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«Il Gottardo è una roulette russa: sai solo come e quando entri»

Simone Frattini ha assistito a un incidente mortale. “Ricordo lo scoppio della gomma e il turista morto sotto i miei occhi. Voterò sì, anche per il turismo in Ticino»

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LUCERNA – Parlare di sicurezza nel tunnel del Gottardo quando si è vissuta un’esperienza tragica è diverso che farlo a tavolino. Nel 2008, Simone Frattini assistette a un incidente mortale e anche a distanza di anni, il suo racconto è emozionato, come se fosse trasportato indietro nel tempo a quel terribile giorno.

«Stavo portando una macchina da collezione in Ticino, con le targhe di polizia. Era un’Alfa Romeo 75 America. Mi trovavo cinque auto dietro a un 40 tonnellate in direzione sud. Sotto al guidatore improvvisamente è scoppiata la gomma. Il boato fa paura, soprattutto nel tunnel: sembrava una bomba! Poi ho visto una nuvole, ho frenato e stavo per girare l’auto per scappare. Mi sono reso poi conto che la nuvola non era fumo ma polvere, così sono sceso e sono andato a vedere cos’è era successo». Il camion aveva sbattuto frontalmente contro la parete di sinistra, schiacciando un’auto con un turista tedesco. «Si vedeva la sua faccia, era un anziano, morto sul colpo. Il viso è divenuto subito grigio, ricordo. Sono stato il primo a chiamare i soccorsi e a far chiudere le entrate. Sono rimasto all’interno quatto ore, aspettando di poter fare inversione per uscire. L’accaduto mi ha scosso».

Ciò a cui ha assistito le ha lasciato uno strascico di paura a entrare nel tunnel?
«Ho molti chilometri sulle spalle, quindi sarei pronto a rifugiarmi in una nicchia in caso di necessità: ma sono troppo poche! Sarei anche pronto ad andare nell’altra corsia, rischiando due frontali; in quei casi si pensa a sopravvivere il più possibile. Quando entro nella galleria guardo da che parte ho il tunnel piccolo di emergenza, così se dovessi lasciare l’auto e rifugiarmi in una nicchia correrei verso il tunnel, e non rischierei di essere intrappolato o soffocato dal fumo. È un tunnel, quello del Gottardo, da cui si sa quando e come si entra ma non come e quando si esce. Lo percorro uno o due volte la settimana, e lo trovo destabilizzante».

Cosa ricorda maggiormente di quell’esperienza?
«Lo scoppio, assordante e la sensazione sgradevole che fosse successo qualcosa di grave e di non avere via di scampo. È stata la prima e unica volta in cui ho visto una persona morire di fronte ai miei occhi, molto brutto. Concordo col fatto di non sprecare i soldi, però al posto di quel turista tedesco potremmo esserci tutti noi, potrebbe capitare a un’auto con bambini, con dei cugini, degli zii, dei parenti, degli amici. È come giocare alla ruolette russa».

Pare di capire che lei sia favorevole al raddoppio… .
«Per ragioni di sicurezza. Dopo aver registrato un’intervista televisiva, sono tornato a casa a Lucerna attraverso il Seelisberg e c’era una corsia chiusa coi semafori, perché un’auto era stata scaraventata a metà sulla parete. Un guidatore aveva perso il controllo, ma non è rimasto ferito: se fosse successo al Gottardo, ci sarebbero stati di sicuro feriti gravi e magari morti, gravi danni, tunnel chiuso. Se guardiamo le statistiche, rispetto al Seelisberg ci sono stati circa 30 morti in più in 30 anni, che valore diamo a queste vite di differenza? Vorrei sottolineare qualcosa che nessuno dice mai… ».

Ci dica.
«Chi è contrario afferma che non bisogna aumentare la capacità del tunnel e sono d’accordo, ma non pensa che vada assicurata anche una capacità minima? Con un solo tubo a due direzioni ogni volta che c’è una panne il tunnel deve essere chiuso per far entrare i mezzi di emergenza. Nel 2014 veniva chiuso anche due volte al giorno, bisogna far sì che ci sia anche una capacità minima. Per me andrebbe bene anche dirottare una delle due direzioni sul Passo. Creerebbe turismo, anche ad Andermat e ci sarebbe una capacità minima di transito sulle Alpi, con il traffico commerciale sull’alta velocità».

Dopo quanto le è successo, quella del 28 febbraio è una votazione sentita per lei?
«Direi proprio di sì, e voterò “sì”. È facile dire di “no” se non si ha mai vissuto una brutta esperienza. Non vedo la soluzione con le stazioni di carico: se chiudessero il tunnel per tre anni, il Ticino lo possiamo dimenticare, il turismo sarebbe finito. Se ora c’è crisi, gli si darebbe un colpo definitivo».


Al San Gottardo come al Belchen

di Simone Gianini, Municipale PLR di Bellinzona

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Il prossimo 9 febbraio al Belchen sull’A2 nei pressi di Basilea è previsto l’avvio dei lavori di scavo di una terza galleria di risanamento senza aumento di capacità, volta a permettere il risanamento dei tunnel esistenti, monodirezionali e a due corsie. La legge sulla rete della strade nazionali prevede infatti al suo articolo 49 che “le strade nazionali e le loro installazioni tecniche sono mantenute […] in maniera da assicurare un traffico sicuro e spedito e mantenere per quanto possibile inalterata la viabilità”. Il nuovo tunnel servirà inoltre quale cunicolo di fuga e va così a migliorare la sicurezza di questa infrastruttura.

In altre parole, ecco un risanamento che verrà effettuato in Svizzera secondo le medesime modalità previste dal Consiglio federale per la galleria autostradale del San Gottardo: costruzione di una galleria parallela in cui far transitare i veicoli durante il risanamento di quella esistente per evitare il blocco del traffico (e l’isolamento economico del Cantone Ticino). Alla fine dei lavori, il numero di corsie aperte non aumenterà. Le corsie supplementari fungeranno infatti unicamente da vie di soccorso o alternative di transito in caso di interruzione del traffico nelle altre gallerie e saranno già a disposizione per i futuri risanamenti.

