«L’attrattività resta alta», Timbal guarda al futuro: 70esima edizione, «simbolica ma anche una pietra miliare»

Mario Timbal traccia un bilancio dell’edizione del Pardo appena conclusa («gli spettatori hanno tenuto e la critica sulla qualità dei film è stata positiva»), pensa al domani e lascia aperte le porte per AET

LOCARNO - Sabato si è chiuso il sipario della 69esima edizione del Festival di Locarno. «Questa è l'ultima intervista che ho in programma, poi godrò di una decina di giorni di vacanza", ci racconta il direttore operativo Mario Timbal. Uno stacco, rigorosamente, senza cinema, perché poi il lavoro non manca. Ecco il suo bilancio, tra passato e futuro.

Che voto diamo al Festival?
«Penso non spetti a noi darlo ma al pubblico e alla critica. Noi ci basiamo sulle sensazioni e soprattutto sulle cifre, che indicano che l'evento tiene. Abbiamo superato le 160 mila entrate in 11 giorni, e anche i tre giorni che hanno proceduto il Festival, con proiezioni e concerti gratuiti, hanno coinvolto, compresa la Rotonda, 30 mila persona. Ciò indica una discesa di 3 mila spettatori sul Festival rispetto al 2015, ma anche che in un momento non facile per il turismo e gli eventi in Svizzera, visto il rincaro del franco avvenuto l'anno scorso e le attenzioni date alla tematica della sicurezza, l'attrattività dell'evento resta alta: continuano ad arrivare festivalieri dalla zona, dalla Svizzera ed anche dall'estero».

È stato un Festival di transizione fra quello che è stato e quello numero 70, su cui puntate molto?
«Non direi che è stato un anno di transizione, un Festival ogni anno cerca di portare miglioramenti e novità per garantire un prodotto migliore e quest'anno sono state parecchie le novità. Lo inserirei non in un periodo di transizione ma in un percorso di crescita che proseguirà col 70esimo».

Cosa può dirci sulla qualità dei film?
«Sono il direttore artistico e il suo team a presentare una selezione, poi tocca alla stampa e alla critica dare la propria opinione. Mi pare che tutte le sezioni sono state accolte bene. Non sono coinvolto nel processo di selezione e durante il Festival non riesco a vedere i film ma a livello simbolico mi fa piacere vedere una donna al suo primo film vincere un premio importante. Molti premi a artisti e opere dell'Est? Il criterio di selezione non è geografico ma qualitativo, per cui sembrerebbe indicare una buona produzione in questi anni in quell'area».

È stato un Festival di temi attuali e un po' cupi, dove si è visto riflesso il clima che si respira ovunque, tra Islam, guerra e paure varie. Concorda?
«In generale è il cinema, soprattutto d'autore, a riflettere l'attualità e la sensibilità con cui gli autori la vedono nelle loro opere».

Tornando alla 70esima edizione, c'è molto da lavorare, vero?
«Un Festival ha un tempo di produzione di circa un anno e mezzo, dunque riprenderemo un lavoro che è già iniziato prima ancora di questa edizione. C'è tanto da fare ma è qualcosa di molto stimolante».

Nei vostri piani rientra la Rotonda, vero?
«La nostra volontà è di continuare a organizzarla e a svilupparla. Avevamo un mandato per un anno e ci incontreremo a breve col Municipio per stilare un bilancio e per cominciare a discutere di cosa potrebbe essere il futuro».

Il valore dell'edizione numero 70 sarà più che altro simbolico o sarà davvero una pietra miliare?
«C'è un lato simbolico, ma anche un altro di pietra, visto che saranno il Palazzo del Cinema e del Gran Rex. Ogni anno il Festival è come una startup, perché ci si presenta al pubblico e bisogna dare l'offerta più ricca possibile, per stupire e incuriosire il pubblico che ci giudica in modo da spingerlo a frequentare le sale».

Intanto sarà omaggiata con un francobollo...
«È una sorpresa che ci ha fatto la Posta Svizzera, è un riconoscimento dato al 70esimo di questo Festival e che si aggiunge a una scelta della banca Nazionale di mettere la Piazza Grande sulla prossima banconota da 20 franchi. Sono segni che sono un attestato al lavoro delle squadre che si sono succedute in questi anni alla guida del Festival, facendolo entrare nell'immaginario collettivo come il maggiore evento culturale in Svizzera».

Siete il Festival più sussidiato dalla Confederazione, però dovete sostituire AET. Come pensate di farlo?
«Stiamo lavorando alla sostituzione di AET, questi tipi di contratti non si chiudono mai in pochi giorni. Comprendiamo la partenza di AET e siamo riconoscenti al sostegno che ci hanno dato in questi anni, non ci fa piacere perdere uno sponsor ticinese. La notizia si conosceva da un po' ed era nell'aria vista, purtroppo, la loro situazione. Porte aperte per loro quando miglioreranno le loro finanze? Siamo molto grati per il percorso compiuto assieme, hanno iniziato a sponsorizzarci quando il Festival non era ancora quello che è oggi».