Le percosse, gli abusi psicologici, la violenza e poi la denigrazione. Il giovane apprendista selvicoltore racconta il suo incubo
Il ragazzo, all'epoca 16enne, al centro del caso che sta costando il licenziamento a due funzionari del DT, ha parlato di quanto gli è successo. "Denunciare è l'unico modo per togliersi quel peso che opprime il petto, troppo pesante da portare da solo. Di notte urlavo il suo nome"
Bellinzonese
BELLINZONA – Ha vissuto un incubo lungo tutti i mesi del suo apprendistato ed anche oltre, fino a quando ha trovato il coraggio di denunciare. E lo consiglia a chiunque abbia subito un’esperienza simile, “il fardello era troppo pesante da portare da solo. Denunciare l'abuso è l'unico modo per liberarsi da quel peso che ti opprime il petto. È l'unica soluzione per andare avanti e tentare di ricominciare”.

Lui lo ha fatto grazie al sostegno dei genitori e della sua ragazza. Ha 20 anni, e i fatti risalgono ormai a quattro anni fa.

Ha parlato al portale tio.ch, il quale non vuole riferire i dettagli dei maltrattamenti subiti, ma specifica che gli hanno procurato delle ferite indelebili. “Molte volte mi svegliavo di notte. Picchiavo la testa contro il muro e urlavo il suo nome”, racconta.

Il 50enne maestro di tirocinio lo ha reso succube, con maltrattamenti psicologici ed anche percosse, sino ad arrivare all’abuso. E poi, l’incubo non è finito, perché l’uomo ha cercato, dice il giovane, di ostacolarlo anche dopo la sua decisione di lasciare il DT. Lo fece dicendo cose non vere su di lui, denigrandolo dal punto di vista professionale.

Adesso, dopo quattro anni, la sua denuncia ha fatto scattare l’incarto al Ministero Pubblico, e Zali ha deciso di licenziarli. La lettera è ferma alle risorse umane, presto arriverà sul tavolo del Consiglio di Stato.

Il giovane, intanto, invita: “denunciate, non è facile, ma fatelo”.


Pubblicato il 15.11.2017 20:23

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