Per il tunnel del Belchen la decisione di risanamento è stata presa a livello amministrativo, senza coinvolgere Parlamento e Popolo svizzero, nonostante i costi al chilometro per il nuovo tubo siano notevolmente superiori rispetto al San Gottardo (maggior costo del 30%). Va rilevato che anche la galleria del Belchen si trova sull’A2 e dunque sull’asse Nord-Sud di transito delle merci.
Per il Belchen nessuno ha sollevato dubbi su questo modo di procedere. Mentre per il San Gottardo c’è addirittura chi si permette di tacciare il Consiglio federale di imbrogliare. Su questo punto occorre rilevare come il risanamento del San Gottardo sia l’unico risanamento in Svizzera deciso in una legge in senso formale, proprio per permettere al Parlamento prima e al popolo poi, di intervenire nella presa di decisione e iscrivere in una legge i principi che ne stanno alla base: nessun aumento delle corsie contemporaneamente aperte al traffico e applicazione del sistema di dosaggio ai due portali (il cosiddetto contagocce).

Inserendo nella legge quei principi che impediscono un aumento di traffico e di capacità al Gottardo, il Consiglio federale li ha pure messi al riparo da future decisioni dell’Amministrazione federale. Sì, perché per allentare quell’articolo di legge sul quale andremo a votare il prossimo 28 febbraio, oltre a una modifica della Costituzione, sarebbe necessaria una revisione della legge in cui è contenuto. Una sua modifica dovrà pertanto essere decisa in ogni caso dal Parlamento federale e tale decisione sarà referendabile (come ogni modifica di legge). L’ultima parola spetterà quindi sempre al Popolo. Una garanzia, quindi, anche per il futuro, prevista esplicitamente per il San Gottardo.

Questa ragione, oltre a tutte le altre già esposte in questa accesa campagna (aumento della sicurezza, coesione nazionale, collegamento affidabile e mantenimento del collegamento autostradale per il nostro Cantone anche durante la necessaria chiusura totale per permetterne il risanamento), rafforza il convincimento che è necessario dire sì il prossimo 28 febbraio. Anche il nostro Ticino ha diritto, come previsto dalla legge, a un sistema di mobilità “sicuro e spedito”. Anche noi siamo Svizzera! Non possiamo e non vogliamo dipendere da esperimenti ferroviari rocamboleschi e provvisori come quello previsto per i camion fra Biasca ed Erstfeld che, oltre a chiedere un ulteriore importante tributo di territorio pregiato del nostro fondovalle, ostacolerebbe pure il corretto funzionamento – e quindi l’attrattività – di AlpTransit come ferrovia ad alta velocità per le merci da confine a confine e per i passeggeri dal Ticino alla Svizzera interna e per questo inviso anche alle FFS e a diversi Municipi della regione, compreso quello di Bellinzona.

Simone Gianini, Municipale PLR di Bellinzona


L’autoadesivo pro Gottardo fa infuriare Durisch

Il socialista interroga il Consiglio di Stato in merito all’Associazione installatori elettricisti ticinesi. «Fatto increscioso: questi enti ricevono soldi pubblici per fare formazione»

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BELLINZONA – Un autoadesivo a favore del raddoppio del Gottardo inviati da una scuola che opera su mandato pubblico e che riceve il sostegno pubblico scatena la rabbia del PS.

Ivo Durisch ha inoltrato un’interrogazione al Consiglio di Stato dopo essere venuto a conoscenza del fatto che su «alcune lettere pervenute agli apprendisti installatori elettricisti inviate dall’Associazione installatori elettricisti ticinesi (AIET) con sede presso il Centro di formazione professionale di Gordola, lettere di convocazione dei corsi interaziendali, era incollato l’autoadesivo a favore del raddoppio del Gottardo».

Nel testo si parla di una votazione molto sentita, la cui battaglia sta ormai entrando nella fase decisiva. «Non abbiamo condiviso il regalo di due salametti “pro raddoppio” fatto dal Consiglio di Stato ai colleghi degli altri Cantoni Svizzeri, ma in questi giorni ci si è spinti oltre», attacca Durisch.

Il caso dell’AIET viene definito «increscioso. I corsi interaziendali sono parte integrante del sistema formativo della formazione professionale, organizzati dalle organizzazioni del mondo del lavoro su mandato pubblico e sostenuti con denaro pubblico. Il sistema formativo deve sviluppare nei suoi allievi uno spirito critico, ma non può prestarsi a propaganda per questa o quella tesi in vista di una votazione popolare. L’invio di una busta con autocollante di questa natura nel quadro dell’organizzazione dei corsi interaziendali non può quindi essere ammesso». Piuttosto, si potevano organizzare dei dibattiti fra favorevoli e contrari, per aiutare gli allievi a decidere che posizione assumere.

Ivo Durisch chiede al Consiglio di Stato se era a conoscenza del fatto, e se la risposta fosse no, se «è possibile essere informati sulle modalità e motivazioni che hanno portato a questo invio, su chi ne è stato responsabile e sull’eventuale diffusione della propaganda ad altri settori (altri gruppi di apprendisti e/o altre organizzazioni professionali che si occupano di formazione)».

Dato che le organizzazioni professionali adempiono al mandato di formazione con denaro pubblico, viene domandato qual è stato il loro finanziamento negli ultimi tre anni.
Come intende poi agire il Governo verso i responsabili dell’invio delle missive con l’autoadesivo? «Nel caso in cui l’invio non fosse stato fatto direttamente dall’AIET, da chi è stato fatto e la stessa era a conoscenza del fatto che si utilizzava l’invito ai corsi aziendali per fare propaganda a favore del raddoppio?», si conclude l’interrogazione.


Gottardo: i cinque errori capitali!

di Fabio Regazzi, onsigliere nazionale PPD e presidente di AITI

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Perché? Perché giocare sui destini sociali ed economici di un Cantone strumentalizzando un progetto con scenari bucolici riguardo la necessità di preservare le Alpi, facendo leva sulla salute dei cittadini, e mescolando argomenti e dati quando si tratta di sicurezza? Il progetto di completamento del tunnel del San Gottardo non è in antitesi con questo patrimonio naturalistico e neppure con la salute dei ticinesi. Ecco brevemente la lista dei principali ostacoli ideologici che potrebbero essere fatali al Gottardo.

