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16.05.2018 - 17:480
Aggiornamento 19.06.2018 - 15:43

Nel mondo dei Costplayers. "Vestirmi e comportarmi come Deadpool mi ha permesso di aprirmi, di essere meno freddo. A chi non capisce, dico di rimanere nel suo mondo coi paraocchi"

Il ragazzo protagonista del rocambolesco fermo a Lugano racconta una realtà poco conosciuta. "Conoscevo il personaggio già dai fumetti, cerco di comportami come lui, e spesso la gente rimane sorpresa. Mi piacerebbe poterlo fare tutti i giorni! C'è una differenza abissale col Carnevale! I costi? Anche 1'000 franchi per un costume"

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LUGANO – È diventato “famoso” dopo l’arresto, poi risoltosi in una risata, di ieri mentre si recava a Locarno travestito da Deadpool. Un’attività che fa spesso, dato che il suo hobby è fare il Costplayers, un divertimento che vorrebbe diventasse qualcosa in più. E quando accaduto ha messo in luce un mondo spesso sconosciuto, un misto fra il desiderio di tornar bambini e il rappresentare un personaggio.

Con il giovane protagonista dell’episodio di ieri (nome noto alla redazione) abbiamo fatto una chiacchierata per scoprire il mondo dei Costplayers.

Che cosa ti è rimasto di quanto accaduto?
“Tutto sommato è stata una bella esperienza. Ma mi sono un po’ spaventato, la Polizia per come si è comportata ha un po’ esagerata. Posso dare la mia versione? (che comunque abbiamo già ripreso, ndr). Sono partito da casa già vestito, mai avrei pensato di essere fermato in quel modo brusco, magari solo che mi chiedessero dove stavo andando e mi controllassero lo zaino. La multa per dissimulazione del volto? Non so quanto dovrò pagare, aspettiamo. Da una parte do loro ragione, perché ho tenuto addosso la maschera. Però non ho pensato minimamente di toglierla, era la mia giornata, mi sono detto che non mi importava se qualcuno mi criticava, non facevo del male a nessuno!”

La vicenda ha messo in evidenza il mondo dei Costplayer. Molti non lo conoscono, che cosa fate esattamente?
“Io e il mio amico ci vestiamo da Deadpool da circa due anni. Vedendo il primo film ci è piaciuto il personaggio, che io conoscevo già per i fumetti. Abbiamo così iniziato a partecipare nei suoi panni alle fiere dei Costplayer. Impersonificandolo ci vestiamo come lui, ci comportiamo nel limite del possibile come fa lui e divertiamo i bambini con foto e video. Qui in Ticino esiste la fiera del Japan Matsuri, in aprile, lì partecipano e gareggiano tutti gli interessati. Si tratta di un incontro fra gli appassionati. Ci sono Costplayers di ogni genere, dal solito personaggio della Disney a uno dei videogiochi, dei fumetti, dei film”.

Lo scopo cos’è?
“Divertire e divertirsi, in particolare divertirsi, rappresentando un personaggio. Volendo potrei farlo con tutti quelli esistenti, per ora preferisco rappresentare solo Deadpool perché è quello in cui mi trovo bene, nei suoi panni riesco a tirar fuori il mio carattere chiuso, a essere più aperto, spigliato, divertente. Per me è un toccasana, mi ha aiutato in un periodo duro della mia vita, dopo un lutto, ad aprirmi: ero molto chiuso, vestirmi come Deadpool e comportarmi come lui mi ha aperto un mondo, sono diverso, meno freddo. E ho fatto anche molte conoscenze"

Parli di un aiuto ad aprirsi: anche per altri credi sia così? Si riprende un po’ anche il proprio lato bambino?
“Esatto, la cosa vale anche per le persone di una certa età. Ci sono anziani che fanno i Costplayers, penso alle fiere grosse come in America o a Londra. È un modo appunto di divertirsi e tornare bambini”.

Che differenza c’è col Carnevale, visto che qualcuno vi ha apostrofati dicendo ‘non è carnevale’?
“Una grossa differenza. I costumi di Carnevale costano due soldi, sono quasi sempre i soliti, non sono così curati e dettagliati, non sono fatti a mano e non hanno dettagli di pregio. I nostri sono più curati, con materiale più serio e un lavoro dietro. Esistono dei negozi, in Ticino non credo esistano, infatti io e il mio amico abbiamo preso i costumi in Internet. Il costo? Lui ha speso attorno ai 1'000 franchi, io un po’ meno, circa 600-700”.

A chi vi insulta, o vi dà addirittura degli idioti, cosa dite?
“Chi non conosce il mondo può andare a informarsi. Non c’entra essere idioti o malati di mente, come è stato detto, o che non è Carnevale: siamo Costplayers, è diverso. Noi eravamo d’accordo col team manager di CinesStar, tra l’altro, era qualcosa di puro divertimento. Ignoro chi mi critica, è la cosa migliore, queste persone hanno i paraocchi e vivono nel loro mondo. Lasciamoli lì”.

Venite pagati per partecipare a eventi?
“Io no, il mio amico lavora con un gruppo e a quanto pare qualcosina incassa. Non fa spettacoli, accompagna solo modelle eccetera nei panni di Deadpool, in Ticino non ce ne sono. Quando partecipiamo cerchiamo di comportarci come lui, magari se vediamo una ragazza carina andiamo da lei e le diciamo scherzando ‘bella pupa come va?’. Ho conquistato qualche ragazza? No, ma la mia ragazza l’ho conosciuta in un altro modo (ride, ndr)”.

C’è comunque uno studio di ruolo, come nel teatro. Mai pensato di recitare?
“Sì e mi ero informato, ma in Svizzera non c’è futuro, purtroppo. Per un Costplay? Nemmeno, è per quello che andiamo quasi sempre in Italia. Mi piacerebbe farla diventare una professione? Ho il diploma di assistente d’ufficio ma non mi dispiacerebbe calarmi ogni giorni nei panni di Deadpool e vestirmi così, è molto divertente”.

Non si rischierebbe di identificarsi troppo e perdere l’identità?
“Sì e no. Quando mi tolgo la maschera, dicono ‘ah ma c’eri tu’, la gente rimane un po’ anche scioccata e piacevolmente sorpresa, mi è già stato detto che mi comporto in modo uguale a lui e che non sanno come faccio. Confondere le personalità? No, non penso ci sia il rischio”.

PaolaBernasconi
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