Politica
10.01.2017 - 15:060
Aggiornamento : 19.06.2018 - 15:43

«La riforma fiscale più ingiusta degli ultimi anni»: sinistra e sindacati contro "la grande bugia" della Riforma III

Questa mattina conferenza stampa del Comitato contro la Riforma. «Praticamente tutti i Comuni sono contrari. E il Consiglio di Stato, pochi mesi dopo i tagli alle famiglie, fa saltar fuori milioni a loro favore...»

BELLINZONA - La Riforma III delle imprese? Assolutamente da bocciare, perché da una risposta per adeguarsi alle nuove norme internazionali che aboliranno la possibilità per le aziende di avere uno statuto fiscale speciale, è stata trasformata in un sistema di privilegi per le grandi aziende e gli azionisti, a scapito della popolazione. A sostenerlo e ad argomentare in merito oggi a Bellinzona Marina Carobbio Guscetti, Consigliera nazionale PS, Graziano Pestoni, Presidente USS –Ticino e Moesa, Cristina Zanini Barzaghi, Municipale PS Lugano, Igor Righini, Presidente PS-Ticino, Usman Baig, Co-coordinatore I Verdi e Vincenzo Cicero, UNIA-Ticino hanno argomentato a favore del no il 12 febbraio. La sinistra e i sindacati, insomma, si sono schierati uniti contro la posizione di tre esponenti del Governo (Beltraminelli, Gobbi e Vitta), che, parlando di misure accompagnatorie, avevano di fatto propagandato un sì. A loro avviso, si è di fronte a un inganno simile a quello, come confermato dal Tribunale federale, messo in atto otto anni orsono con la Riforma II. E un sì alle urne comporterebbe, secondo il Comitato per il NO alla Riforma III dell’imposizione delle imprese, perdite per i Comuni e il Cantone attorno ai 3 miliardi, 10 milioni, per esempio, per la sola Lugano, mentre Locarno perderebbe 1,5 milioni. Per Marina Carobbio, per esempio, un sistema a favore delle aziende andrebbe a nuocere ai Comuni, portando sino a un moltiplicatore differenziato, il quale potrebbe portare «ad un aumento per le persone fisiche e a una nuova diminuzione per le persone giuridiche». Inoltre, per la Consigliera Nazionale, non c'è dubbio che «più utili aziendali potranno sfuggire all'imposizione fiscale». E i tre miliardi che mancheranno all'ente pubblico di certo avranno un peso, in un momento in cui «lo Stato deve avere i mezzi e gli strumenti adeguati per combattere l'erosione dei redditi nelle economie domestiche e affrontare le difficoltà di mole famiglie». Carobbio è critica verso la maggioranza del Governo che, come detto, si è schierata a favore della Riforma, adeguandosi ai trucchi che essa permetterà. «E per farci inghiottire l'amara pillola, solo pochi mesi dopo aver decretato dei tagli sui servizi alle famiglie, il Consiglio di Stato fa miracolosamente uscire dal cappello diversi milioni per aiutare le stesse». Ma non ha dubbi: «la Riforma è un regalo ai grandi gruppi aziendali e ai loro azionisti, mentre il ceto medio si vedrà diminuire i servizi e aumentare le imposte». Secondo la Municipale luganese Cristina Zanini Barzaghi, «la politica fiscale deve essere strettamente correlata con la sicurezza sociale. Il tema della riforma delle imprese III non è ne di sinistra ne di destra. Tutte e tutti noi vogliamo che la piazza economica svizzera resti concorrenziale. Ma con questa riforma mettiamo semplicemente in difficoltà tutti i comuni. E soprattutto le citta dove vive un quarto della popolazione svizzera e dove hanno sede l'ottanta percento delle persone giuridiche». L'importante, a suo avviso, è andare oltre gli steccati di partito, per informare la popolazione di che cosa comporterebbe un sì. «Già la riforma delle imprese II è stata approvata per un pelo dal popolo. Da allora la concorrenza fiscale fra cantoni e comuni si è ulteriormente accentuata con una gara al massacro nell'abbassare le tasse ai più ricchi e nel procedere a tagli dolorosi in ambito sociale». Graziano Pestoni di UNIA non è rimasto affatto sorpreso dal fatto che il Governo abbia presentato la Riforma III, proseguimento «della politica condotta dall'Unione europea sin dagli anni Ottanta e di quella praticata in Svizzera dagli anni Novanta», una politica «delle casse vuote , dal 1997 al 2005, ha comportato una diminuzione delle entrate annue di 207 milioni di franchi». La riforma si basa, ha detto, su una bugia: gli sgravi fiscali «non hanno mai aiutato né il tessuto economico, né l'occupazione e tanto-meno i livelli salariali nel nostro cantone. Anzi, complice successivamente una libera circolazione delle persone senza regole, il mondo del lavoro si è ulteriormente degradato. Le affermazioni del Governo ticinese secondo le quali la RIE è favorevole alle famiglie è priva di ogni fondamento. La diminuzione delle entrate fiscali avrà invece gravi ripercussioni sulle finanze dei cantoni e dei comuni, sulla qualità del servizio pubblico, sulla socialità e la politica scolastica». Per il suo collega sindacalista Vincenzo Cicero, siamo di fronte alla «più ingiusta riforma fiscale degli ultimi anni», La Riforma è di fatto un'imposizione dell'UE, e lo ha sottolineato nel suo intervento anche il co-coordinatore del Verdi Usman Baig, per poi puntare sulle conseguenze che un sì potrebbe avere sui Comuni. «Praticamente tutti gli esecutivi dei grossi centri svizzeri, indipendentemente dal colore politico, si sono schierati contro questa riforma. Solamente per quanto riguarda i Cantoni la Confederazione ha previsto delle compensazioni», ha spiegato. «Questa riforma mette in competizione i cittadini contribuenti che dovranno compensare le perdite fiscali causate dalla massiccia riduzione del gettito delle imprese, e mette sotto pressione anche il territorio. Eticamente non risulta corretto battersi per mantenere le tassazioni delle Holding in Svizzera, così facendo si privano i paesi in via di sviluppo della minima contropartita delle risorse consumante sul loro territorio. I Verdi del Ticino sono a favore di una politica fiscale equa e sostenibile che non incoraggi le multinazionali a spostare in Svizzera i profitti realizzati nei paesi in sviluppo», anzi, vogliono «istituire incentivi fiscali positivi e prelevare sul consumo delle risorse naturali un'imposta di incentivazione a destinazione vincolata o senza incidenza sul bilancio». Il Comitato è convinto che un sì alla Riforma porterebbe a un danno pagato in particolare dal ceto medio, senza nemmeno la certezza che i calcoli siano corretti (dopo la Riforma II, le perdite furono dieci volte superiori a quelle stimate). Riassumendo, Igor Righini ha chiesto «che sia detto basta a questa politica dei tagli, la quale fa parte di una strategia per diminuire la capacità dello stato di essere efficace nella sua azione di ridistribuzione della ricchezza».
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