"Avevo già segnalato la Tusculum". La testimonianza di una parente, fra medicamenti scaduti, pazienti trascurati, l'assegno di grande invalido assegnato all'improvviso
La nostra lettrice è figlia di un uomo che qualche anno fa è deceduto nella casa anziani di Arogno. "Penso che il direttore fosse protetto, adesso vorrei sapere se la segnalazione è servita. Lasciavano gli ospiti in bagno quaranta minuti, la domenica c'era la cena a freddo. E la vicedittrice..."
Luganese
AROGNO – “Avevo già scritto una lettera alla Commissione della Vigilanza, raccontando quel che vedevo e che non andava nella casa anziani Tusculum, dove mio padre è rimasto per qualche tempo prima di morire”. A portarci la sua testimonianza sulla casa anziani finita al centro di uno scandalo dopo l’arresto di direttore e vice per malversazioni, è la figlia di un ospite. “Ho avuto anche una risposta del Cantone: avrebbero preso atto delle informazioni e aperto un’inchiesta interna ma che non sarei mai venuta a conoscenza del risultato. Da lì ho pensato che il direttore era stato protetto ingiustamente. Adesso vorrei sapere se la mia segnalazione è servita in qualche modo ad arrivare agli accadimenti di oggi”, si sfoga.

Ma che cosa vedeva che non andava alla Tusculum? Il rapporto col direttore, ci spiega, non era per nulla sereno.  “Mio padre a casa veniva assistito giorno e notte da badanti e da noi familiari, ma a un certo punto si è reso necessario trovare una casa di cura medicalizzata”. Una storia, purtroppo, comune a tanti anziani. “Ci sono stati chiesti tutti gli estratti bancari, se non erro vent’anni, invece che dieci, e hanno fatto una retta altissima, in base al reddito e alla sostanza: papà aveva guadagnato bene, e potevamo permetterci le cure a casa, però appunto la sua malattia imponeva che fosse ricoverato. Tra l’altro, quando era a casa avevamo fatto richiesta dell’assegno di grande invalido, un suo diritto, e la tempistica per ottenerlo era lunghissima, tanto è vero che non arrivava mai,  mentre come è entrato in casa anziani esso era sul tavolo: non è giusto!”. Bisognerebbe facilitare l’ottenimento di questi assegni anche se il “malato” è accudito a casa.

Date le condizioni di salute dell’uomo, poteva servire “a coprire un’infermiera che si dedicava ampiamente a lui. Ma questo non avveniva. C’erano sempre una o due infermiere per piano, durante le ore dei pasti: per farlo mangiare, ci recavamo in casa anziani io o qualche familiare”.                 

“A un certo punto,siamo diventati scomodi, visto che ero sempre presente, sapevo di passare per rompiscatole". La donna è sempre stata presente a fianco del padre. “Gli era stato amputato mezzo calcagno per un decubito, ricordo che per medicarlo era arrivata un’infermiera con un carrello pieno di polvere. Mi sono rifiutata di lasciarle eseguire la medicazione: ‘se non si è più che sterili, qui non mettete piede’, ho detto. Quando mio padre era vicino alla morte, sono rimasta a fianco a lui per sei giorni, notte e giorno, e chiamavo appena terminava la flebo di morfina per farglielo cambiare. Però se non ci fossi stata io presente… Non so cosa succede a una persona anziana senza famiglia”.

La nostra interlocutrice parla di una signora che “viveva attaccata all’ossigeno, suonava il campanello e nessuno andava da lei. Poverina, era intubata e bisognava aspirarle il catarro che si formava. La si sentiva respirare dalla stanza vicina… Lasciavano i pazienti quaranta minuti in bagno, suonavano per essere aiutati a alzarsi e nessuno interveniva. Oltretutto, venivano legati alle sedie a rotelle: c’era poco personale, non potevano badare a tutti. Che colpa ne ha il direttore? Era lui a gestire la struttura, insieme alla capo infermiera arrestata.  La domenica sera veniva data una cena a freddo, pane e prosciutto o pane e formaggio… forse non c’era il cuoco? E la giustificazione era che non c’erano fondi, però gli assegni venivano incassati”. C’erano anche molti volontari che per fortuna frequentavano il Tusculum, così davano una mano alle infermiere per servire la cena.

Ricordo le fatture mensili  su cui, dettaglio, comparivano flaconi di shampoo e  gel doccia. “Come fa un anziano a consumarne tanto? Con un flacone, lavavano semmai dieci persone, ma veniva fatto pagare a tutte e dieci! Non ho prove che i soldi finissero al direttore. Perchè queste spese automaticamente facevano parte della retta mensile”.

Ha notato, nel tempo, del “materiale scaduto fra i medicamenti. È successo che la casa anziani rimanesse senza Buscopan in fiale, un medicinali basilare, con anziani con crisi di dolori. Mio padre una volta restò senza antiepilettico per 24 ore, poiché si erano dimenticati di ordinarlo. Non dimenticherò mai che sbatteva per la crisi epilettica. Negligenza? Troppe sono le domande”.

Al decesso del padre, non le viene consegnata la cartella clinica, e si chiede come mai.

Le chiediamo se conoscesse anche la vicedirettrice, l’altra persona finita in manette. “Allora si era presentata come capo infermiera, dava le direttive agli infermieri, parlava col medico di papà e spiegava come andava curato, delle volte mi chiedevo quali fossero le sue qualifiche, perchè faticavo a capire se davvero fosse competente. Faceva spesso assumere gente da un paese italiano, forse aveva degli amici lì. E ricordo che si diceva come il direttore avesse acquistato un albergo a Instanbul, dove addirittura portava il personale in ferie. Ma non so se sia vero, in fondo della sua vita personale mi importa poco”.


Pubblicato il 10.02.2018 18:28

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