Errore numero 1 – Chiudere costa meno di completare
Quanti di voi spenderebbero 1 milione di franchi per l’acquisto di una casa sapendo che tra 30 anni sarebbe da rifare? Nessuno. Per la soluzione prospettata dagli avversari del completamento del Gottardo si propone l’assurdità di spendere poco meno di 1 miliardo di franchi per una soluzione provvisoria, senza valore aggiunto, oltremodo complessa e rischiosa, da rifare ogni 30 anni. Il fatto che in tutto il resto della Svizzera ci si fa in quattro durante i risanamenti di strade nazionali per evitare anche il minimo intralcio al traffico (ultimo esempio in ordine di tempo il tunnel del Belchen che collega i cantoni di Soletta e Basilea) non sembra per nulla toccare chi osteggia la proposta in votazione il prossimo 28 febbraio, che in caso di rifiuto comporterebbe la chiusura per ben 3 anni del collegamento stradale che lega il Ticino alla Svizzera e all’Europa mettendo in ginocchio un’economia cantonale già confrontata con molti problemi.

Errore numero 2 – L’inquinamento nel Sottoceneri
Veniamo alle altre strumentalizzazioni, che chiamano in causa l’ambiente e la salute.
Gli oppositori al tunnel, mettendo giustamente in evidenza la situazione preoccupante del Sottoceneri e in particolare del Mendrisiotto, indicando che le soglie di guardia dell’inquinamento vengono regolarmente superate soprattutto in periodi secchi come quello degli ultimi mesi. Non sorprende, se guardiamo un po’ di cifre vediamo che ogni giorno a Grancia passano quasi 70’000 veicoli a Mendrisio quasi 60’000, sulla strada cantonale a Quartino circa 30’000, ad Arbedo Castione 22’000, sul nuovo ponte della Maggia 34’000 e tra Agno e Ponte Tresa 27’000. Gli oppositori dimenticano di dire che sotto il Gottardo circolano solo 17’000 veicoli al giorno (transiti che negli ultimi 15 anni si sono ridotti del 7%!), meno che in via Stazione a Muralto. E sapendo che solo poco più un quarto del traffico al Gottardo è in transito, possiamo dire solo con certezza che dei 70’000 veicoli che inquinano a Grancia, forse 4’500 passano anche dal Gottardo. Dunque, del traffico nel Sottoceneri possiamo mediamente ricondurre solo il 6% al Gottardo.

Errore numero 3 – Aumento di capacità
Per corroborare il loro scenario apocalittico, gli oppositori devono ovviamente supporre che la galleria di risanamento contribuisca al raddoppio delle corsie, malgrado la Costituzione lo vieti e Berna ha creato leggi apposite per ancorare il concetto in modo ancor più chiaro e inequivocabile. Con questi presupposti, insinuare che si potrà tranquillamente derogare a tale disposizione rappresenta un maldestro processo alle intenzioni che non fa onore agli iniziativisti. A scanso di equivoci solo il popolo potrà modificare le regole del gioco e, per quanto mi riguarda, non sosterrò in ogni caso proposte volte ad aumentare la capacità.

Errore numero 4 – Già oggi la galleria del Gottardo è sicura
Con grande disinvoltura gli oppositori affermano che la galleria del Gottardo è sicura. Che dire allora del bilancio di 37 morti dal 1980 contro i 9 morti del tunnel bidirezionale del Seelisberg aperto lo stesso anno? Per non parlare del numero di chiusure per panne e incendi, ben 176 solo nel 2013. Basterebbe che un solo di questi eventi riproduca le modalità dell’incendio del 2001 e sarà di nuovo tragedia. Con 385 milioni di incroci all’anno il Gottardo è una bomba ad orologeria! Non è macabro terrorismo ma semplice calcolo delle probabilità.

Errore numero 5 – Il ritornello di Alptransit
Termino con il ritornello trito e ritrito – e molto ideologico – sull’”occasione di Alptransit”. Ci mancherebbe che non lo sia, ma come più volte dimostrato Alptransit, oltre a non disporre di capacità infinite, non è in grado di rispondere a un certo tipo di esigenze (traffico su brevi distanze, lotti di trasporti piccoli e imprevedibilità del trasporto) garantito oggi dalla strada. Con una quota di mercato nel traffico merci transalpino del 74% la ferrovia la fa già da padrona (in Austria e Francia questa quota è del 31, rispettivamente del 7%!). Dunque, con il risanamento del tunnel del Gottardo Alptransit proprio non c’entra, se non in misura marginale.

Concludo. È lecito opporsi ad una galleria di risanamento del Gottardo, ma non argomentare con processi alle intenzioni e con queste falsità, somministrate a palate ai cittadini. La speranza è che l’onestà argomentativa prevalga in occasione del responso popolare il 28 febbraio prossimo. Una decisione da cui dipenderà il futuro del nostro collegamento con la Svizzera interna, e con esso anche il futuro di tutta la nostra economia e dei numerosi posti di lavoro che essa assicura.

Fabio Regazzi, onsigliere nazionale PPD e presidente di AITI


Quante imprecisioni sul Gottardo!

di Greta Gysin

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L’appello per il raddoppio del Gottardo sottoscritto da 60 deputati al Gran Consiglio stupisce non solo per i toni irrispettosi – qualcuno li ha descritti come “a metà strada tra il tifo da stadio e il commento da social” – ma anche per le molte inesattezze. Sorvolando sui toni, mi preme soffermarmi sul contenuto analizzando punto per punto gli argomenti dell’appello. Per farlo mi baso su studi e prese di posizione della Confederazione:

1- Non del tutto vero che il risanamento è indispensabile – la galleria si trova infatti in uno stato molto migliore di quanto non si credesse: fino al 2035 può essere transitata con lavori minimi, senza chiusura e con costi contenuti;

2- Falso, la chiusura non sarebbe estremamente penalizzante per tutta l’economia del cantone – un’analisi giunge alla conclusione opposta: “le ripercussioni positive che si avranno nel settore edile supereranno nel complesso gli effetti negativi sul turismo e sulle imprese di trasporto”;

