Il caso dell'agente diventa politico. "Dovremmo essere un organo collegiale, non solo due settimi"
La sindaca e il vice, entrambi PLR, sapevano, da subito dopo l'assunzione, che il nuovo agente della Comunale era indagato per il caso della 16enne alla guida. Ma i cinque restanti membri, di cui un compagno di partito, ne sono venuti a conoscenza dai media: e a loro, ovviamente, non sta bene
Luganese
COLLINA D’ORO – La questione dell’agente di Collina d’Oro indagato con un ex collega della Comuanle di Lugano per aver fatto guidare l’auto di servizio a una sedicenne, compagna dell’altro agente, sta diventando politica.

Chi sapeva, e perché non ha detto nulla? Si era inizialmente ipotizzato che la sindaca Sabrina Romelli e il vicesindaco Giorgio Cattaneo, entrambi liberali, fossero a conoscenza di tutto prima di assumere l’uomo in un ruolo di responsabilità. La sindaca ha poi negato, spiegando che il poliziotto abbia confessato di essere sotto inchiesta dopo l’assunzione.

In ogni caso, il resto dell’Esecutivo non è stato informato. E non è felice di ciò.

Interpellati da La Regione, i restanti cinque Municipali hanno espresso rabbia, tranne il pipidino Francesco Hurle che non ha voluto parlare.

“Ho preso male la mancata comunicazione. Non è certo una bella situazione, perché avviene quattro mesi dopo… Oltre alla sospensione dell’uomo, non escludo nuovi passoi”, è tuonato il collega di partito di Romelli e Cattaneo, Andrea Bernardazzi.

“L’avrei voluto sapere prima, dato che l’agente non era ancora entrato in servizio”, specifica la rappresentante del gruppo Lega-UDC Silvia Torricelli, che racconta di come siano state pretese spiegazioni, ma non dice se sono state fornite o no. Allibita e sconcertata la compagna di partito Carmen Benagli Chiry: “dovremmo essere un esecutivo completo, non solo due settimi”.

Invoca maggiore trasparenza il Municipale di Verdi e PS Stefano Besomi, “si sarebbe potuto agire tempestivamente. Un organo collegiale avrebbe dovuto essere coinvolto”.


Pubblicato il 12.01.2018 15:43

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