Politica
08.03.2016 - 09:200
Aggiornamento : 19.06.2018 - 15:43

Precariato, sottoccupazione e salari inferiori: le nuove discriminazioni femminili

Nel giorno della festa della donna, otto deputate in Gran Consiglio scrivono al Governo per avere delucidazioni su una situazione lavorativa non rosea

BELLINZONA - Fra mimose e auguri, la giornata delle donne serve per riflettere sulla condizione femminile. Lo fanno otto granconsigliere, con un'interrogazione che tocca il tema del precariato sul lavoro. Secondo Michela Delcò Petralli (Verdi), Claudia Crivelli Barella (Verdi), Nadia Ghisolfi (PPD), Lisa Bosia (PS), Sabrina Gendotti (PPD), Natalia Ferrara Micocci (PLR), Amanda Rueckert (Lega) e Sara Beretta Piccoli (PPD), la parità sul lavoro non ha fatto passi avanti negli ultimi anni: le donne faticano a trovare lavoro, sono pagate meno, ed è in aumento il numero di coloro che desidererebbe passare ad un'occupazione al 100%: in questi casi, si parla di sottoccupazione. Non si dispone di dati certi, però il nuovo metodo di conteggio dei posti di lavoro lascia intuire come gli impieghi di meno di 6 ore settimanali o atipici siano circa 35mila in Ticino. I dati a livello federale mostrano che oltre il 50% dei sottoccupati lavora meno di 10 ore la settimana e oltre il 75% meno di 20 ore la settimana. Percentuali queste che non permettono certo di mantenersi, tanto più se vengono applicate a salari inferiori a quelli degli uomini. In tema di salari, il divario retributivo fra una donna e un uomo è di circa 1000 franchi al mese, un 20%, che «tenendo conto che il salario mediano ticinese già è di oltre 1’000 franchi inferiore a quello nazionale, le lavoratrici in Ticino risultano doppiamente discriminate rispetto alla media nazionale». Diminuiscono i rappresentanti del sesso femminile iscritto agli Uffici regionali di collocamento, ma ciò potrebbe voler dire una rassegnazione all'inattività o un'accettazione di lavori precari, per cui non è per forza un dato positivo. Dopo queste poco rallegranti premesse, le otto donne ritengono che «è necessario fare chiarezza su queste problematiche per agire per tempo ed evitare che una nuova disparità venga ad aggiungersi a quelle di cui sono già vittime le donne», e rivolgono dunque alcune domande al Consiglio di Stato. «Sulla base della rilevazione della struttura dei salari 2014, quale è il divario retributivo fra donne e uomini in Ticino? Come è evoluto negli ultimi anni? Quali le differenze con le tendenze a livello nazionale?» «Quanti sono in Ticino i “posti di lavoro” di meno di 10 ore la settimana e di quelli di meno di 20 ore settimanali? Come è evoluta la situazione? Quanti sono occupati da donne?» «Quale è la percentuale di donne nelle professioni qualificate e nelle posizioni di quadro? Quale l’evoluzione negli ultimi anni, quali le differenze con i dati a livello nazionale?» «Sappiamo che le donne si concentrano soprattutto in rami economici caratterizzati da bassi salari. Come è evoluta la situazione negli ultimi anni? Diverge da quella a livello svizzero?» «Quante sono le donne che lavorano ad interim, a tempo determinato, con contratti su chiamata e atipici e in che settori?»
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