3- Falso, non è vero che non sono mai state presentate alternative – la chiusura serve solo per il rifacimento della soletta intermedia, che però non è messa così male (cfr. punto 1): l’alternativa migliore sarebbe rinunciare a quest’opera che spiana la strada ai gigaliner da 60t. Se si volesse comunque alzare la soletta, le alternative ci sono e le indica lo stesso consiglio federale, definendole attuabili, attrattive ed economiche;

4- Vero, Apltransit non è stata concepita per essere l’unica via di collegamento fra il nord e il sud – infatti la NEAT non sarà mai, nemmeno con un’eventuale chiusura per risanamento del Gottardo, l’unica via per raggiungere la Svizzera interna: ci sono diverse valide alternative su strada e su rotaia;

5- Falso, la chiusura del Gottardo non sarebbe uno “strangolamento economico” per la Leventina – cfr. studio di cui al punto 2. Tra l’altro le eventuali stazioni di trasbordo porterebbero in valle posti di lavoro;

6- Falso, l’autostrada viaggiante da Biasca non lede la Costituzione – per il semplice fatto che si dimentica che nel 2013 il Parlamento ha avallato la realizzazione del corridoio di 4 metri lungo tutta l’asse nord-sud. Le merci in transito, che corrispondono al 73%, potranno quindi essere caricate da confine a confine. Biasca servirà solo per i transiti interni e quelli import/export;

7- Vero “nessuno sa dire fin dove arriverebbero le colonne dei TIR, in caso di problemi al carico sui treni-navetta” – come è vero che non si sanno tante altre cose: ad esempio quanti TIR sceglieranno la via del Gottardo perché più breve rispetto al Brennero, quando arriveranno i TIR da 60t e quando, conseguentemente alle pressioni europee e/o interne, verranno aperte le quattro corsie.

I “dati di fatto incontrovertibili”, come vengono definiti nell’appello, non reggono… la prova dei fatti. Conclusione: i 60 deputati non convincono, anche perché, considerate le molte imprecisioni, sorge il dubbio che non conoscano il dossier che chiedono così veementemente di sostenere. Voterò “no” con ancora più convinzione.

Greta Gysin


Gottardo, risaniamolo evitando l’isolamento

di Giovanni Merlini, consigliere nazionale PLR

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Nel 2000 hanno attraversato le Alpi svizzere 1,4 milioni di autocarri, mentre nel 2014 «solo» 1,03 milioni. Benché l’obbiettivo di 650.000 autocarri all’anno sia ancora lontano, il graduale trasferimento delle merci dalla gomma alla rotaia, voluto dall’Iniziativa per la protezione delle Alpi, funziona bene. La volontà politica a tal proposito è chiara e consolidata. Il quesito è allora: che cosa abbiamo fatto a Berna per continuare a proteggere le Alpi, quando il 26 settembre 2015 abbiamo approvato il progetto di risanamento della galleria autostradale del San Gottardo, previo un secondo traforo? Ci siamo cautelati, modificando così la legge federale sul transito stradale nella regione alpina (LTS): «La costruzione di una seconda canna della galleria autostradale del San Gottardo è consentita. La capacità della galleria non può tuttavia essere aumentata. In ciascuna canna può essere in esercizio una sola corsia di marcia; qualora sia aperta al traffico soltanto una delle due canne, al suo interno i veicoli possono circolare su due corsie, una per direzione. Per il transito del traffico pesante attraverso la galleria è predisposto un sistema di dosaggio. L’Ufficio federale delle strade stabilisce una distanza minima tra gli autoveicoli pesanti adibiti al trasporto di merci» (Art. 3a cpv. 1,2,3). Con queste restrizioni, il legislatore ha dimostrato di voler scongiurare qualsiasi ipotesi di elusione dell’art. 84 cpv. 3 della Costituzione federale sulla protezione delle Alpi. Questo, e non un altro, è il testo di legge su cui saremo chiamati a pronunciarci il prossimo 28 febbraio. Chi lo approva vota sì, chi ne dissente vota no.

I contrari danno per scontato che il Consiglio federale aggirerà le precauzioni del Parlamento a suon di ordinanza, su pressione europea. Non succederà. Recentemente la signora Violeta Bulk, responsabile dei trasporti terrestri della Commissione europea, ha confermato per scritto le dichiarazioni del suo predecessore all’attenzione della consigliera federale Doris Leuthard: l’UE condivide e rispetta l’opzione elvetica a favore della tutela delle Alpi e la rinuncia ad aumentare la capacità di transito al San Gottardo. La commissaria europea ha pure precisato che l’UE considera la limitazione decisa dal nostro Parlamento federale del tutto compatibile con l’Accordo bilaterale sui trasporti terresti. Non vi è dunque alcun motivo per temere «furbate» da parte di Berna e non vi è alcun interesse a modificare la rotta della politica svizzera dei trasporti a medio-lungo termine.

La galleria attuale, con un’unica canna troppo stretta e lunga quasi 17 km, conta poco meno di 6 milioni di transiti all’anno. Per il cantone Ticino è una sorta di cordone ombelicale che garantisce il collegamento con il resto della Confederazione, soprattutto in caso di incidente sulla tratta ferroviaria, come accade purtroppo sempre più spesso, l’ultima volta lo sorso 18 dicembre a Bodio. Il risanamento della galleria, come ha ricordato negli scorsi giorni a Lugano il vicedirettore dell’USTRA, va fatto indipendentemente dall’esito della votazione popolare. Si tratta di interventi strutturali (per esempio il rifacimento della soletta intermedia e la ricostruzione della volta interna) e di opere di adeguamento e miglioria (per esempio il rinnovamento del sistema di ventilazione) che richiedono la chiusura totale della galleria. Non si potrà attendere ancora un altro trentennio, affidandosi a qualche intervento poco più che cosmetico, come qualcuno vorrebbe farci credere. La scelta politica è dunque tra un risanamento (che avrà inizio tra una quindicina d’anni e durerà circa tre anni) durante il quale non sarà dato alcun collegamento autostradale con il resto del Paese, oppure un risanamento con possibilità garantita di transito e quindi senza isolamento, grazie alla nuova canna che nel frattempo sarà a disposizione. Nel secondo caso, per un cantone periferico come il Ticino i vantaggi sono manifesti. Presuppongono sì un investimento complessivo di circa 2,8 miliardi di franchi, ma si tratta di un investimento sostenibile per un’opera che gioverà anche alle prossime generazioni e che consentirà, una volta ultimato il risanamento, di viaggiare senza traffico in senso opposto, riducendo drasticamente il rischio di collisioni. Non altrettanto si può invece dire della variante senza un secondo traforo e con quattro stazioni di trasbordo (due per le automobili e due per gli automezzi pesanti) che andrebbero smantellate a risanamento compiuto, per poi essere nuovamente approntate dopo un ulteriore trentennio di esercizio della galleria, in previsione del successivo risanamento. Sarebbero, questi sì, soldi gettati al vento (tra 1,4 e 1,7 miliardi) con l’imperdonabile aggravante di un enorme spreco di territorio. Dunque, votiamo sì al risanamento con un secondo traforo.

