La rivoluzione di nove deputati di tutti i partiti. "Permettete di pagare in bitcoin nell'ambito delle attività del Dipartimento delle Istituzioni"
Le criptovalute, di cui le principali sono appunti i bitcoin e gli Etherum, stanno prendendo piede come sistema di pagamento in più parti del mondo, comprese la Svizzera ed anche Chiasso. Pamini, Bignasca, Censi, Passalia, Frapolli, Galeazzi, Giudici, Morisoli e Pinoja lanciano una mozione
Economia
BELLINZONA – Per quanto concerne le criptovalute, la Svizzera è uno dei paesi che gioca un ruolo fondamentale. Di cosa si parla, con esattezza?

Prima di passare alle loro richieste in merito, infatti, i nove deputati di più partiti (Paolo Pamini di AreaLiberale, Boris ignasca della Lega, Marcello Censi del PLR) e Marco Passalia del PPD), poi
Gianmaria Frapolli della Lega, Tiziano Galeazzi dell’UDC, Andrea Giudici del PLR, Sergio Morisoli di AreaLiberale e Gabriele Pinoja dell’UDC), hanno dovuto spiegare alcuni termini. Dunque, utilizzando le loro definizioni, le criptovalute sono “valute digitali decentralizzate la cui implementazione si basa sui principi della crittografia per convalidare le transazioni e la generazione di moneta in sé. Come ogni valuta digitale, le criptovalute consentono di effettuare pagamenti online in maniera sicura”.
Le principali sono il Bitctoin, “una moneta elettronica creata nel 2009 che, a differenza della maggior parte delle valute tradizionali, non fa uso di un ente centrale: esso utilizza un database distribuito tra i nodi della rete che tengono traccia delle transazioni, ma sfrutta la crittografia per gestire gli aspetti funzionali, come la generazione di nuova moneta e l’attribuzione della proprietà dei bitcoin”, la più conosciuta, e Etherum, lanciata a Zugo.

“La diffusione di bitcoin quale strumento di pagamento sta accelerando in questi ultimi mesi ed anni. Come si è avuto modo di descrivere sopra, bitcoin non viene emesso da nessuna autorità centrale né tantomeno è il prodotto di uno Stato sovrano. Pertanto, da un punto di vista formale esso non è comparabile ad una valuta come normalmente intesa”, sottolineano i deputati, che ricordano come per esempio in Giappone si può pagare in bitcoin e altre nazioni li accettano, come i Paesi Bassi e quelli scandinavi, la Gran Bretagna, la Corea del Sud e l’Australia.

Anche in Svizzera qualcosa si muove: agli sportelli FFS è possibile usarli, e “dal 1° luglio 2016 il Comune di Zugo ammette bitcoin per il pagamento di tasse fino ad un controvalore di CHF 200”. In Ticino, invece, “il Comune di Chiasso ha comunicato che a partire dal 2018 accetterà pagamenti in bitcoin fino ad un controvalore di CHF 250 per tasse e servizi comunali. In tale contesto, Chiasso si è ribattezzata in CryptoPoli”.

Prendendo spunto da questi esempi, chiedono nella loro mozione al Governo di “rendere possibile pagamenti in bitcoin (e a tendere in altre criptovalute) di tasse e servizi erogati dall’Amministrazione cantonale. 

In particolare, “chiediamo al lodevole Consiglio di Stato di introdurre, come progetto pilota, l’accettazione di bitcoin senza alcun limite di importo nell’ambito delle attività del Dipartimento delle istituzioni. Riteniamo che tale Dipartimento presenti delle caratteristiche ideali per proporsi come prima rapida occasione di apertura dell’Amministrazione pubblica verso pagamenti in criptovaluta. Infatti, il Dipartimento delle istituzioni emette annualmente centinaia di migliaia di fatture nell’ambito delle imposte di circolazione, dei servizi di collaudo dei veicoli, o ancora del rilascio e rinnovo di permessi di ogni genere. Inoltre, già nel recente passato il Dipartimento delle istituzioni ha mostrato di essere particolarmente proattivo in materia di digitalizzazione dei propri servizi, come dimostrano le operazioni della Sezione della circolazione. Va per di più osservato che, grazie al fatto che il Dipartimento delle istituzioni fattura prestazioni a soggetti che ha preventivamente identificato in modo molto chiaro e documentato (si pensi al rilascio di permessi o alle imposte di circolazione), dovrebbero essere implicitamente soddisfatti i requisiti in materia di anti-riciclaggio che si possono presentare quando un soggetto non identificato spende criptovaluta. Il fatto che il Dipartimento delle istituzioni si occupi anche di giustizia e polizia rafforzerà anzi ancor più il messaggio di fiducia che il Governo e l’Amministrazione cantonale saranno in grado di lanciare verso l’esterno in materia di apertura verso le opportunità del FinTech. L’esempio di Chiasso mostra che la percezione di tali azioni raggiunge rapidamente l’altra parte del globo”. Dunque, nessun rischio, anche se per molti i bitcoin sono un metodo per ciciclare.

Dopo un anno, il Governo dovrebbe “redigere un rapporto all’attenzione del Gran Consiglio che riassuma l’esperienza fatta e che proponga al Legislativo di interrompere la possibilità di incasso in criptovaluta, mantenerla in essere senza ampliamenti di sorta, oppure di estendere la possibilità di incasso in criptovaluta anche per altre aree di attività dell’Amministrazione cantonale (comprese le imposte) e per altre criptovalute al di là di Bitcoin”.


Pubblicato il 12.10.2017 18:00

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