Bellinzona, un mese dopo. "I fatti che sono imputati al 19enne sono il frutto di un'ingestibile sofferenza che ci colpisce e ci interroga"
44 docenti firmano una lettera che riflette sulla sventata strage alla Commercio. "Quando la violenza cerca di prendere il sopravvento sulla riflessione, è difficile pensare che non ci siano vittime. Crediamo che cultura e conoscenza rappresentino il migliore anticorpo contro la violenza e il disperato senso di abbandono"
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BELLINZONA – È passato un mese dalla grande paura, dalla sventata strage alla Commercio di Bellinzona. il fantasma del rischio corso sta piano piano svanendo nei corridoi e nelle menti di allievi e docenti, si sta tornando alla normalità, fatta di lezioni, esami e voti.

I docenti, in una lettera ripresa dal Corriere del Ticino, hanno voluto esprimere vicinanza al giovane 19enne che da allora è ricoverato all’OSC di Mendrisio. “La notizia ci ha profondamente scossi e impressionati, tanto che sono state necessarie molte discussioni sia tra di noi sia con i nostri allievi per riuscire a capacitarci di una situazione che ci lascia ancora increduli”, si legge. “I fatti che gli sono imputati, innegabilmente, sono il frutto di una sua ingestibile sofferenza, una sofferenza che ci colpisce e ci interroga”.

E ancora: “Quello che è avvenuto non deve infatti farci dimenticare che, quando la violenza cerca di prendere il sopravvento sulla riflessione, è difficile pensare che non ci siano vittime. In questo caso il disagio di un ragazzo avrebbe potuto trasformare per sempre la nostra realtà. È perciò con rinnovato vigore e ancora maggiore senso di responsabilità che ci richiamiamo ai nostri compiti educativi. Perché crediamo fermamente che la cultura e la conoscenza rappresentino il migliore anticorpo contro la violenza e il disperato senso di abbandono”.

È firmata da 44 docenti.



Pubblicato il 11.06.2018 10:18

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