Giovanni Merlini, consigliere nazionale PLR


Curare i sintomi o le cause? Alberi, Gottardo, malattie.

di Melitta Jalkanen, Ruvigliana (I Verdi)

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Alberi tagliati, il raddoppio del Gottardo e il raffreddore.
Un magnifico albero in città dona ombra e aria, contribuisce alla salute di generazioni di umani, giorno e notte.

Comincia ad avere qualche ramo secco. Si teme che possa cadere in testa a qualcuno, quindi lo si elimina. “Così siamo al sicuro”.
Ci sono incidenti nella galleria del San Gottardo. Meno che su altre tratte, in galleria o a cielo aperto, ma il rogo fa spettacolo, fa paura. Si raddoppia la galleria. “Così siamo al sicuro”.

Mal di gola ? Antibiotici al primo starnuto. I sintomi spariscono. “Siamo al sicuro”.
Peccato che la fretta per far sparire i sintomi, rischia di aggravare le cause.
L’uso eccessivo di farmaci ha sviluppato microbi ormai resistenti a ogni terapia nota alla medicina. Malattie banali tornano ad essere pericolose.
Il rogo in galleria fa paura. Le migliaia di morti che non vengono filmate, morti su strisce pedonali, o alla chetichella in un letto di ospedale, per le molteplici, gravi malattie dovute all’inquinamento, non fanno spettacolo.

Fa paura pensare che un ramo possa cadere in testa a una persona, e magari daranno la colpa a chi è responsabile del verde pubblico. Ma in realtà quanti incidenti ci sono stati, per alberi, negli ultimi cent’anni a Lugano ? (In paragone, quanti morti sulle strisce pedonali…) Quanti morti nella galleria del San Gottardo e quanti su altre tratte di strada? Vale di più un morto in galleria che uno morto altrove?

L’albero ci dona aria, salute, qualità di vita, con ogni respiro che facciamo, giorno e notte. Questo è sicuro, misurabile, calcolabile.
L’evenienza di un incidente è possibile ma poco probabile.
Lo stesso ragionamento si dovrebbe applicare in tutti gli ambiti in nostra gestione. Non farci ingannare dalle paure, dalle emozioni, ma conoscere le cifre, valutare vantaggi e svantaggi.

A volte la cura è più dannosa della malattia.

Melitta Jalkanen, Ruvigliana (I Verdi)


«Fermate la votazione sul Gottardo»

Domenico Zucchetti chiede al Consiglio di Stato di bloccare la votazione sul Gottardo

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MASSAGNO – Un ricorso al Consiglio di Stato per bloccare la votazione sul risanamento del tunnel del San Gottardo, prevista il prossimo 28 febbraio. Ad inoltrarlo negli scorsi giorni è stato Domenico Zucchetti.

«Recenti analisi tecniche fatte alla galleria del Gottardo hanno mostrato che, applicando uno strato protettivo sul soffitto della galleria (soletta intermedia), si riesce ad arrestare completamente la corrosione e a evitare di chiudere la galleria per tre anni», spiega Zucchetti. «L’Assemblea federale ha però deciso che, per risanare la galleria, si deve costruire prima un secondo tunnel e poi abbattere e rifare la soletta di quello esistente».

La vicenda parte da un dibattito pubblico organizzato negli scorsi giorni a Massagno, in cui era presente un funzionario dell’USTRA, l’ufficio federale delle strade. Secondo Zucchetti «per seguire una norma inflessibile e in violazione delle altre norme, stiano dando in modo sistematico ai cittadini e ai media svizzeri informazioni non più attuali, totalmente superate dagli eventi, che impediscono alle persone di formarsi un giudizio corretto della situazione».

Da qui il ricorso, chiedendo l’intervento del governo cantonale «perché i Consiglieri federali e i funzionari dell’amministrazione, in questa situazione molto particolare, siano liberati dall’obbligo di attenersi a quando deciso dall’Assemblea federale, e possano fornire ai cittadini e media svizzeri un’informazione obiettiva, completa e trasparente. Ho anche fatto presente che a breve i cittadini riceveranno il materiale di voto e cominceranno a votare, motivo per cui non è più possibile fare arrivare alle persone in tempo utile un’informazione obiettiva. Ho perciò chiesto al Consiglio di Stato di sospendere la votazione».


Gottardo: Aeschlimann e Duca in fuorigioco

di Andrea Ghisletta

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Il Ticino è terra di passione hockeystica e Ambrì Piotta e Lugano non hanno rivali nel nostro Cantone nell’infiammare i cuori dei numerosi tifosi – compreso il sottoscritto – con le loro gesta e la loro storia. Molto meno passionale è per me l’impegno di alcune figure di spicco dei due club per un secondo tubo al San Gottardo.

Jean Jacques Aeschlimann, ex giocatore e attuale dirigente bianconero, si ritrova a spiegare in un video promosso dai raddoppisti le difficoltà che ci sarebbero nel dover prendere vie alternative come il San Bernardino per recarsi in trasferta. Il capitano dell’Ambrì Paolo Duca ricorda invece la chiusura in seguito al tragico incidente del 2001 e teme l’isolamento del Ticino dalla Svizzera.

