"Autoreferenziale, confusionaria nei contenuti, nei metodi e negli obiettivi, dettata dall'imminenza delle prossime cantonali e non dal buon senso", Marchesi contro La scuola che verrà
Il presidente dell'UDC si è scagliato contro la riforma di Bertoli, "livellerà l'istruzione verso il basso e conferirà ulteriore potere centralista al Dipartimento". Attacca anche gli altri partiti, "mal si comprende la spettacolare e riprovevole giravolta di PPD e PLR dopo qualche concessione"
Politica
BELLINZONA – Da oggi, avrà inizio una nuova seduta di Gran Consiglio, e si parlerà della riforma “La scuola che verrà”. PLR e PPD ora paiono approvare l’idea di Bertoli, ricreando dunque il triciclo. Ma sicuramente non sarà un tema all’acqua di rose, e ad aprire il dibattuto ci hanno pensato il presidente dell’UDC Piero Marchesi e lo stesso Bertoli.

Il sasso lo ha lanciato Marchesi qualche giorno fa, bocciando su tutta la linea la riforma. Si è detto convinto che una revisione serva e non c’è alcuna preclusione da parte del suo partito, ma non vuole qualcosa di imposto dall’alto, bensì idee condivise col corpo insegnanti.

“Questa pressante modalità d’azione sembrerebbe essere dettata più dall’imminenza delle prossime elezioni cantonali piuttosto che dal buon senso. Bisogna riconoscere a Bertoli di aver avuto il coraggio di proporre una riforma, evento sempre meno presente a queste latitudini”, ha scritto, sottolineando comunque come serva il coinvolgimento di tutti.

“La scuola che verrà”prevede l’eliminazione dei livelli di insegnamento e un’educazione alla carte, dove l’allievo potrà decidere quali materie preferire e quali tralasciare. Inverte il concetto di parità di partenza di ogni singolo allievo con la parità di arrivo, questo sarà il grimaldello per uniformare qualitativamente tutti gli allievi verso il basso, invece di aiutarli ad ottenere il massimo in base alle singole potenzialità”, è sicuro, oltre a credere che le competenze sociali saranno più importanti di quelle istruttive, che verranno minimizzate.

“Come se non bastasse, conferisce ulteriore potere centralista al Dipartimento che potrà imporre, regolare e standardizzare l’educazione cantonale in modo eccessivo, relegando i Comuni a fare da semplici spettatori paganti, penalizzando inoltre le scuole private che forniscono una valida complementarietà alla scuola pubblica. Questa impostazione non può evidentemente essere condivisa perché, in un mondo del lavoro sempre più selettivo verso i meno preparati e formati, aumenterà ancor di più il fossato tra il mondo dell’educazione e l’economia privata”, prosegue Marchesi.

Che poi attacca PLR e PPD, “ mal si comprende la spettacolare e riprovevole giravolta, che fino a qualche settimana fa erano ferocemente contrari al progetto e che, dopo aver ottenuto un paio di concessioni da Bertoli con la sperimentazione anche di un modello alternativo, si sono ammansitie dichiarati pronti a sostenere il credito di oltre 6 milioni di franchi che il Parlamento sarà presto chiamato a votare. L’UDC e il nostro gruppo parlamentare La Destra hanno ben altre aspettative sul tema, presentando un’iniziativa parlamentare dal nome “La scuola che vogliamo”,sono state messe sul tavolo alcune proposte che meritano di essere prese in considerazione”.

Insomma, la riforma di Bertoli per lui è “autoreferenziale, confusionaria nei contenuti, nei metodi e negli obiettivi”.


Pubblicato il 12.03.2018 09:30

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