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Ultimo aggiornamento: 20.04.2019 06:14
Cronaca
01.02.2019 - 09:000

"C'è da chiedersi se a Berna sull'accordo fiscale abbiano salvaguardato gli interessi del Ticino"

Se lo chiede Samuele Vorpe, responsabile del Centro competenze tributarie SUPSI. "Il blocco dei ristorni una soluzione interessante politicamente"

BELLINZONA – Se l’Italia continuerà a non firmare l’accordo fiscale, cosa potrà fare il Ticino? Il PLR aveva proposto Consiglio di Stato, in una mozione, di attivarsi a richiamare l’ipotesi di una disdetta unilaterale dell’accordo e di farsi promotore di una valutazione giuridica esterna che determini se un’eventuale disdetta sia o meno collegata alla Convenzione contro le doppie imposizioni.

Perché disdire entrambe, nel caso risultassero collegate, costerebbe caro all’economia svizzera. Come spiega attraverso Opinione Liberale Samuele Vorpe, responsabile del Centro competenze tributarie SUPSI. “La denuncia unilaterale da parte della Svizzera dell’Accordo sui frontalieri del 1974 rappresenta un passo percorribile, tuttavia, con degli effetti collaterali. Infatti, oltre all’Accordo sui frontalieri verrebbe a cadere anche la Convenzione contro le doppie imposizioni del 1976. Una denuncia della Convenzione contro le doppie imposizioni è uno scenario da evitare”.

Cosa fare, dunque? Vorpe auspica pressioni ticinesi a Berna affinchè si arrivi alla firma e vede come fattibile il blocco dei ristorni, dato che essi vengono sborsati dal Ticino, pur essendo una violazione dell’articolo 2 dell’Accordo sui frontalieri. Nel caso in cui il Cantone non lo facesse e la Svizzera versasse i soldi, ci sarebbero a suo avviso problemi fra le due entità, oltre a un’altra violazione dell’Accordo. “Se questa variante (blocco dei ristorni, ndr), da un profilo giuridico, è ovviamente da evitare, da un profilo politico è senz’altro interessante”.

Vorpe non pare essere ottimista. “L’Italia ha già ottenuto dalla Svizzera tutto quello che voleva, ossia lo scambio automatico delle informazioni bancarie. In tutto questo vi è, quindi, da chiedersi se le autorità federali abbiano sufficientemente salvaguardato gli interessi finanziari del Canton Ticino. Purtroppo, proprio recentemente, il Consiglio federale si è espresso negativamente sua una mozione presentata l’11 settembre 2017 dal consigliere nazionale Marco Chiesa, con la quale si chiedeva una compensazione finan-ziaria dalla Confederazione per la mancata firma dell’Accordo sui frontalieri. Difficilmente, quindi, le Camere federali accoglieranno l’atto parlamentare”.

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