Politica
04.10.2017 - 17:000
Aggiornamento : 19.06.2018 - 15:43

La richiesta del PS delusa. Righini, "restiamo dell'idea che Beltraminelli debba assumersi le responsabilità politiche"

Il presidente socialista ritiene che sia importante "andare a fondo per estirpare dal mercato parti malate come la Argo 1, che si presentava senza referenze e agendo nell'illegalità. L'esperto? Poteva indagare su altro... Il Ministro ha dato la colpa alla sua amministrazione"

BELLINZONA – Il PS voleva un passo indietro da Paolo Beltraminelli, che non è arrivato. Qualche misura il Governo l’ha presa, per approfondire il caso Argo 1: abbiamo chiesto al Presidente socialista Igor Righini se è soddisfatto.

“Quella su Beltraminelli era una delle nostre due richieste. Desideravamo lasciasse la direzione della divisione toccata dal caso Argo 1 finché non si fosse messa definitivamente la parola fine al caso, la seconda l’apertura di una Commissione parlamentare d’inchiesta, fattore che pare andare avanti”.

Relativamente al Ministro, sorpresi? Vi attendavate che la richiesta venisse accolta?
“Noi abbiamo fatto una richiesta perché siamo convinti che è la direzione giusta da imboccare in questo momento estremamente difficile, dove il caso Argo 1 è più aperto che mai e le varie ramificazioni del caso vanno vedere che siamo di fronte a un caso grave”.

Ma lui ha scelto di non fare nessun passo indietro…
“Lui ha deciso di aver assunto una responsabilità, dal punto di vista amministrativa facendo ricadere la colpa sul suo personale amministrativo. Noi riteniamo invece che dovrà assumersi anche responsabilità politiche, cosa che non ha fatto: vuol dire assumersele non solo a parole, bensì nei fatti, dunque con tutte le conseguenze. Restiamo convinti che il passo indietro sarebbe stata la soluzione a problemi di questo tipo. Abbiamo fatto la proposta, il Governo ha deciso, Paolo Beltraminelli vedrà cosa vorrà fare con l’evoluzione dei fatti legati al caso”.

La nomina dell’esperto vi convince?
“Il Partito Socialista aveva richiesto di fare un’inchiesta amministrativa a primavera, il Consiglio di Stato ha  reagito alla fine dell’estate facendo un’inchiesta amministrativa legata a un caso, ora la estende ad altri settori. Va bene, ma doveva farlo molto prima”.

Come giudicate Marco Bertoli? Lo conoscete?
“ Non giudico l’esperto, ma constato che queste questioni si possono regolare attraverso il buonsenso: lo Stato più giudicare se il prezzo era attendibile senza chiamare un perito”.

Dunque, pare di capire che ritiene che egli poteva indagare su altro….
“Secondo noi certamente. Bisogna pur dire una cosa: ci sono in gioco tre poteri. La Magistratura sta facendo la sua parte, in modo indipendentemente, ed è il potere giudiziario. L’esecutivo, ovvero il Consiglio di Stato, ha deciso di andare in questa direzione. Resta aperta la questione fondamentale legata ad una CPI, chiamata a chiarire quelle che sono le responsabilità politiche, e questo spetta al Legislativo”.

Torniamo al punto dolente. Quanto deciso ieri vi pare un rimpallo di responsabilità?
“Non pensavamo che ieri ci potesse essere una decisione, dato che essa spetta al Parlamento che deve votare. Hanno scelto di studiare un progetto da sottoporgli e mi auguro sia questa la soluzione. Un rappresentante per ogni gruppo più un esterno ci piace? È previsto dalla legge, l’importante è che vengano prese tutte le decisioni nel rispetto dalla legge, senza inventare soluzioni non determinante da una base legale. Piena fiducia alla politica che deve fare la sua parte, i parlamentari non sono persone non adatte, la legge lo prevede e si deve farlo”.

È forse difficile dirlo ora, ma secondo lei dal caso Argo 1 uscirà qualcosa, o tutto verrà archiviato come se nulla fosse?
“Sono convinto di una cosa: la politica deve fare il suo compito. Fuori ci sono dei cittadini che ci stanno guardando e giudicando, ci sono degli elettori che un domani voteranno, in particolare ci sono dei cittadini che dalla politica si aspettano risposte, precise, determinate. È ciò che bisogna fare, non nell’interesse delle speculazioni partitiche bensì del bene comune. Abbiamo a che fare con persone che si sono presentate con una ditta che non aveva nessun tipo di referenze, che agiva nell’illegalità, ed è nell’interesse di tutti noi estirpare queste parti malate per favorire un’economia sana che faccia il bene collettivo”.


Paola Bernasconi
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