Politica
20.11.2015 - 12:300
Aggiornamento : 19.06.2018 - 15:43

Fiori d'arancio tra PLR e PPD? Lo scenario spacca i deputati dei due partiti

Rocco Cattaneo parla di maggiore collaborazione con il PPD, dietro l'angolo l'opzione di un matrimonio per dar vita a un "grande centro". E sulla fusione di Lega e UDC...

BELLINZONA - C'è profumo di fiori d'arancio nella politica ticinese? Per ora si parla di "collaborazioni", ma la prospettiva potrebbe essere quella delle fusioni, soprattutto se in futuro si dovesse andare verso un sistema elettorale maggioritario. Oggi il segretario del PLR, Andrea Nava, ha rilanciato il dibattito, partendo dalle parole del proprio presidente Rocco Cattaneo. Ma davvero PLR e PPD potrebbero unirsi per creare un "grande centro"? Ne abbiamo parlato con alcuni deputati dei due partiti. «Non credo che una fusione sia attualmente realizzabile», ci dice senza giri di parole Natalia Ferrara Micocci (PLR). «Vediamo se, come auspicato dal presidente Cattaneo, sarà invece possibile una maggiore collaborazione fra PLR e PPD. Il primo banco di prova sarà il preventivo del Cantone che avremo sui banchi del Gran Consiglio in dicembre. Il gruppo PPD potrebbe non votarlo, potrebbe astenersi, mentre l'inizio di una seria collaborazione sui temi passa dall'assunzione di responsabilità, mirando a trovare la quadratura del cerchio per il risanamento delle finanze. Più che di numeri elettorali ora è il momento di parlare di quei circa 2 miliardi di debiti che ha il nostro Cantone». Più possibilista Giacomo Garzoli (PLR), «vedo assolutamente possibile una maggior collaborazione e penso si possa seriamente cominciare a discutere di un rapporto sempre più stretto fra questi due partiti». Sul fronte del PPD per Maurizio Agustoni «una collaborazione è certamente è possibile come con qualsiasi partito con cui ci siano delle idee in comune. Col PLR su certi temi c'è una maggiore convergenza per cui è più facile andare d'accordo». Più scettico su una fusione fra i due partiti, «bisognerebbe capire senso e scopo di un partito che sarebbe l'unione fra un partito democristiano e uno liberale, credo ci siano alcune differenze sul modo di vedere e di interpretare la società e sul tipo di risposte che vengono date ai problemi. Si rischierebbe di impoverire tutti, sia loro che noi, mi sembra sia preferibile avere le opzioni politiche, il che non esclude che si collabori in modo più organico e anche avere degli obiettivi comuni di legislatura. Più che fondersi, si dovrebbe fondare qualcosa di nuovo». Claudio Franscella invece è possibilista anche sulla fusione. «Una collaborazione senza dubbio è auspicabile. In Gran Consiglio, per esempio nella Commissione scolastica, lavoriamo da anni in sintonia con i deputati liberali con buoni risultati, dimostrando che uniti si arriva più facilmente all'obiettivo. Oggi, alla luce dei risultati elettorali e di quanto sta accadendo, penso che un avvicinamento debba essere preso in considerazione, o quanto meno si debba iniziare ad approfondire questa tematica». Matrimonio Lega-UDC? Ai quattro deputati chiediamo anche cosa ne pensano di un'eventuale unione fra Lega e UDC, soprattutto nel caso in cui Norman Gobbi dovesse venir eletto in Consiglio federale. Giacomo Garzoli è scettico, «penso che ciascuno abbia delle caratteristiche proprie. Mi sembra prematuro e penso che in questo momento sia una questione di convenienze. Nella Lega c'è un'anima sociale che vedo andar poco d'accordo con lo spirito UDC». Sulla stessa linea Natalia Ferrara Micocci, «piacerebbe a molti, sì, ma solo a livello nazionale, in Ticino i due partiti sono più distanti che mai, ad esempio in Gran Consiglio votano differentemente praticamente sempre. Le unioni dovrebbero essere sui principi, sui valori. Le congiunzioni di lista per meri fini elettorali sono sbagliate. Danno un vantaggio in numeri ma si perde in identità ed anche trasparenza. Gli elettori meritano chiarezza, non calcoli da pallottoliere». Per Maurizio Agustoni «la Lega avrebbe un legame più forte con l'UDC, ma riguarda loro». Fra i due schieramenti nota convergenze ma anche importanti differenze. «In Ticino hanno due approcci molti diversi: l'UDC è un partito più liberale in ambito economico, che propugna uno Stato snello anche dal punto di vista sociale, la Lega è marcatamente statalista, con una visione economica che implica un intervento statale, per esempio sui salari minimi, e che vuole aumentare le entrate più che contenere le uscite. Sui temi di gestione dello Stato e economici mi paiono incompatibili, su quelli legati all'identità, alla migrazione e alla protezione delle frontiere ci sono più affinità». Invece Claudio Franscella reputa che una sorta di unione ci sia già. «La mossa di candidare Gobbi ha dimostrato che questi due partiti si stanno avvicinando sempre più. Lo hanno fatto anche in passato, in maniera discontinua, questa volta lo stanno facendo per l'elezione di un candidato al Consiglio federale. Sì, ritengo possa esserci un avvicinamento più concreto anche fra loro».
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