Estero
12.10.2017 - 14:150
Aggiornamento 19.06.2018 - 15:43

Firma entro l'anno? Macché, l'accordo non è nemmeno nell'agenda di Gentiloni. E l'entrata in vigore dovrebbe slittare al 2020

Le parole di Burkhalter sono state subito smentite. Prima in Italia ci sono due leggi, poi il voto. E dopo la firma, le due Camere devono approvare il testo, comprese le modifiche chieste dai sindacati. Dunque, se va bene sarà 2019 ma è difficile. Intanto Regazzi e Abate...

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LUGANO – Didier Burkhalter aveva detto di aver ricevuto segnali da parte dell’attuale Governo italiano in merito all’imminente firma dell’accordo fiscale, e durante il Forum di dialogo fra i due paesi aveva rivolto un appello pubblico a Angelino Alfano.

E lui aveva spiegato che nessuno ha mai parlato di firma entro l’anno, come sosteneva il collega uscente, ma che però l’Italia non vuole certo allungare i tempi.

Le voci dei giorni successivi, però, hanno ridimensionato l’entusiasmo. L’uscita di Alfano è da contestualizzare, dato che difficilmente poteva dire che il suo paese non ha intenzione di firmare, per ora.

In realtà, il tema non è nemmeno nell’agenda dell’attuale Premier Paolo Gentiloni. Prima ci sono la legge di stabilità e quella elettorale, non certo semplici, e poi sono in programma le elezioni. Dove i frontalieri sono visti come un bacino di voti, e quindi l’attesa va a favore di diversi partiti.

Inoltre, i sindacati desiderano proporre delle modifiche. Quando? Probabilmente, dopo la firma, quando l’iter comunque sarà ancora lungo. Una volta confermato da entrambe le parti, infatti, l’accordo dovrà ricevere il nulla osta dalle due Camere Italiane. Ovviamente, con ogni probabilità si parla di quelle della prossima legislatura.

I tempi tecnici dicono comunque che, anche se avvenisse un’improbabile firma entro la fine dell’anno, non entrerebbe in vigore certo nel 2018, bensì un anno dopo. Gli esponenti dei sindacati prendono tempo, e uno di loro, Andrea Puglia di OCST, addirittura si sbilancia: “considerando i tempi della politica italiana, verosimilmente potrà entrare in vigore nel 2020”. A essere ottimisti, 2019.

Dunque, altro che firma subito… 

La patata bollente probabilmente passerà a Ignazio Cassis, e Fabio Regazzi lo invita a "affrontare subito situazione usando anche la clava". Il fatto che Alfano abbia fatto intendere che fosse possibile la firma entro l'anno, è stato "un teatrino penoso che mina la già scarsa credibilità di cui gode il Governo italiano". 

Per un altro esponente a Berna, Fabio Abate, Alfano non è il primo politico italiano che arriva impreparato. Insomma, il clima non è dei migliori. 
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