Desidero ora spiegare ad Aeschlimann e Duca perché ritengo che le loro esternazioni siano inesatte e rassicurarli: anche in caso di riuscita del referendum, potranno continuare a praticare senza stravolgimenti il loro splendido lavoro.

Infatti l’ultimo rapporto dell’USTRA dell’11 novembre 2015 segnala che le operazioni di risanamento alla galleria del Gottardo, alla luce delle nuove sorprendenti misurazioni, potranno essere eseguite con normali chiusure notturne fino almeno al 2035 e con un costo di soli 126 milioni di franchi! Non sarà inoltre necessario alzare la soletta del tunnel di 30 centimetri, poiché il Ticino non ha alcun interesse a far passare meglio e in maggior numero i TIR europei.

Gli esperti di RailValley sostengono addirittura che nessuna chiusura sarà necessaria e che il risanamento può essere effettuato con soli 250 milioni di franchi.

Se, e sottolineo se, ci dovranno essere brevi chiusure invernali, il collegamento tra Sud e Nord della Svizzera resterà comunque garantito. Bus e auto di tifosi e beniamini potranno trovare spazio sulle strutture di trasbordo ad Airolo e Göschenen, forti di una capacità di 800 veicoli all’ora in ogni direzione. Tale capacità è praticamente la stessa delle auto in transito oggigiorno nella galleria autostradale (per i camion sono previste le stazioni di trasbordo a Erstfeld e Biasca e a Chiasso e Basilea). Inoltre si potrà comodamente viaggiare con il treno: i numerosi tifosi biancoblu provenienti dal Canton Uri potranno per esempio posteggiare a Göschenen (dove è già previsto un maxi parcheggio per gli impianti sciistici di Andermatt), per poi recarsi comodamente alla partita in treno. Una situazione quindi parecchio diversa da quella del 2001, quando la chiusura dell’asse Nord-Sud era stata inaspettata. Il Ticino rimarrà perciò ben accessibile sia in treno che con gli autoveicoli, quindi non sarà isolato!
Il raddoppio è di gran lunga la soluzione più costosa e avrebbe un pesante impatto ambientale. L’esperto di economia del traffico Markus Maibach stima che il 30% dei transiti del Brennero potrebbero passare al Gottardo nei prossimi anni, in particolare con un secondo tubo, mentre lo studio Senozon prevede un peggioramento degli imbottigliamenti sia in Ticino che in Svizzera interna.

Serve dunque votare “no” al raddoppio, per non lasciare alle generazioni future un Ticino sconquassato territorialmente e inquinato lungo l’A2, non solo da Chiasso a Lugano, ma anche fino a Bellinzona e su su fino in Leventina.

Andrea Ghisletta


Gottardo, che passione! E lo scontro diventa epico

Grande dibattito fra Alex Farinelli e Jon Pult, ma anche fra Anna Biscossa e… babbo Farinelli

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LUGANO – Molteplici dibattiti pubblici stanno animando la campagna sulla votazione sul risanamento della galleria autostradale del San Gottardo. E la tematica sta accendendo gli animi, che si “scannano” sulle opzioni in gioco. Ultimo in ordine di tempo quello organizzato ieri da “Orizzonte Verde” all’USI di Lugano. Molto vivace lo scambio di argomenti e battute fra il capogruppo PLR, Alex Farinelli, e il presidente dell’Iniziativa delle Alpi, il grigionese Jon Pult, affiancati da un lato dall’avvocato Michele Rossi e dall’altro da Stefan Krebser.

Anche fra il pubblico gli spunti non sono mancati. Probabilmente la stragrande maggioranza dei presenti già sapeva cosa voterà il prossimo 28 febbraio, ma il dibattito è stato particolarmente gustoso. Sarà perché il Gottardo è una montagna simbolo per la Svizzera, sarà perché alcuni reputano sia in gioco la politica dei trasporti elvetica, o sarà perché altri reputano che attualmente bisogna “farsi il segno della croce” prima di attraversare il tunnel. Da annotare fra il pubblico il battibecco fra l’ex presidente socialista Anna Biscossa e babbo Farinelli, non meno agguerrito del figlio… .



Due tubi al Gottardo? «Nessuna conseguenza per la salute»

Dopo lo scambio di accuse e contro accuse sui social fra Regazzi, Beltraminelli e Bang, il fronte favorevole tira fuori i medici favorevoli alla “galleria di risanamento”

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BELLINZONA – La questione del raddoppio del tunnel autostradale del San Gottardo (o tunnel di risanamento, che dir si voglia) sta impazzando in Canton Ticino. Ieri sera due animatissimi dibattiti a Mendrisio e a Massagno, nei giorni scorsi lo scambio di accuse sulla qualità dell’aria fra il consigliere nazionale Fabio Regazzi e il granconsigliere Henrik Bang, bagarre a cui si era poi aggiunto il ministro Paolo Beltraminelli. Il fronte dei contrari fra i suoi cavalli di battaglia ha la tematica della salute, con il timore che un ( presunto) aumento del traffico potrebbe incidere sulla qualità dell’aria nel Cantone. E ora spuntano i medici che invece sono favorevoli al raddoppio, perché «non avrà nessuna conseguenza per la salute dei cittadini».

«Il progetto di risanamento non prevede infatti nessun aumento di capacità e quindi di traffico. L’alternativa, le stazioni di trasbordo, causerebbero invece lunghe code di veicoli con i motori accesi in attesa di essere caricati sui treni navetta. La realizzazione di un secondo tunnel al San Gottardo è la migliore soluzione sia per l’ambiente sia per la salute». Questa in sostanza la tesi sostenuta fra l’altro dal dottor Tiziano Mocetti, secondo cui «la realizzazione di un secondo tunnel, senza aumento delle capacità non avrà delle conseguenze negative sullo stato di salute della popolazione».

Una tesi sostenuta anche in uno studio del TCS, firmato dal dottor Marco Varini, per il quale «la galleria di risanamento, come prevista dal Consiglio federale e senza aumento delle capacità di traffico, non avrà nessun impatto sull’incidenza dei tumori nella popolazione ticinese».


