"Il Tra dà fastidio a qualcuno". I misteri a qualche giorno dal blitz. "Forse perché siamo attenti ai temi sociali?"
La moglie del gerente del locale ancora non si capacita del motivo dell'irruzione. "Ci hanno detto che era un controllo campione", spiega, mentre nel comunicato di Polizia si diceva altro… "Siamo alternativi? Dipende cosa si intende con questo termine. Vorremmo parlare coi delegati di quartiere"
Luganese
LUGANO – Sono passati alcuni giorni dal blitz al Biblio Café Tra l’altro di Lugano. E, nonostante i verbali, le dichiarazioni e il clamore, i proprietari ancora non sanno perché una quindicina di agenti si sono recati nel locale.

“Si parla di un paio di persone che avrebbero avvisato la Polizia di schiamazzi, ma invece la situazione era normale”, ci dice Guja Arigoni (moglie del gerente). Lei, quando ha visto arrivare tutti quegli agenti si è spaventata e pensava che qualcuno fosse stato male.

“Ho chiesto cosa stava succedendo e mi hanno parlato di un controllo campione”. Insomma, le segnalazioni non vi sarebbero… E nel verbale non figura, afferma lei che lo ha firmato, la marjiuana trovata in un cespuglio.

La sinistra ha sollevato un polverone solidale ritenuto molto bello: anche se il Tra non è un locale politicizzato, è comunque molto amato dall’ambiente. “Ognuno di noi ha le sue idee politiche. Siamo un bar alternativo?" si chiede. "Dipende cosa si intende per alternativo. Siamo molto attenti a temi sociali, organizziamo spesso aperitivi di culture diverse in segno di apertura. Magari è questo che dà fastidio”, riflette.

Insomma, un controllo che è ancora un mistero e che ha fatto sicuramente diminuire l’incasso della serata. “Avevano detto che serviva mezz’ora, si sono fermati due ore. Della donna incinta non posso dire nulla, non mi sono accorta di lei perché stavo parlando coi poliziotti, devo dire che faceva molto caldo per cui potrebbe non essersi sentita bene anche per quello”.

I proprietari sanno di dar fastidio a taluni, che qualcuno probabilmente ce l’ha col Tra, ma non sanno chi. “Mi piacerebbe parlare coi delegati di quartiere, anche se non conosco nessuno di loro”, ci dice Guja Arigoni, che ringrazia chi si è espresso solidarizzando. “La manifestazione femminista non era sul nostro sito Internet perché non era organizzata da noi, non so dire se la Polizia ne era a conoscenza o no o se regge il movente politico”.

Si è alzato comunque un polverone che desiderano calmare, per tornare a lavorare in serenità.



Pubblicato il 11.06.2018 12:30

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