Politica
21.03.2016 - 09:550
Aggiornamento : 19.06.2018 - 15:43

«I tagli alla scuola sono scelte politiche»

I docenti spiegano la scelta di tenere aperte le scuole il 23 marzo. Il Ticino è solo 22° nella graduatoria degli investimenti in relazione al totale della spesa pubblica

BELLINZONA - «La scuola ticinese, i suoi insegnanti e i suoi allievi non hanno bisogno di regali avvelenati, ma del riconoscimento e del sostegno delle autorità e della popolazione di questo Cantone», così termina un'inserzione a tutta pagina sui quotidiani di oggi, firmata dai docenti, e più precisamente dal "Coordinamento delle scuole 23 marzo". Viene dapprima ricordato come il Consiglio di Stato voglia regalare una giornata aggiuntiva di vacanza per compensare «i tagli di cui la scuola, i docenti e gli allievi sono vittime», e la loro intenzione invece di recarsi lo stesso sul porto di lavoro. Dove vengono indicati i punti per cui si è deciso così, ci si chiede «di questo passo sopprimeremo settimane di scuola, anni di frequenza, ordini di scuola perché è necessario risparmiare?». I docenti si dicono poi «stanchi di essere, anno dopo anno, le vittime delle politiche di risparmio da parte dello Stato»: dagli anni '90, hanno subito innumerevoli deduzioni salariali, vari blocchi degli scatti di anzianità, peggioramenti continui delle prestazioni e del sistema della cassa pensione. La professione di insegnate diventa dunque man mano meno attrattiva, e «in alcune materie ormai si incontrano serie difficoltà a reperire candidati». Inoltre nel corso degli anni è aumentato l'orario di insegnamento settimanale degli insegnanti, oltre al numero di allievi per classe. La contestazione maggiore è però quella degli investimenti: in Ticino, sottolineano gli insegnanti, si investe il 15/20% in meno rispetto al resto della Svizzera (sono riproposte anche delle statistiche del 2009, in cui il nostro cantone è 22° in questa graduatoria, con solo il 22,9% di spesa pubblica per l'eduzione rispetto alla spesa pubblica totale, contro una media svizzera del 26,7%. Prima della classe è Basilea Campagna col 34,9%). Una scelta che «ci sembra squisitamente politica e non, come si vuole sostenere, dettata da inderogabili esigenze finanziarie». Chiudere il 23 marzo è una scelta avvilente, che secondo i docenti sminuisce i buoni risultati ottenuti dalla scuola ticinese, inversamente proporzionali agli investimenti. Infine, si ritiene che «oggi più che mai sia necessario investire nell'educazione».
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