Politica
10.04.2017 - 11:250
Aggiornamento : 19.06.2018 - 15:43

Bertoli contrattacca, "sarebbe meglio dire che "Prima i nostri" ha dei limiti. Troppo facile scaricare le colpe sul Governo"

Il Presidente del Governo risponde alle accuse della Commissione. "Ci stiamo muovendo già da anni a difesa dei residenti. Ma la cosa migliore sarebbe agire a livello nazionale con misure d'accompagnamento"

BELLINZONA – Manuele Bertoli è da pochi giorni il Presidente del Governo, ed ha già dovuto far fronte all’attacco della Commissione speciale per l’attuazione di “Prima i nostri”, che nel suo rapporto è andata giù pesante contro il Consiglio di Stato: gli aveva infatti rimproverato scarsa visione prospettica, nonostante le promesse iniziali, e difficoltà ad accedere alle informazioni.

"Invece di scaricare delle colpe sulle spalle di altri, come fa la Commissione, bisognerebbe essere trasparenti verso i cittadini, dicendo che oggettivamente l’iniziativa ha sempre avuto... dei limiti intrinseci. È cioè di difficile attuazione, come per altro aveva già rilevato la perizia giuridica ordinata a suo tempo dal parlamento", ha contrattaccato Bertoli, senza mezzi termini, dalle colonne del Caffé.

Non gli è piaciuta la velata accusa rivolta al Governo di non essersi reso disponibile per la Commissione, e ha voluto precisare come esso “è intervenuto in questo campo ben prima dell’iniziativa Prima i nostri e dei lavori della Commissione. Sono anni, diversi anni che una serie di prassi interne sono cambiate andando nella direzione del sostegno dei residenti. Questo governo, come quello precedente, non se n’è stato a guardare in questi anni ma ha fatto ciò che realisticamente può fare un Cantone in difesa di un mercato del lavoro che è ancora... direi parzialmente fragile, soprattutto in alcuni settori”.

Alcune idee della Commissione, come gli sgravi per aziende che favoriscono la manodopera residente o l’inasprimento delle regole per la concessione o il rinnovo di permessi per i frontalieri sembrano a Bertoli di difficile attuazione perché si scontrano con delle leggi. A suo avviso, bisognerebbe agire a livello nazionale tramite misure d’accompagnamento.

Insomma, "ü troppo semplice scaricare oggi responsabilità sul governo o su altri per azioni politiche impossibili da concretizzare, se non scontrandosi con il diritto superiore".
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