Un’altra bandiera viene ammainata. Il Lugano non rinnova il contratto di Hirschi

Da 14 anni in bianconero, l’anno prossimo non sarà più sul ghiaccio. La società gli offre un posto da allenatore, lui prende tempo, e i tifosi sono divisi

LUGANO - Le bandiere, si sa, nello sport esistono sempre meno. Un giocatore cambia maglia spesso, cercando la scalata, il prestigio, il guadagno, oppure accetta di tornare indietro, per ridare slancio alla carriera. Se una volta si iniziava e si finiva con gli stessi colori addosso, ora è raro.

Non è una carriera intera, ma 14 anni di sicuro non sono pochi. E se si pensa che nell'hockey siamo abituati a vedere giocatori che per un mese giocano con una squadra e poi, come se nulla fosse, due giorni dopo affrontano gli ex compagni con un'altra maglia, oppure che scendono in campo poche ore dopo un volo extraoceanico, 14 anni sono una vita. Steve Hirschi è arrivato a Lugano quando la sua parabola sportiva stava andando verso l'alto, come ammette lui stesso con qualche titubanza perché gli dispiaceva allontanarsi dalla famiglia. Allora era un ragazzo di 22 anni, ora è un uomo di 36.

E la sua storia sul ghiaccio col Lugano si sta per chiudere. Lo ha annunciato la società, in un comunicato, in cui spiega di aver "informato in questi giorni Steve Hirschi che non intende proporgli il rinnovo del contratto in scadenza alla fine della stagione in corso. La decisione rientra nella programmazione sportiva del club che vuole progressivamente ringiovanire l’età dei difensori che fanno parte della rosa". Dopo aver ricapitolato la sua carriera, arriva l'elogio, doveroso e sentito: "Da 14 stagioni è un uomo chiave del Lugano, sul ghiaccio e nello spogliatoio e nello stesso tempo un punto di riferimento fondamentale per compagni, allenatori, società e tifosi. La sua serietà, la sua grinta e la sua tenacia nel superare anche i momenti sportivamente più difficili sono un modello da seguire per ogni atleta che si affaccia allo sport professionistico".

Una bandiera, insomma, nonostante da quest'anno qualcuno abbia deciso di dare la fascia di capitano a Chiesa e non più a lui, che ha accettato senza batter ciglio. Il Lugano si separa da Hirschi, dunque, ma gli offre un posto come allenatore delle giovanili: contentino? Voglia di rinnovamento ma contemporaneamente di non staccarsi del tutto dal passato?

I tifosi, che in questo periodo non sono pienamente d'accordo con la loro dirigenza, in particolare col ds Habisretuiger, non l'hanno presa benissimo. Qualcuno afferma che deve arrivare il momento di dire stop, per quanto male possa fare, altri si lamentano dello strappo operato con un veterano.

E lui? In modo molto signorile, afferma di "capire e accettare la scelta della società anche se mi sarebbe piaciuto continuare a stare sul ghiaccio. Non posso che ringraziare l’Hockey Club Lugano per tutto quello che mi ha dato in questi quattordici splendidi anni. È stato un onore vestire la maglia di un club che ha sempre fatto tutto il possibile per aiutarmi e che mi ha sempre aspettato anche dopo lunghi infortuni. Ora sportivamente mi voglio concentrare sulla fase finale di questa stagione. Apprezzo molto che l’HCL ha pensato a me per un ruolo a contatto con i giovani e in questo senso voglio prendermi il tempo necessario per una decisione così importante per il mio futuro".

Un'altra bandiera, insomma, lascia la Resega. Lo sport è cambiato, ma per un tifoso, a volte, è difficile accettarlo. Soprattutto se con la società non c'è grande fiducia, e i rapporti sono tesi, come in questo momento. Hirschi, emozionato, nelle interviste dei giorni scorsi, ha promesso impegno sino all'ultimo secondo dell'ultima partita. Poi? Chissà se nel suo futuro ci sarà la panchina, oppure il ghiaccio, con un'altra maglia, un'altra storia.