Il cadavere nel bosco, il tappeto e la sciarpa. Due cognati, la gelosia, la casetta azzurra. Parte il processo Arcudi
Da oggi in aula Michele Egli, cognato della maestra uccisa a Stabio e abbandonata nei boschi di Rodero, dove fu ritrovata. Qualcuno aveva ipotizzato che fra i due potesse esserci una relazione e dunque che quella fosse alla base dell'assassinio, in realtà la causa sarebbe la casa di famiglia, dove lei voleva vivere col compagno
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STABIO  - Cominciò tutto con un cadavere ritrovato nei boschi di Rodero, da una persona che passeggiava a cavallo. Da lì si è sviluppato uno dei gialli più intricati e complicati, nonché ricchi di implicazioni familiari e sentimentali, ticinesi, che ha interessato molti media anche italiani. E oggi inizia il processo a  Michele Egli, il cognato di Nadia Arcudi. 

L’uomo ha ucciso la donna, maestra alla scuola elementare del paese, soffocandola con una scriarpa, poi ha nascosto il cadavere in auto, avvolto in un tappeto, ha attraversato la frontiera e l’ha scaricato nei boschi. Per finire, è andato addirittura a cena con la mamma di Nadia, la sorella nonché sua moglie e loro figlia.

Quando si è risaliti all’identità del cadavere, a molti è parso strano che nessuno avesse segnalato la scomparsa della giovane, assente alla festa di compleanno della nipotina. A chi aveva chiesto informazioni, era stato detto che era in camera sua e stava male.

Poi la svolta e l’arresto del cognato, marito appunto della sorella. Sono spuntate molte foto di loro due, Nadia e Michele avevano infatti a quanto pare un ottimo rapporto. Qualcuno ha addirittura insinuato che potesse esserci qualcosa in più, e che l’omicidio fosse passionale. La maestra aveva cominciato da qualche mese una relazione, e progettava la convivenza.

Col suo uomo desiderava vivere nella casetta abitata con la mamma, che però volevano anche la sorella e il cognato. A quanto pare, la motivazione dell’alterco e quindi delll'assassinio della donna è proprio questa, non la gelosia.

Egli è accusato anche di aver rubato dei soldi alla SUPSI (quasi 300mila franchi totali) presso cui lavorava.Npn è da escludere che la cognata lo sapesse.

La storia aveva toccato la comunità di Stabio, che avrà a disposizione un supporto psicologico durante il processo, oltre che ovviamente distrutto una famiglia. A impressionare i dettagli, il tappeto, la sciarpa con cui pare l'abbia soffocata, il sospetto che la donna fosse ancora viva quando l’ha abbandonata nei boschi (non era così) 

Le accuse sono di assassinio, turbamento della pace dei defunti, ripetuta appropriazione indebita, ripetuta falsità in documenti e ripetuta truffa. 


Pubblicato il 15.05.2018 09:00

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