Il casellario giudiziario dice stop a 201 persone: mafiosi, persone che avevano compiuto sequestri di persone, rapine o spacciavano. Ma sono una minima parte rispetto alle richieste
Da quando è stata introdotta la misura che è sempre stata contestata dall'Italia ("ma nessun cittadino si è mai opposto", afferma Gobbi), su 73'579 richieste ne sono state respinte 201, con una media di 6,8 permessi negati al mese. Se verrà firmato l'accordo fiscale, la richiesta cadrà
Cronaca
BELLINZONA – La richiesta del casellario giudiziario a quante persone ha impedito di venire a lavorare in Ticino? La misura, da sempre contestata dall’Italia, rimarrà in vigore finchè non verrà firmato l’accordo fiscale, di cui era stata una dei principali ostacoli. Al momento, funziona e si registra un numero in crescita di permessi negati.

Come riporta il Corriere del Ticino, sono stati infatti 201 in quasi tre anni, con una crescita di 82 casi nell’ultimo anno, e una media di 6,8 permessi negati al mese. Ma il numero di domande, sia per nuovi permessi che per rinnovi, è consistente, ovvero 73.579  e quelle respinte sono poche.

“Strumenti come il casellario ci permettono di ottenere informazioni complete sulle persone che intendono trasferirsi o lavorare in Ticino. Nessun cittadino straniero si è mai opposto all’introduzione di questa misura, a dimostrazione del fatto che non era discriminatoria come tanti volevano e vogliono far credere. È stata introdotta unicamente come un’azione a tutela della sicurezza e dell’ordine pubblico in Ticino”, ha detto Norman Gobbi, da sempre fautore della misura.

A chi è stato impedito di venire a lavorare in Ticino, grazie al casellario? “Abbiamo impedito l’entrata in Ticino di chi aveva commesso reati quali il sequestro di persona e rapina, o ancora a chi per più volte deteneva sostanze stupefacenti e le rivendeva ad altre persone. Condanne con una pena detentiva di oltre tre anni, come prevede la giurisprudenza in materia. Ma un dato che non va dimenticato è che tra questi casi risultavano anche persone condannate per crimini legati alla mafia”.

La misura, se verrà firmato l’accordo fiscale, cadrà, e per Gobbi è un peccato. “Nel momento che a gran voce da più parti si chiedono misure più incisive per contrastare fenomeni come la criminalità organizzata, si dovrà – nostro malgrado – ritornare al regime dell’autocertificazione con tutti i limiti che questo comporta, visto che in passato persone con condanne nel proprio Paese avevano sottaciuto e quindi ottenuto il permesso di risiedere o lavorare sul nostro territorio. Senza casellario il lavoro di verifica aumenterebbe ulteriormente e il rischio aumenterà; insomma, più spesa e meno efficacia”, spiega, dicendosi a favore anche del blocco dei ristorni.


Pubblicato il 25.05.2018 11:27

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