Robbiani sbotta con Pronzini, “se tu non lavori, lascia che chi vuole lo possa fare”

Il leghista arrabbiato per un’interrogazione del deputato MPS in merito al CCL nella vendita, dove chiede una verifica indipendente delle condizioni per il conferimento dell’obbligatorietà generale

BELLINZONA - Polemica a distanza fra il leghista Massimiliano Robbiani e il deputato MPS Matteo Pronzini. Quest'ultimo ha inviato un'interrogazione al Consiglio di Stato chiedendo una verifica indipendente delle condizioni per il conferimento dell’obbligatorietà generale del CCL nella vendita. E Robbiani è sbottato attraverso Facebook, "Pronzini se tu non lavori...fai almeno lavorare chi lo vuole fare...capito mi hai??".

Si discute, infatti, delle procedure e alle condizioni per una sua dichiarazione di obbligatorietà generale del Contratto Collettivo di Lavoro per la vendita, firmato qualche mese fa.

"In particolare hanno creato dibattito le dichiarazioni della commissione paritetica (CP) creata nel quadro della stipulazione del CCL e dei risultati da essa ottenuti nell’ambito del censimento delle aziende dei commerci attivi in Ticino. Secondo la CP i commerci attivi in Ticino sarebbero circa 1'600 per un totale di 1'100 datori di lavoro (alcuni datori di lavoro posseggono più negozi), un numero nettamente inferiore a quello risultante da un’inchiesta precedente che indicava in 2'200 il numero dei negozi occupanti circa 12'000 dipendenti", ricorda Pronzini, che sottolinea come, "giustamente", una diminuzione del 30% degli esercizi commerciali abbia fatto rizzare le antenne al sindacato UNIA, "che ritiene poco affidabile questo dato e considera che esso sia stato in qualche modo “accomodato” onde consentire di raggiungere più facilmente uno dei quorum previsti per la dichiarazione di obbligatorietà generale. Non vi sono infatti dubbi che le parti contraenti abbiano un interesse a rendere più facili ed accessibili le condizione per la dichiarazione di obbligatorietà generale, cosa di per sé sostenibile, in particolare qualora questa richiesta vedesse coinvolto e consenziente tutto lo spettro delle organizzazioni dei lavoratori".

Che il CCL diventi obbligatorio, prosegue il deputato MPS, interessa a tutti, poiché ad esso è subordinata l'entrata in vigore della nuova legge sugli orari di apertura dei negozi, di cui potranno beneficiare sia i piccoli commerci che la grande distribuzione, ma anche il Cantone, "che è quindi parte interessata; di conseguenza potrebbero non esserci i presupposti affinché l’analisi e la verifica delle condizioni per la dichiarazione di obbligatorietà generale vengano svolte con la dovuta imparzialità. Situazione alla quale sicuramente fa riferimento la stessa legge federale summenzionata, la quale prevede la consultazione di periti".

Dunque, a seguito di questa particolare situazione, chiede al Consiglio di Stato:

"1. Non ritiene opportuno che l’organismo che affronterà la richiesta di dichiarazione di obbligatorietà generale del contratto cantonale della vendita, con riferimento all’art. 11 della Legge federale, faccia capo a periti indipendenti?
2. Non ritiene che questa valutazione debba investire tutte le condizioni previste dagli art. 1 e 2 della Legge federale, in particolare il fatto che i negozi che sono già firmatari di un proprio CCL (in particolare la grande distribuzione – COOP, Migros, ecc.) possano essere considerati come sottoposti al CCL visto che, la loro non è un’adesione al CCL, ma una semplice dichiarazione di adesione nella misura in cui nei loro CCL aziendali rispetterebbero “condizioni equivalenti”?".

E il leghista, dopo questo testo, ha postato un commento di esasperazione verso il collega di Gran Consiglio. Che però, forse, più che la politica riguarda il lavoro, dato che Robbiani è gerente di una filiale COOP...

Pronzini, da noi contattato, non ha voluto replicare.