Cronaca
21.10.2019 - 13:380

"Accettavano quegli stipendi perchè più alti di quelli che avrebbero preso in Italia". Caso Consonni, tutti prosciolti

Clamorosa la sentenza che sgonfia quello che era stato definito il più grave caso di malaedilizia in Ticino. Le parti hanno dieci giorni per ricorrere

LUGANO – Tutti prosciolti. Quello che era stato definito il peggior caso di malaedilizia in Ticino va a finire, almeno in primo grado, a tarallucci e vino, perché gli imputati del processo legato ai presunti taglieggiamenti da parte della ditta Consonni ai suoi dipendenti sono stati tutti prosciolti.

In precedenza erano cadute le accuse di estorsione e coazione, ora anche quelle di usura e falsità in documenti.

Secondo la difesa, gli operai erano d’accordo di accettare salari minori di un bel po’ rispetto al contratto collettivo svizzero perché in ogni caso essi erano più del doppio di quelli che avrebbero percepito in Italia (erano tutti frontalieri). Una tesi che a quanto pare ha convinto.

Ora le parti hanno dieci giorni per ricorrere.

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