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11.02.2018 - 13:000
Aggiornamento 19.06.2018 - 15:43

"Un isterismo collettivo mai visto". I fautori del sì hanno deciso, "non veniamo più ai dibattiti: non è garantita l'equidistanza"

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata, a detta di chi sostiene No Billag, la moderazione di Reto Ceschi a Democrazia Diretta. "Sono venute a mancare le basilari condizioni per un confronto aperto e paritario. Non parteciperemo più a dibattiti organizzati dalla RSI"

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LUGANO – La propaganda pro o contro No Billag, lo diciamo anche noi che contribuiamo con articoli e opinioni, sta raggiungendo livelli non sempre edificanti: uno contro l’altro, ci si azzuffa, si battaglia. L’ultimo episodio ieri, con Lorenzo Quadri che si è scagliato contro Flavio Sala, alias Roberto Bussenghi.

E il Mattino oggi è ancora ampiamente dedicato al tema, seppur non solo di questo si parla. In prima pagina, un “Vaffan…casta”, che in realtà è più chiaro di una parolaccia, contro i fautori del no- Si parla di ”livelli di isterismo mai visti prima”.

“Il dibattito sul No Billag ha scoperchiato il vaso di Pandora, facendo emergere un allucinante intreccio di inciuci. L’ha capito anche il Gigi di Viganello: il canone è una gigantesca mangiatoia a cui sono attaccate le categorie più disparate, che ora – immaginando che il proprio orticello sia in pericolo – reagiscono rabbiosamente, minacciando, ricattando e denigrando a tutto andare!”, si legge.

Settimana scorsa i sostenitori del sì non erano stati soddisfatti della moderazione di Reto Ceschi a un dibattito: lo avevano accusato di dibattere a sua volta con i favorevoli, mancando di imparzialità. Da lì, una decisione importante: non parteciperanno più a trasmissione televisive (tranne quelle già definite) dedicate al tema in votazione il 4 marzo.

Ecco la loro presa di posizione:

“Nel nostro Cantone, la propaganda contro l’iniziativa popolare “No Billag”, che chiede l’abrogazione del canone obbligatorio radio-TV a favore della libera scelta dei cittadini, ha assunto negli ultimi mesi una virulenza e una dimensione senza precedenti. Oltre agli aggressivi attacchi sferrati contro i sostenitori dell’iniziativa, ad opera anche di dipendenti della RSI, attraverso i social media e altri mezzi di comunicazione, la stessa RSI, cioè l’azienda di servizio pubblico finanziata da tutti noi, che per legge dovrebbe assumere una posizione equidistante e sopra le parti, sta guidando una campagna mediatica che non ottempera in alcun modo ai principi sanciti dal Legislatore federale e ai quali dovrebbe attenersi.

Di questo abbiamo avuto un ennesimo riscontro lunedì scorso, 5 febbraio 2018, al dibattito televisivo sul tema di “Democrazia diretta”, trasmesso da LA2 della RSI, all’interno del quale sono venute a mancare le basilari condizioni per un confronto aperto e paritario, con il moderatore, responsabile dell’informazione della RSI, schierato platealmente contro l’iniziativa, tanto da mettersi a dibattere e a contrastare i sostenitori dell’iniziativa.

In questi ultimi mesi, la RSI sta letteralmente occupando microfoni e telecamere a difesa dei propri interessi e dei propri privilegi, operando una sorta di lavaggio del cervello che non siamo disposti a subire passivamente. Per tale ragione e in considerazione del fatto che non sono più date le condizioni di equidistanza e di imparzialità, il nostro comitato, attraverso i suoi rappresentanti, ha deciso di non più partecipare fino al 4 marzo, data della votazione, a dibattiti promossi dalla RSI, salvo quelli già programmati”.
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