Frontalieri in piazza: «ci stanno portando a forme di lotta che avremmo evitato»

L’Associazione Frontalieri, nata per sedersi ai tavoli con politici e sindacati, scende in piazza. «Tutti i 62’000 frontalieri dovrebbero essere con noi. UDC e Lega scaltri»

MILANO - L'accordo fiscale fra Svizzera e Italia non smette di preoccupare i frontalieri. Dopo il Frontaday, è stata fondata l'Associazione Frontalieri, che ha organizzato per 2 aprile una manifestazione a Ponte Tresa: negli scopi originari, c'era la presenza ai tavoli politici. Cosa ha fatto cambiare idea? Ne abbiamo parlato con uno dei fondatori, Graziano Storari.

Il vostro obiettivo è quello di essere presenti agli incontri fra politici, rispettivamente sindacati, per poter ascoltare e dire la vostra?
«Il primo obiettivo per quanto riguarda la fondazione dell'Associazione Frontalieri Ticino era quello di poter aver via libera nel sedersi ai tavoli che contano: quelli della politica, dei sindacati e delle altre associazioni. Naturalmente, il sedersi significa poter parlare e contestare mozioni che portano danno ai frontalieri».

Sembravate più orientati a una via "istituzionale", come mai la scelta di questa manifestazione?
«Dal Frontaday noi ci aspettavamo riscontri positivi dalla politica. In quella occasione, i politici presenti avevano confermato in pubblico la loro adesione alle nostre richieste la promessa di fare gruppo per aiutare i lavoratori frontalieri ad evitare sia la doppia imposizione sia il pagamento del Sistema sanitario nazionale (SSN). Tutto ciò non è stato mantenuto, anzi abbiamo visto solo scambi di accuse tra governo e regione Lombardia, allo scopo di indirizzare i frontalieri verso una scelta politica in vista delle elezioni di giugno. Da qui nasce l'esigenza di una svolta nei rapporti tra questa Associazione, il gruppo Facebook Frontalieri Ticino, che conta 8'200 iscritti, e la politica italiana: non più una sorta di fiducia condizionata, bensì una diffidenza palese, che porterà ad intraprendere, dopo la manifestazione del 2 aprile a Ponte Tresa, forme di lotta che avremmo preferito evitare, e alle quali ci stanno costringendo».

Il vostro obiettivo dichiarato è coinvolgere almeno 5'000 persone, pensate di potercela fare?
«Naturalmente la cifra di 5'000 presenze è ambiziosa. Sarebbe doveroso, comunque, data la gravità della situazione, che tutti i 62'000 frontalieri fossero presenti alla nostra manifestazione. Da parte nostra, ci riterremo soddisfatti da una partecipazione di almeno 3'000 lavoratori frontalieri. Qualora non raggiungessimo i nostri obiettivi immagino che tutti noi dovremmo essere costretti ad accettare di essere avviati irrimediabilmente verso una tragica ed iniqua tassazione, che oltre ad impoverire i frontalieri, nel medio periodo, porterebbe a depauperare il benessere di tutto il territorio delle zone di frontiera ed i Comuni afferenti».

Saranno invitati anche politici e sindacati svizzeri e italiani?
«Sì, tutti i politici delle varie colorazioni e possibilmente quelli di primo piano, i sindacati UNIA e OCST per la Svizzera e anche quelli italiani CGIL-CISL-UIL. Quel giorno vedremo chiaramente una volta per tutte, chi è con noi e chi è contro di noi. Sarà nostra premura invitare anche tutti i sindaci di frontiera che oltre ad avere l'interesse per i nostri ristorni, dovrebbero dimostrare, una volta, anche di avere rispetto per chi glieli ha sempre forniti. In questo momento, molti di loro sfoggiano sicurezza, in quanto rassicurati dal governo dal poter percepire sempre le stesse cifre. Ma possiamo immaginare che nel futuro queste somme verranno a diminuire inevitabilmente».

Ai ticinesi che affermano che comunque i frontalieri sono "privilegiati" rispetto a chi lavora in Italia e li vedono, causa certe visioni politiche, come "avversari", che cosa rispondete?
«Noi, pur con parecchie difficoltà e vessazioni, dobbiamo ancor oggi ringraziare la Svizzera ed i suoi cittadini che ci offrono una possibilità di lavoro che la nostra nazione non ha potuto e non può offrirci neppure attualmente. Di privilegi noi sinceramente non riusciamo a trovarne e la parola equità, usata a sproposito da qualche politico e sindacalista, compreso Vieri Ceriani (mediatore degli accordi bilaterali) è solamente una falsa accusa nei nostri confronti, per vari motivi. Chiaramente, a causa di alcuni partiti svizzeri, Lega dei Ticinesi e UDC in prima fila, i frontalieri sono nel mirino della popolazione ticinese perché alla presenza dei lavoratori italiani in Ticino vengono imputati i problemi di mancanza di lavoro. Nulla di più falso! Sono solo manovre di governanti scaltri che operano per ottenere consensi politici, senza invece agire con leggi giuste verso i loro cittadini: non vi è nessuna legge a tutela dei lavoratori, nessun obbligo di contratti collettivi, nessuna legge anti-dumping salariale».