Cronaca
09.08.2017 - 10:300
Aggiornamento 21.06.2018 - 14:17

Metti un pomeriggio e una poetessa araba al Festival... Ghiringhelli fischiato, Quadri: "troppo pubblico settario, radikalchic e nemico della liberà di espressione"

Hissa Hilal è la protagonista di un documentario, si è presentata velata da un foulard. "Dice di voler viaggiare a viso scoperto e poi...", la attacca il fondatore del Guastafeste. Prendono le sue difese Marchesi e il Consigliere Nazionale leghista

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LOCARNO - E al Festival si parla di... burqa. Hissa Hilal è la prima donna saudita a raggiungere le finali del concorso poetico "Million's Poet" dell'emittente televisiva Abu Dhabi TV nel 2010. Scrive poesie di ispirazione anti terroristica e contro il fanatismo islamico, è divenuta una celebrità ed è pure la persona cui è ispirato un documentario proiettato a Locarno nel corso de "La Semaine de la critique".

Hilal è arrivata in Ticino per parlarne, solo che lo ha fatto interamente velata, con solo gli occhi che si vedevano. Da sottolineare che era un semplice foulard, non un vero niqab o burqa. Caso vuole, o forse non era una casualità, che in sala ci fosse colui che è stato l'iniziatore della legge contro la dissimulazione del volto, partita con la sua raccolta firme, ovvero Giorgio Ghiringhelli. Che vedendola vestita così, non ha resistito e le ha ricordato che in Ticino nascondere il viso è vietato. "Afferma nel documentario che farebbe viaggi all'estero senza coprire il volto, e ora?", ha tuonato.

Sono piovute però critiche alle sue parole, e anche qualche fischio, in stile stadio. Al che il fondatore del Guastafeste, non contento della spiegazione della donna (che sostiene di coprirsi per non ostrare il volto avendo ricevuto minacce di morte) è uscito, sdegnato.

La solidarietà di esponenti di destra gli è arrivata tramite social, dal Consigliere Nazionale Lorenzo Quadri e dal presidente dell'UDC Piero Marchesi.

"Piena solidarietà a Ghiringhelli, persona che apprezzo per la sua tenacia e costanza e una pernacchia ai soliti buontemponi che rispettano la legge solo quando fa loro comodo", ha postato su Facebook Marchesi.

Più lunga la presa di posizione di Quadri, che attacca anche il pubblico del Festival (e la sinistra). "Per fischiare il "Ghiro" per aver fatto notare che in Ticino vige un divieto di burqa votato dal 65 per cento dei cittadini (oltretutto voluto per difendere la libertà individuale) bisogna essersi bevuti il cervello.
La sconcia vicenda dimostra che al Festival del film c'è troppo pubblico intollerante, settario, radikalchic e nemico della libertà di espressione. Cosa che peraltro vale per la maggioranza degli eventi culturali strasussidiati dal contribuente. Lorsignori si permettono di fischiare chi sostiene il divieto di burqa; perché, secondo la gauche caviar, bisogna essere multikulti ed "aprirsi" all'isalmizzazione della Svizzera. Però se qualcuno osa contestare le loro stolte e puerili provocazioni (vedi le esternazioni della consigliera nazionale socialista Addolorata Marra di Botrugno sulla "Svizzera che non esiste") ecco che si mettono a frignare e a strillare all'odio. Ulteriore e patetico esempio di morale a senso unico".


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