Politica
04.05.2016 - 20:320
Aggiornamento : 19.06.2018 - 15:43

Ratti, «avvicinamento Nord-Sud? Sarà relativo, le mappe mentali non cambiano il primo giugno...»

Il professore commenta lo studio di Credit Suisse sul Ticino e AlpTransit. «Dovremo essere bravi a non dipendere da Zurigo. Bellinzona ci guadagnerà, ma ci sono bei progetti anche altrove»

BELLINZONA - AlpTransit cambierà il volto del Ticino, come indicato dallo studio del Credit Suisse, che spiega che si abiterà al Nord e si lavorerà al Sud? Lo abbiamo chiesto al professore Remigio Ratti. Cosa pensa delle conclusioni dello studio? «Non ci sono grandi novità, a parte il fatto che sono considerazioni presentate da una grande banca, quindi un attore in più e diverso dai precedenti. C'è da sperare che possa anche assecondare gli sviluppi che lo studio indica ma che per ora sono ancora potenziali. Se ci saranno degli influssi economici e degli investimenti edotti dalla nuova accessibilità servirà un settore che assecondi i bisogni, e quello delle banche è vicino a quelli dei privati e del pubblico, e potrebbe muoversi con progettualità». Bellinzona diverrà una sorta di "città dormitorio"? «Questo cambiamento è in parte già avvenuto, con nuovi quartieri. Se cambia il ruolo della città, dipenderà da nuove iniziative che potranno esserci in loco, altrimenti ci sarà una situazione di pendolarismo su Lugano. A Bellinzona ci sono possibilità da cogliere, in particolare dal punto di vista turistico e della ricerca, col polo biomedico». E per le aziende della zona vi saranno svantaggi? «Non credo, le aziende potrebbero essere avvantaggiate dal nuovo pendolarismo all'interno del Ticino, non vedo una Bellinzona che si svuota, anzi al contrario. Il problema potrebbe esserci nei confronti di Zurigo, e lo studio del Credit Suisse non ne fa cenno: una nuova accessibilità può favorire il più forte, attirare dei ticinesi, in particolare dal Sopraceneri o certe attività potrebbero essere fatte a Zurigo e dirette lì pur essendo concernenti il territorio ticinese. Starà agli imprenditori ticinesi saper reagire alla possibilità di AlpTransit, che può anche significare dipendenza. Un pendolarismo dal Ticino verso la Svizzera Interna? Non condivido il fatto che disteremo da Zurigo come Berna o San Gallo, i tempi saranno superiori all'ora e mezza e non ci sarà più la barriera del Gottardo ma quella della lingua e della cultura. Non si può parlare di integrazione del Ticino o di Bellinzona allo stesso modo come per altre città: l'avvicinamento Nord-Sud sarà relativo e dipenderà dalle nostre mappe mentali, che non cambiano e non cambieranno né il primo giugno né l'11 dicembre». Bellinzona dunque sarà la città che avrà un maggior guadagno. Le piace il gemellaggio con Lucerna? «Sì lo è, nella misura in cui si saprà valorizzare. Per il gemellaggio bisognerà vedere se oltre alla forma ci saranno i contenuti. Lucerna è un esempio, poteva diventare periferia dell'agglomerato metropolitano di Zurigo e invece ha saputo reagire, basti pensare all'università che attira in particolare i ticinesi. Sarà la città più vicina, perché calcoliamo che ci saranno lavori sulla tratta Arth Goldau-Zugo per tutto il 2018, dunque i 40 minuti di guadagno saranno tra Bellinzona e Lucerna, tra Bellinzona e Zurigo saranno solo 25». Non converrà più abitare nel Sottoceneri con AlpTransit? «Non è assolutamente così, un'autostrada o una ferrovia sono vettori che possono influenzare lo sviluppo economico, ma esso dipende in questo caso da altri fattori e bisognerà vedere chi saprà cogliere i mutamenti di accessibilità». Di Bellinzona abbiamo detto, cosa dovranno fare Locarno, Lugano e Mendrisio per cogliere le opportunità? «A Bellinzona c'è anche l'aggregazione, e un domani sarà più forte e attrattiva. A Locarno per ora c'è poco movimento, il grande progetto della città di Muralto era forse troppo grosso, le FFS si sono ritirate, io dico, a una mano di vernice dal traguardo, ovvero 11 milioni. Lugano ha il progetto dell'architetto Campi, con la Città alta e una stazione del tutto rimodernata con potenzialità di sviluppo grazie all'arrivo della Supsi e grazie all'uso di aree sinora destinate solo a parcheggi, sino a Massagno. In 6-8 anni la stazione-città cambierà! Non pensiamo però solo ad AlpTransit: nel 2018 arriverà la Stabio-Arcisate, con quattro anni di ritardo, è vero ma guardando l'avvenire non sono niente e altre opere della storia sono giunte in ritardo. Il Comune di Mendrisio è stato attivo, usando il territorio fra la stazione e l'autostrada per far insediare, si spera entro il 2018-19, la Supsi».
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