Cronaca
06.04.2017 - 15:300
Aggiornamento : 21.06.2018 - 14:17

Cinque deputati interrogano, "i corsi occupazionali sono utili? Oppure forniscono manovalanza a chi li organizza?"

Galeazzi, Pinoja, Filippini, Bignasca e Guscio si chinano su un tema vasto e importante. "Quanti fondi vengono dati dal Cantone, e a chi? Come vengono utilizzati?"


BELLINZONA – Quanto sono utili i corsi occupazionali proposti a persone che si trovano senza lavoro? Lo chiedono al Governo cinque deputati, tre UDC (Tiziano Galeazzi come primo firmatario, il capogruppo Gabriele Pinoja e Lara Filippini) e due leghisti (Boris Bignasca e Lelia Guscio). Quante persone, per esempio, vengono assunte dagli enti dove svolgono i programmi occupazionali? Oppure essi sono utili solo a fornire forza lavoro provvisoria a chi li organzza? Dove finiscono i fondi dati dal Cantone per questo genere di attività? In particolare, mettono sotto la lente d’ingrandimento Caritas e SOS, ma non solo.

I cinque iniziano descrivendo il difficile momento vissuto dall’economia ticinese, con 6'800 disoccupati e 8'000 persone in assistenza, sottolineando come l’importanza del concetto di riqualifica professionale viene sempre esaltata. “Quante volte abbiamo sentito il Governo pronunciarsi su questo genere di formazione complementare e dare peso alla collaborazione tra pubblico e privato affinché si possano ricollocare più persone possibili nel mondo del lavoro.

Un mondo che purtroppo si restringe sempre più, sia per questioni di qualifiche professionali specifiche, passando dall’esperienza maturata negli anni, all’età (appurato che oltre i 45-50 anni è quasi impossibile trovare un lavoro), ai quali si aggiunge la concorrenza spietata proveniente dai paesi dell’Unione Europea tramite la libera circolazione, alla “guerra salariale ribassista” (dumping) e, ovviamente, anche alla conclamata  congiuntura economica”, scrivono.

La politica, in questo quadro complicato, deve creare le condizioni quadro migliori possibili, e
“poter garantire, oltre alla formazione di base e professionale, anche le premesse per un “rientro” nel contesto lavorativo, che sia tempestivo nei confronti di tutte le categorie. A partire dalla forza lavoro in disoccupazione a quella in assistenza ed anche nei confronti di chi è reduce da infortuni prolungati nel tempo a causa di complicazioni o per le donne in caso di maternità”. Tutto ciò senza ovviamente escludere eventuali formazioni che i singoli possono svolgere, a proprie spese, magari all’estero.

Una precedente puntata di Patti Chiari alla RSI ha mostrato alcune pecche nei corsi, non da tutti ritenuti utili.

“Un corso o più corsi di perfezionamento (vedi Caritas e/o SOS) dovrebbero facilitare l’inserimento di una persona senza lavoro in un nuovo mondo produttivo ma è assodato che la realtà, per buona sostanza, è  tutt’altra. Al quale va ricordato che, per questi interventi occupazionali, annualmente vengono erogati dei cospicui contributi pubblici”, precisano i deputati, passando alle domande da porre al Governo:

"1. A quanto ammontano i contributi cantonali annuali versati a Caritas Ticino e SOS? (ultimi cinque anni).

2. Si chiede nel dettaglio come questi fondi vengono spesi per i programmi occupazionali.

3. Qualora non fossero spesi nei programmi occupazionali, dove vanno a finire i fondi inutilizzati per lo scopo a cui erano destinati? E quale giustificazione viene fornita al Governo da chi riceve i contributi pubblici?

4. A quante altre Associazioni, oltre a quelle citate, il Cantone versa contributi per questi programmi occupazionali e a quanto ammontano gli importi erogati negli ultimi cinque anni per questi programmi, sia per tipo di attività e numero?

5. Quale tipo di controllo da parte dell’Amministrazione viene effettuato a livello occupazionale? Quali benefici didattici e pratici, condizioni di lavoro, sicurezza della salute pubblica e sul posto di lavoro in seno di svolgimento di questi  programmi?

6. Esistono controlli cantonali con rapporti redatti a scadenze regolari? Se sì, risultano  esiti positivi per i corsisti nel trovare un lavoro al termine dei corsi? Oppure questi corsi vengono considerati degli “impieghi momentanei” fini a se stessi e che non danno in seguito alcuno sbocco nel mercato del lavoro?

7. Si chiede al Governo se questi corsi non appaiono piuttosto un aiuto concreto (manovalanza) alle attività economiche e a chi li organizza piuttosto che trovare riscontri in benefici, ovvero posti di lavoro, nei confronti di chi li  ha frequentati?

8. Al termine dello svolgimento dei programmi quante persone sono state assunte, magari presso queste associazioni e quante hanno trovato impiego altrove? (ultimi 3 anni)
 
9. Quante delle persone che hanno partecipato a questi programmi occupazionali durante gli ultimi tre anni sono ancora disoccupate o sono finite in assistenza? 
 
10.  Si chiede il dettaglio di tutti coloro che sono autorizzati e finanziati con soldi pubblici nell'attuazione e organizzazione di  questi programmi occupazionali o di riqualifica professionale. (All’anno quanto corrisponde il totale in fondi erogati)".
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