Mario Timbal, il 70esimo del Festival e la Rotonda, tra “prima i nostri” e internazionalismo

Il Festival ha ottenuto l’assegnazione della Rotonda per tre anni. «In tutto, abbiamo 700 collaboratori in 12 giorni, e spesso i giovani della regione fanno la loro prima esperienza lavorativa»

LOCARNO - La Rotonda verrà gestita per i prossimi tre anni dal Festival, durante il periodo del Pardo. La notizia è di qualche giorno fa, ne abbiamo approfittato per fare due chiacchiere con il direttore operativo della kermesse Mario Timbal.

Felici della decisione del Municipio?
«Siamo soddisfatti di questa assegnazione. Avevamo fatto un primo bilancio subito dopo l'evento ed era stato positivo, lo avevamo confermato nelle analisi seguenti. Dunque avevamo manifestato al Municipio il desideri odi un'assegnazione di più anni per poter sviluppare il progetto, cosa che poi è avvenuta, e ringraziamo l'Esecutivo per la fiducia accordataci».

Tre anni sono un buon periodo per svolgere il lavoro che avete in mente?
È sicuramente un periodo che permette di ragionare in modo diverso da quanto fatto per la scorsa edizione, quando avevamo avuto l'assegnazione di un solo anno a pochi mesi. Ci permette sviluppi più articolati».

Chiedevate un'assegnazione rapida per avere il tempo per organizzare, ne avrete a sufficienza?
«L'anno scorso la difficoltà maggiore fra quelle incontrate, che ci sono sempre quando si va a organizzare un nuovo evento, era stata quella del tempo: tre mesi sono un breve tempo per un evento di quella complessità. Ora avere sette mesi di tempo apre più possibilità».

Parla di possibilità: c'è qualcosa che si può anticipare?
«Ci sono vari pensieri e progetti che stiamo elaborando. Lavoreremo sull'asse della contaminazione fra cinema e musica. L'anno scorso ha dato i suoi frutti, lavoreremo anche sulle fruizioni possibili attraverso i caschi di Virtual Reality, un altro filone per cu la Rotonda e il suo pubblico sono perfetti».

Si esibiranno artisti ticinesi?
È presto per parlarne, ma l'anno scorso la Rotonda era stata una vetrina per artisti ticinesi, con un pubblico numeroso».

Il Municipio ha specificato che un fattore importante per la decisione è stata la prossima inaugurazione della Casa del Cinema...
«Quella che viene definita la via del Pardo, che parte da largo Zorzi e passa per la Piazza Grande e dall'ex Rex trova altri due elementi che collegano il Fevi alla Morettina, che sono i centri diurni del Festival, con la Rotonda e la casa del Cinema».

Rotonda e Casa del Cinema nell'anno del 70esimo, che si apre sotto i migliori auspici, vero?
«È l'anno in cui arrivano le infrastrutture e si capitalizzano lavori iniziati tempo fa, con una gestazione molto lunga. È felice il fatto che si inaugurino proprio nel 70esimo!»

Ora avete anche queste due tasselli, vi fermerete o cercherete altro per crescere sempre di più?
«Abbiamo vissuto anni di grossa crescita, siamo un Festival che deve sempre guardare avanti e avere un'attitudine da start up. Ora con le infrastrutture abbiamo le basi che ci permettono di guardare avanti con fiducia per sviluppare nuovi progetti».

Dal lato di film e ospiti avete già presenze da poter annunciare?

«Il direttore artistico ci lavora tutto l'anno, per avere delle novità dal lato cinematografico è troppo presto».

La Rotonda vi porterà a creare più posti di lavoro e a cercare più collaboratori?
«Ingaggeremo come l'anno scorso la gente che è necessaria. È chiaro che il progetto cresce e questo potrebbe comportare un bisogno maggiore di collaboratori. Tra Festival, Rotonda e eventi superiamo i 700 collaboratori durante i 12 giorni».

Una possibilità per dei giovani ticinesi, dunque?
«Assolutamente sì, cerchiamo sempre di formare competenze nella regione che ci servono negli anni, e per i compiti legati allo svolgimento dell'evento stesso abbiamo tantissimi giovani ticinesi che compiono uno dei primi passi nel mondo del lavoro attraverso il Festival».

Dunque, internazionalismo e attenzione alla realtà locale che si mischiano, dico bene?
«Il Festival è un evento internazionale con una grande portata ma saldamente ancorato a Locarno, grazie alle unicità che offre, pensiamo alla Piazza ed anche alla Rotonda. Essa vuole essere un punto di contatto ancor più forte con le realtà locali e quelle più giovani».

A livello di costi, quanto spenderete per i tre anni di Rotonda?

«È ancora prematuro, fino ad ora non ci siamo ancora mossi ufficialmente. L'anno scorso abbiamo avuto praticamente un pareggio, si punta ad avere una stabilità e un equilibrio finanziario, ma una particolarità della nostra gestione è che ogni utile viene reinvestito per creare l'anno seguente un Festival e una Rotonda ancora più ricchi e vincenti».