"Parlamentari, abbiate coraggio: votate per proibire sculacciate e sberle!". Tre esperti scrivono una lettera aperta, "ce lo chiede anche la Svezia, primo paese a inserire il divieto"
Tre esperti (un professore universitario, il presidente del comitato ONU per i diritti dell'infanzia e la psichiatria Caranzano) rilanciano il dibattito sui metodi educativi. "Punizioni corporali, anche se leggere e occasionali, sono controproducenti: ecco i danni che causano"
Cronaca
di Philippe D. Jaffé (Prof. Università di Ginevra), Jean Zermatten (presidente del comitato ONU per i diritti dell'infanzia) e Myriam Caranzano (psichiatra, direttrice ASPI)

È necessario proibire le punizioni corporali sui bambini e iscrivere questo divieto nella legge svizzera? Si, senza alcun dubbio! Proteggiamo i bambini nel nostro paese da questa violenza famigliare, anche detta «ordinaria», e chiamiamo i nostri parlamentari a rimboccarsi le maniche senza attendere oltre.

Avranno bisogno di coraggio per affrontare una parte dell’opinione pubblica per la quale, un tale divieto, risulterebbe radicale, minerebbe l’autorità parentale, ridurrebbe il numero degli strumenti pedagogici a disposizione dei genitori per i quali una sculacciata è benefica. Un divieto che, inoltre, secondo persone mal informate, manderebbe schiere di padri e madri in prigione per aver svolto il loro duro mestiere di genitore, come tante generazioni han fatto prima di loro.

La società e la famiglia sono evolute. La violenza domestica nei confronti delle donne non è più tollerata. Riguardo i bambini, non si parla più del vecchio dovere di correzione per “formattarli” bene, perché l’autorizzazione esplicita di un diritto di correzione è stato stralciato dal Codice civile nel 1978; per altro, la pedagogia moderna considera che sberle e sculacciate, anche se leggere e occasionali, sono controproducenti.

Gli studi mostrano anche che, per i genitori che usano le punizioni corporali, non si tratta tanto di una strategia educativa, bensì della loro difficoltà a gestire lo stress provocato dal bambino. Ovvero, la sculacciata come manifestazione della sconfitta educativa genitoriale.

Gli psicologi osservano da tempo che le punizioni corporali hanno effetti negativi sullo sviluppo dei bambini.

Ora, vasti studi internazionali dimostrano il legame causale tra la pratica della sculacciata (a dipendenza della sua frequenza e intensità) e problemi comportamentali e di socializzazione a lungo termine.

Questi bambini possono essere resi fragili a livello emozionale e corrono maggiormente il rischio di sviluppare atteggiamenti aggressivi e disturbi mentali.

Senza contare che imparano il contrario di quanto vorremmo: ossia, che l’uso della forza è un buon modo per risolvere problemi e conflitti. Il nocciolo della questione è che nessuno studio serio ha mai dimostrato l’effetto positivo della sberla sullo sviluppo… e che mai si esige dai difensori di sculacciate e sberle di dimostrarne i vantaggi!

Le punizioni corporali sui bambini costituiscono delle violazioni dei loro diritti umani; paradossalmente da parte dei loro stessi genitori che spesso non sanno fare altrimenti e che li amano autenticamente. Tutte le istituzioni internazionali incaricate della protezione dei diritti umani hanno preso chiaramente posizione. In particolare, il Comitato per i diritti del bambino dell’ONU, che esamina periodicamente la situazione in Svizzera, incoraggia con puntualità da orologiaio il nostro paese a introdurre un divieto esplicito nella sua legislazione.

Recentemente, nel 2017, la Svizzera, come tutti i paesi del mondo, è stata oggetto dell’esame periodico universale (EPU), e ha ricevuto delle raccomandazioni da parte di altri paesi in merito al rispetto dei diritti umani. Oltre alla dozzina di punti che la Svizzera dovrebbe migliorare secondo la stima di questi paesi, Berna ha preso nota in modo particolare della segnalazione da parte della Svezia relativa alle punizioni corporali e alla necessità di un divieto legale.

Che la Svezia indirizzi alla Svizzera un rimprovero insistente in merito a questa questione non è da prendere alla leggera. In effetti la Svezia è stato il primo paese al mondo a adottare nel 1979 un divieto assoluto delle punizioni corporali. Come i nostri vicini (Austria nel 1989, Germania nel 2000, Liechtenstein nel 2008), altri 33 paesi europei hanno integrato un divieto esplicito nel loro dispositivo legislativo. E vogliamo rassicurare i lettori, questi paesi non hanno aperto nuovi carceri per accogliere i genitori che darebbero una sculacciata o una sberla occasionale, anche se proibite. Inoltre, i bambini di questi paesi non sono più indisciplinati di quanto lo fossero prima dell’introduzione divieto.

È più che simbolico iscrivere nel Codice civile svizzero, così come ha fatto la Germania, che «I bambini hanno il diritto di beneficiare di un’educazione non violenta. Le punizioni corporali, i maltrattamenti psicologici e ogni altra misura degradante sono illeciti» (&1631 Abs.2 BGB). Questo spinge i genitori e la tutta la società a rinforzare la pratica di metodi educativi più efficaci e non violenti. Inoltre, i bambini sono meglio protetti, in quanto il numero di casi di maltrattamento fisico diminuiscono.

Gli Svizzeri amano i propri figli e tutti noi dichiariamo di desiderare il loro bene. Dimostriamo loro che è veramente così! Proibendo esplicitamente le punizioni corporali nella legge, potremmo fare a tutti i bambini un bellissimo dono in un futuro prossimo in modo che, per il 20 novembre 2019, si possa festeggiare insieme a loro e senza violenza i 30 anni dell’adozione della Convenzione sui diritti dei bambini. 

Pubblicato il 12.02.2018 18:25

Guarda anche

Cronaca
Rese note dalla Polizia le postazioni dei controlli mobili per la settimana che va dal 26 febbraio al 4 marzo: tanti e in tutti i distretti!
Cronaca
Da tempo, i toni delle discussioni sono alti, soprattutto verso la politica in cui molti cittadini dicono di non riconoscersi più. Ma oggi si è davvero trasceso. "Una mancanza di rispetto verso le nostre istituzioni", commenta diplomaticamente Gobbi. E a Sacchi, oltre ad augurare la morte, l'hater risponde pure male
Cronaca
A margine del caso del Von Menthlen, lo psichiatra ravvisa una difficoltà che coinvolge adulti e giovani. "Gli educatori e i docenti che vogliono cambiare qualcosa sono soli, e non hanno gli strumenti corretti per agire, per cui si cacciano nei guai. Mancano preparazione e supervisione"
Cronaca
Il presidente del Pride 2018 - Lugano commenta l'approvazione della mozione di Delcò Petralli, "è un aspetto simbolico ma il diverso trattamento offende lo spirito di apertura, inclusione e rispetto del popolo svizzero" e quel che ha detto Morisoli, "non voleva offendere le donne e non è omofobo. Mi auguro si ricreda"