Estero
28.06.2016 - 12:040
Aggiornamento : 19.06.2018 - 15:43

Brexit, fra l'UE che ha fretta e il Regno Unito che deve riorganizzarsi

Hollande, Renzi e Merkel premono affinché arrivi la richiesta ufficiale di exit. Se la Gran Bretagna tornasse nell'AELS, essa sarebbe più forte, garantisce Schneider Amman. I negoziati fra UE e Svizzera intanto...

LONDRA - Sono passati alcuni giorni dalla decisione della Gran Bretagna di uscire dall'UE, e regna ancora l'incertezza. Ieri in un vertice a tre i rappresentanti di Italia, Germania e Francia hanno chiesto che si proceda celermente all'uscita britannica, in modo da poter delineare il futuro dell'Unione Europea. Le norme prevedono che il Regno Unito chieda ufficialmente di lasciare l'UE, come prevede l'articolo 50 del Trattato. Ma in questo momento anche la situazione interna inglese non è delle più fluide, con David Cameron dimissionario. Il nome forte per la successione è quello di Boris Johnson, uomo forte del Leave che ha poi vinto. Ma «dovremmo avviare il negoziato per l’uscita dall’UE solo quando avremo un piano. Alcune aziende hanno interrotto le proprie decisioni su investimenti e assunzioni. Il ritardo nel ricorso all’articolo 50 aiuterà», ha spiegato ieri il cancelliere dello Scacchiere George Osborne. Cameron ha affossato l'idea di un secondo referendum, mentre oggi un ministro del suo gabinetto, Jeremy Hunt (ministro per la sanità) ha ventilato l'ipotesi di tornare alle urne nel caso in cui l'UE concedesse un nuovo accordo sul controllo delle frontiere. E l'euroscettico Nigel Farage ha dichiarato di non poter assicurare che i soldi risparmiati dal contributo per l'Unione Europea vadano tutti ad alimentare le casse del servizio sanitario nazionale, uno dei motivi che pare abbiano spinto a votare per l'exit. Renzi e Hollande, soprattutto, hanno fretta, ma anche Merkel. Gli Stati membri dovranno avanzare nuove proposte sui temi di migrazione, terrorismo e economia. La paura, che nessuno nomina ma che ovviamente c'è, è che altri stati possano seguire l'esempio della Gran Bretagna. Intanto, oggi le borse europee fanno segnare cifre verdi, dopo l'iniziale crollo di venerdì, in ogni caso meno drastico di quanto si potesse prevedere. Un euro vale 1,081 franchi, in rialzo dopo essere crollato a 1,0624 il giorno del Brexit. E per la Svizzera che cosa accadrà? Probabilmente, la priorità dell'UE andrà a negoziare i nuovi accordi con la Gran Bretagna, e quelli riguardanti l'applicazione del 9 febbraio scaleranno in agenda. Non si interromperanno, ha garantito il negoziatore svizzero Jacques de Watteville, poiché entrambe le parti hanno interesse a trovare una soluzione. A seguito del Brexit, il Governo svizzero strizza l'occhio apertamente alla clausola "bottom up" di Christian Vitta, mentre il PS pensa a un terzo piano (dopo l'applicazione unilaterale e il modello ticinese), con un controprogetto a RASA (la quale mira a cancellare l'articolo 121 dalla Costituzione), che assicurerebbe la libera circolazione senza contingenti e ridurrebbe l’immigrazione tramite delle misure d’accompagnamento. Il PBD sembra favorevole. La Gran Bretagna nel 1960 fu fra i membri fondatori dell’Associazione europea di libero scambio (AELS), di cui fanno attualmente parte Svizzera, Islanda, Norvegia e Liechtenstein (la Svizzera però non fa parte, contrariamente agli altri, dello Spazio Economico Europeo), e la abbandonò nel 1973 per entrare nell'UE. Adesso potrebbe fare un passo indietro? È stato questo il tema al centro di un incontro fra rappresentanti dei quattro stati. Schneider Ammann ha confermato che, con un eventuale ritorno della Gran Bretagna nell'AELS, essa diverrebbe totalmente diversa. Comunque, «al più tardi nel giorno in cui Londra lascerà ufficialmente l’UE, l’AELS deve aver trovato una nuova base per una relazione solida con la Gran Bretagna, affinché non si creino vuoti giuridici». Rimane sul tavolo anche la questione scozzese. Insomma, i punti interrogativi sono ancora molti.
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