Il tunnel del San Gottardo e l’autostrada dei dati, paure diverse?

di Matteo Quadranti, granconsigliere PLR

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La Commissione europea ha inserito nella sua Agenda Digitale UE per il 2020, la copertura di tutte le economie domestiche con almeno 30Mbps di banda, di cui la metà con almeno 100Mbps. Il Consiglio federale nel 2014 ha modificato una norma sulle telecomunicazioni per raddoppiare la velocità minima del collegamento, ha pubblicato “l’Atlante della banda larga” e la guida “Verso l’autostrada dell’informazione” (www.atlantebandalarga.ch; www.bandaultralarga.ch/it/ ). Il mondo parla già di “banda ultra larga” necessaria alle nuove reti mobili (da 4G a 5G), più affidabili, più vicine alle utenze di cui si avvantaggeranno i trasporti, le fabbriche dell’industria 4.0, l’agricoltura, la pubblica amministrazione. Dietro il 5G si sostiene ci sia il piano di trasformazione di un intero Paese. La Svizzera risulta al primo posto dei paesi OCSE per il numero di collegamenti a banda larga (non ancora “ultra”) ogni 100 abitanti, con un tasso di penetrazione prossimo al 45%. Questo dato scende molto sotto la media OCSE se si considerano soltanto i collegamenti in fibra ottica laddove esiste un divario marcato tra la Svizzera e gli altri paesi OCSE per quanto riguarda l’estensione della rete fino all’interno degli edifici. Questo potrebbe portare a un “divario digitale” tra il nostro paese e il contesto internazionale e addirittura all’interno dei nostri stessi confini. Il nostro Cantone occupa l’ultima posizione tra le regioni svizzere per quanto riguarda l’accesso alla banda larga (69% delle utenze). Sebbene molte zone urbane e alcune periferiche beneficino di una connessione ad alta velocità, alcune aree lontane dagli agglomerati non possono accedere ai pacchetti internet-telefono-TV. Gli investimenti privati in telecomunicazioni sono più redditizi nelle aree densamente popolate (60/70%). Per questa ragione si tratterebbe di colmare il divario mediante una strategia, un progetto, una task force cantonale (Enti pubblici, distributori di energia e operatori di telecomunicazioni) per giungere al finanziamento dell’infrastruttura: ca. 900 milioni di cui il contributo del Cantone potrebbe variare tra il 10 e il 20%, tra 8.3 e i 16.6 milioni di franchi annui. Sempre meno di ciò che spendiamo per la manutenzione di strade e sostegno al trasporto pubblico. Con un intervento cantonale, e lo stesso governo – sostenuto da uno studio specialistico – lo riconosce, si può stimare un’accelerazione infrastrutturale di almeno 5-10 anni nelle zone periferiche. Sempre il Governo sottolinea che la finestra di opportunità per effettuare questo investimento infrastrutturale generazionale si apre ora (2015) e potrebbe risultare più difficile colmare la lacuna in futuro. Sempre rispondendo a due mozioni del 2013 del gruppo parlamentare PLR sul tema della fibra ottica, della banda larga – insomma, dell’autostrada dei dati – quale progetto infrastrutturale fondamentale per il nostro futuro, il Governo (cfr. messaggi no. 6831 e 7034) scrive che: (1) dopo lo sviluppo della rete telefonica universale, il passaggio dall’analogico al digitale si è andati verso il protocollo internet (IP) e l’integrazione di reti mobili e fisse; (2) le reti fisse tradizionali soffriranno importanti limitazioni nell’offerta e nella richiesta di servizi innovativi e avanzati tra cui: comunicazioni in tempo reale e videoconferenze, telelavoro, telepresenza, cloud computing e stoccaggio dati, servizi finanziari, internet of things, domotica, smart-grid, government e e-health; (3) l’investimento in una rete FTTH garantirebbe un notevole impatto di carattere economico e sociale con vantaggi tipo: investimento infrastrutturale generazionale, caratteristiche tecniche superiori e capaci di rispondere alle sfide future, vantaggi concorrenziali economici, turistici attrattivi per privati, aziende, poli tecnologici e di marketing territoriale, impatto ambientale positivo, ricadute economiche positive anche per i valori immobiliari; (4) un investimento pubblico e generazionale nell’infrastruttura, è strategicamente fondamentale per uno sviluppo omogeneo del nostro Cantone; (5) è un compito della politica valutare l’opportunità d’incoraggiare o meno lo sviluppo delle reti, la tecnologia del futuro, in un discorso di servizio universale.

Dopo tutte queste determinanti, positive e strategiche premesse, il Consiglio di Stato però conclude le oltre 20 pagine di messaggio, sorprendentemente e in tre righe, dicendosi contrario a un intervento del Cantone in questo ambito lasciandolo al solo settore privato. Ciò dopo aver riconosciuto che l’intervento dell’ente pubblico sarebbe fondamentale. Ha quindi ragione il presidente PLR Rocco Cattaneo quando scrive “sguardo al futuro assente” da parte del governo. Il gruppo PLR, partendo da constatazioni poi confermate dallo studio strategico del Cantone, insiste e punta a disporre al più presto di adeguate autostrade dei dati quale indubbio vantaggio territoriale e fattore di successo per l’intero Cantone. La vera sfida del XXI secolo sono le reti di trasporto e comunicazione dei dati come lo furono in passato la rete ferroviaria (oggi ancora con AlpTransit) e poi autostradale per collegare il Cantone al resto della Svizzera e del Mondo. Da sempre trasporti e comunicazioni sono andati a braccetto col progresso e i cambiamenti nelle relazioni sociali. Non disporre di capacità di banda significa rimanere isolati ed arretrati. La chiusura del tunnel autostradale del San Gottardo per cui si è disposti a spendere milioni, ha generato un fervido dibattito e energie importanti che purtroppo l’isolamento o ritardo telematico del Ticino non pare suscitare. Eppure gli interessi economici dell’autostrada dei dati saranno altrettanto se non più importanti.

