Tutti contro "Prima i nostri". Anche dalla Tributaria esce un rapporto che indica di votare no, questa volta a un'iniziativa di Pinoja
Il democentrista chiede la decurtazione di un terzo delle imposte per dieci anni a aziende neocostituite che rispettino alcuni criteri, ma è ritenuta in contrasto col diritto federale e troppo ristretto. Già della Legislazione e dalla Gestione erano usciti rapporti che invitavano a bocciare atti e progetti di legge
Politica
BELLINZONA - I ticinesi l'hanno approvata alle urne, ma il percorso per Prima i nostri è sempre apparso difficile. L'iniziativa dell'UDC volta a inserire la preferenza indigena ha sempre incontrato la ferma opposizione delle associazioni padronali e di molti partiti. 
Anche la speciale Commissione era stata oggetto di polemiche, anche interne, e aveva partorito comunque diversi atti legislativi e un disegno di legge.

La parola sta per passare al Gran Consiglio, dove ci si attende una battaglia. 

Il Consiglio Federale aveva concesso la garanzia federale parlando di spazi di manovra limitati, il Governo aveva consigliato di respingerla.

Le Co,mmissioni hanno analizzato gli atti: la maggioranza della Legislazione, con la triade PLR-PS-PPD, ha firmato un rapporto sfavorevole alla legge, e si dice che votarla, in quanto non applicabile, sarebbe una presa in giro per il popolo.

Anche la Gestione ha dato parere sfavorevole, ed ora anche dalla Tributaria non escono buone notizie per i fautori di Prima i nostri. Infatti, Pinoja ha presentato un'iniziativa generica in cui chiede una decurtazione di un terzo alle aziende neocostituite, per la durata di dieci anni, se almeno l'80% dei dipendenti sono residenti in Svizzera e almeno l'80% percepisce un salario superiore ai 4'000 franchi per 13 mensilità. 

Ebbene, il rapporto di maggioranza è quello di Pelin Kandemir Bordoli del PS, che ritiene la legge contraria al diritto federale, e con un campo troppo ristretto, che mal si sposa con gli intenti costituzionali e legislativi federali. Per contro, col rapporto di minoranza Pamini invita a votare sì. 

Questi sono i rapporti, praticamente tutti contrari a quanto uscito dalla Commissione per Prima i nostri. Cosa accadrà in Parlamento lo vedremo a breve (il dibattito si aprirà il 22 gennaio) ma, appunto, si prospettano giornate intense.


Pubblicato il 13.01.2018 16:41

Guarda anche

Politica
Prima ironizzano sulla scelta democentrista, "vogliono la botte piena e la moglie ubriaca", poi rimarcano l'importanza di "continuare a collaborare con l'UE coi bilaterali. Però la situazione sta diventando insostenibile per cui servono misure concrete, come salari minimi dignitosi"
Politica
Il Nuovo movimento europeo svizzero, come Modenini e Cattaneo, ritiene che un sì alle urne farebbe cadere i bilaterali. "La combatteremo, ma in ogni caso permetterà di chiarire la politica europea: se vincerà il no, i rapporti con l'UE si svilupperanno, sennò ci sarà un nuovo orientamento: e l'adesione..."
Politica
Il liberale, che è anche imprenditore, ritiene comunque che sia "un atto di chiarezza democratica. Il popolo dovrà dire se vale la pena sacrificare i bilaterali per la libera circolazione. Sono un buon compromesso, che ci hanno permesso di restare sovrani ma nel mercato dell'UE". E sul lavoro dice che...
Politica
L'azienda di Comano ha inserito nei rinnovi dei contratti la possibile disdetta in caso di passaggio di No Billag. Il leghista, "in questo modo mobilitano a fare campagna attiva i fornitori, per fortuna doveva essere un dibattito pacato... Però tutto è basato sulla teoria di Canetta&company della sparizione"