Estero
24.05.2016 - 13:560
Aggiornamento : 19.06.2018 - 15:43

Frontalieri, Aureli provoca: «fatti, non parole»

Il sindacalista UNIA invita i Comuni di frontiera e la Regione Lombardia a togliere gli addizionali. «Facile in campagna elettorale ergersi a difensori dei frontalieri ma non ho visto proposte concrete...

BELLINZONA - I Comuni di frontiera e la Regione Lombardia vogliono realmente difendere i frontalieri? Allora «lo dimostrino con i fatti esonerandoli dal pagamento delle imposte aggiuntive. Per gli enti locali e regionale non sarebbe un sacrificio. Attualmente versando per intero le tasse in Svizzera, i frontalieri sono esonerati dal pagamento delle tasse addizionali regionali e comunali». È la provocazione, non si sa quanto realizzabile al momento, del sindacalista di UNIA Sergio Aureli. Lo abbiamo raggiunto per saperne di più. Come mai ha lanciato questa provocazione? «Mi sono reso conto che in questo periodo "especial" di campagna elettorale italiana tutti si ergono a difensori dei lavoratori frontalieri, giustamente perché è una categoria che merita rispetto, ma a parte le parole non vengono usati strumenti reali. Difendere significa permettere ai lavoratori di ammortizzare nel miglior modo possibile il carico fiscale che si andrà a creare per il nuovo accordo. Esso è parzialmente assoggettabile all'Irpef, per cui è stato creato un ammortizzatore dato da una franchigia di 7'500 euro oltre alla possibilità di dedurre tutti gli oneri compreso il secondo pilastro e un'armonizzazione dell'entrata in vigore. Come sindacato, ci stiamo impegnando affinché la franchigia sia magari di 10 mila euro e che l'entrata in vigore non sia in 10 anni ma in 15. I lavoratori però dovrebbero pagare anche l'addizionale comunale e quello regionale, ovvero ulteriori imposte che attraverso i ristorni non hanno mai pagato. Il nostro impegno sindacale è di mantenere i ristorni, d'altra parte chi dice di difendere i frontalieri e organizza incontri per portare alla luce i problemi non fa proposte. E allora la facciamo noi: visto che vi garantiamo i riscontri con il nostro impegno sindacale, pare ci sia anche quello di Roma, non capiamo perché voi non vi impegnate a far sì che i frontalieri siano esonerati dall'addizionale regionale e comunale. Roma si impegna a ridurre le imposte, però non vediamo Regione Lombardia e amministrazioni comunali andare nella stessa direzione, rischiando di incassare ristorni e addizionali: la beffa sarebbe da parte loro!» Quanto sarebbe l'incasso di Comuni e Regione Lombardia? «Gli addizionali sono subordinati ai comuni e alle regioni, dunque difficile dirlo. Ma la questione è di coerenza e di impegno politico. Vorrei vedere una concretizzazione di quanto promesso: Roma è cattiva, sostenete, ma nessuno di voi ha detto che toglierà l'addizionale regionale... Bisogna chiedere ai candidati sindaci se hanno, per esempio, inserito un impegno a favore dei frontalieri, non solo a parole. Non puoi pretendere equità di trattamento in Regione dicendo che non si può discriminare e poi pretendi che Roma crei una tassazione diversa a livello nazionale. Dai il buon esempio, creando rapporti di forza. È come dire, riduciamoci tutti lo stipendio ma io no...» Dunque, Regione e Comuni stanno "giocando" sulla pelle dei frontalieri? «Questo lo chiedo io a lei da giornalista, come ti sembra? A parte sparare contro sindacati e Roma hanno portato proposte concrete?» Da sindacalista, ci spiega chi guadagnerebbe e chi perderebbe col nuovo accordo? «La Svizzera è voluta andare nella direzione di non dare più i ristorni e di entrare in un nuovo sistema di tassazioni, e dunque Roma è stata chiamata a ridiscutere trovandosi di fronte alla situazione. Si sta cercando di armonizzarla, chi ci guadagna se non verranno tolti gli addizionali chi sono secondo lei? Regione e Comuni, appunto. Chi ci perde? I lavoratori di sicuro. Noi non siamo ipocriti, sappiamo che era meglio l'accordo del 1974, però se due stati decidono di negoziare un accordo noi non possiamo impedirglielo, l'Italia e la Svizzera hanno la loro podestà, possono intervenire cittadini e politica». Secondo lei, il casellario giudiziale e l'albo dei padroncini sono ostacoli superabili o non si arriverà alla firma? «La Svizzera è uno stato preposto alla conciliazione e al dialogo, si è sempre trovata una soluzione e credo si troverà quella migliore anche in questo caso. Anche se dipende che cosa si intende per migliore, per me vuol dire che chi si impegna a favore dei lavoratori porti loro delle risposte».
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