Matteo Quadranti, granconsigliere PLR


Col raddoppio del Gottardo su i premi di cassa malati

di Sinue Bernasconi, membro Giovani Per la Sostenibilità

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Riguardo alla moratoria sugli studi medici Beltraminelli afferma che “è dimostrato che più c’è offerta sanitaria, più aumenta la domanda e la spesa”. Giustissimo. Lo stesso ragionamento vale però per l’aumento dell’offerta in ambito stradale: laddove si costruiscono strade (salvo rare eccezioni) il traffico aumenta. Forti di questa illuminazione partorita per analogia, dovremmo quindi concludere che, come l’apertura di studi medici sia corresponsabile dell’aumento della spesa sanitaria, anche il potenziamento dell’infrastruttura stradale (travestito da risanamento) provocherà, nel medio-lungo termine, un aumento del traffico in Ticino. Prospettiva non felicissima, se pensiamo che l’anno scorso, nel Mendrisiotto, i valori delle polveri fini (PM10) hanno superato abbondantemente i limiti fissati dalla legge durante 10 mesi. Nel solo mese di agosto il limite per la concentrazione d’ozono è stato superato 400 volte (soglia che, per legge, dovrebbe essere superata al massimo una volta…all’anno!). Tutta la popolazione del Sottoceneri ne risente, essendo esposta a concentrazioni medie annuali di PM10 superiori di 10 μg/m3 rispetto alla media svizzera. Potrà sembrare una differenza insignificante, eppure è scientificamente dimostrato che un aumento di 10 μg/m3 delle concentrazione medie annue di PM10 genera un incremento dell’incidenza delle patologie dell’84%, mortalità compresa. Preoccupante è pure il fatto che, nonostante la Svizzera italiana sia la regione con il minor tasso di fumatori, in Ticino l’incidenza dei tumori polmonari sia tra le più elevate in Svizzera.

L’inquinamento genera pure ingenti costi, sia per i cittadini che per lo Stato: secondo l’UFAM (Ufficio federale dell’ambiente), ogni anno in Svizzera l’inquinamento genera spese per oltre 5 miliardi di franchi. Se tutta la popolazione elvetica fosse esposta alle concentrazioni di PM10 riscontrabili nel Sottoceneri, la spesa sanitaria attribuiti all’inquinamento atmosferico lieviterebbero a circa 9,2 miliardi di franchi. In futuro, se non interveniamo tempestivamente finanziando progetti e misure volti alla riduzione del traffico stradale, inquinamento e stress contribuiranno sempre più al rincaro dei premi di cassa malati e al deterioramento della nostra qualità di vita.

Ho corso ben volentieri qualche settimana fa a fianco di Beltraminelli, durante una gara di beneficenza lungo il tracciato Mendrisio-Tremona-Arzo. Una 10 chilometri ostica, boccheggiando tra l’inquinamento e il traffico, ormai tristi caratteristiche del fu Magnifico borgo. Sono rimasto deluso. Pensavo che un’esperienza del genere marcasse e facesse riflettere il nostro Consigliere di Stato riguardo alla già critica situazione che vivono i momò ogni giorno, tra traffico, inquinamento e stress cronici. Così non è stato, per il momento… .

Si capacita il nostro Direttore del Dipartimento della sanità e della socialità che sostenendo il Raddoppio del Gottardo si rende corresponsabile dell’aumento dei premi di cassa malati per le future generazioni? Nel 2016, i premi aumenteranno mediamente nel nostro Cantone del 4,3%. Vogliamo pagare ancora di più per la nostra salute, che sempre più sta diventando un lusso? Vogliamo davvero porre la basi per un aumento del traffico in Ticino, contribuendo così all’aumento dell’incidenza di malattie cardiovascolari, respiratorie e tumorali?

In un Cantone in cui colonne e stress sono ormai consuetudine, come pure la fatica nel far quadrare i conti a fine mese, la politica dovrebbe dare un chiaro segnale ai propri cittadini: riduciamo l’inquinamento e lo stress causati dal traffico e – di riflesso – freniamo l’aumento dei premi di cassa malati. Il 28 febbraio votiamo la qualità di vita…anche per le nostre tasche!

Sinue Bernasconi, membro Giovani Per la Sostenibilità e studente in Psicologia clinica


Raddoppio del Gottardo, le FFS dicono sì

La prese di posizione però non è piaciuta a molti. «Non sanno contare». E l’Iniziativa delle Alpi accusa Leuthard di aver fatto pressioni per avere il sostegno

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BERNA – Il raddoppio del Gottardo incassa un importante sì, quello delle FFS. Secondo le Ferrovie Federali Svizzere i binari e la strada non sono affatto in competizione e possono andare a braccetto.

Lo ha detto un portavoce al Sonntagsblick di ieri, affermando come «l’obiettivo di trasferire le merci su rotaia, sottoscritto sia in Svizzera che a livello europeo, resta intatto», e come il raddoppio permetterebbe una soluzione a lungo termine, evitando chiusure totali del collegamento, sia al momento sia in un futuro.

La presa di posizione ha suscitato numerose polemiche, in particolare da parte del presidente dell’Iniziativa delle Alpi Jon Pult, che ritiene che la ministra dei trasporti Doris Leuthard abbia esercitato pressioni sulle FFS per ottenere il loro sostegno.
«Queste sono scemenze» ha ribattuto con decisione il portavoce del Dipartimento Dominque Bugnon.

Contrario al sì delle FFS anche Kurt Schreiber di Pro Bahn, che si dice indignato. «Le FFS ammettono così di non voler appoggiare il trasferimento su rotaia al San Gottardo».

Sulla stessa lunghezza d’onda la presidente dell’Associazione traffico e ambiente (ATA), la consigliera nazionale socialista Evi Allemann. A suo avviso, le Ferrovie devono il loro sviluppo al trasferimento delle merci su rotaia, e dimostrano di non saper contare.

Anche il commercio al dettaglio svizzero è a favore del sì: la comunità di interessi che riunisce Migros, Coop, Denner e Manor teme che senza il raddoppio sarebbe difficile il rifornimento soprattutto verso il Ticino, ed anche Swiss Retail Federation, che raduna ditte come Aldi, Ikea e Lidl, concorda.