarebbero costrette a chiudere, altre potrebbero prendere la decisione di delocalizzare la produzione”.


Pubblicato il 11.10.2017 12:30

Guarda anche

Economia
Nei contratti stipulati per l'anno in corso, la RSI ha inserito la clausola di una possibile disdetta in caso di sì alle urne, senza risarcimento danni. Il giro d'affari comprende comunicazione, viaggi, ristorazione, sino a pulizie, manutenzione, sicurezza, luce e gas, per citarne alcuni
Economia
Per Mordasini il direttore di TeleTicino "ha fatto bene a ribadire fortemente il suo no. Foa pensa sia più facile tenere il piede in due scarpe: pubblicare Tettamanti, Quadri e Righinetti per il sì e annunciare il no. Però dimezzare il personale vuol dire fare meno tv e meno bene"
Economia
Continuano le discussioni in merito a No Billag. La RSI ha reso noti i dati della fruizione dei servizi online, che fanno registrare quasi un play al secondo. Il direttore felice, "e gli showcase, che per Quadri non sono servizio pubblico, riempiono la sala e entusiasmano gli artisti"
Economia
Primo acceso dibattito televisivo sul tema, a TeleTicino, con ospite anche Lombardi. Il direttore della RSI ha sottolineato la chiusura certa e la perdita dei posti di lavoro, per il leghista "nessuno si è scandalizzato per altri licenziamenti", per il democentrista "è una bugia"