Politica
04.03.2018 - 15:220
Aggiornamento : 19.06.2018 - 15:43

Bühler, "non finisce qui. Ci prendiamo il merito di aver lanciato un dibattito e di aver fatto parlare della diminuzione del canone. La percentuale? Il sondaggio ci aveva fatto sperare..."

È stato uno dei principali fautori di No Billag ma ammette che "non si ambiva a vincere. Troppo forte la voce dei contrari, con l'ausilio della RSI, che hanno mobilitato un numero eccezionale di persone, con la minaccia della sparizione della RSI. Ma intanto il Ticino ci ha sostenuto più di altri Cantoni*"

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BELLINZONA – Un po’ deluso perché i sondaggi avevano fatto sperare in un risultato meno netto, ma tutto sommato contento per quello che la campagna ha portato. In Alain Bühler, che raggiungiamo in questo pomeriggio concitato, i sentimenti che si alternano sono questi due.

“Sottolineiamo che il Ticino, il Cantone che ha più da guadagnare dall’attuale sistema di ripartizione del canone, è quello che ha sostenuto in maniera più massiccia l’iniziativa, parlando anche di due punti percentuali più di altre realtà”, spiega.

“Siamo delusi ma in modo parziale. Quel che abbiamo ottenuto col dibattito è più di quel che si avrebbe avuto senza. Senza di esso, infatti, non ci sarebbero state certe promesse e neppure la possibilità di ridurre il canone. Ciascuno può dire quel che vuole però nel 2015 si parlava di 400 franchi di canone, ora siamo a 365 e Leuthard in alcune interviste ha parlato di 300. L’effetto No Billag è questo. Ci si è espressi più sul mantenimento del servizio pubblico che sul canone in sé, e una futura iniziativa dovrà tenerne conto”.

Sì, perché i fautori di No Billag non mollano e sono pronti a tornare in campo per far abbassare il canone. “È allo studio, la presenteremo a tempo debito. A quanto punteremo? Le cifre ancora ballano, qualcuno parla di 300, a me piacerebbe 200 come nel controprogetto originale delle Camere Federali. Potrebbe anche essere variabile, ancorato ad alcuni dati”.

“Il sondaggio ci aveva fatto sperare in un 45% contro un 55%”, spiega. “Non si ambiva a vincere, ovvio, la campagna dei contrari, con l’ausilio della RSI era troppo forte, davvero troppo forte. Ha fatto passare un chiaro messaggio a cui i ticinesi hanno risposto. Siamo davanti a una mobilitazione straordinaria, se fossimo rimasti al numero di cittadini che di solito votano probabilmente il risultato sarebbe stato più appaiati. I contrari hanno saputo mobilitare una forza eccezionale, con la minaccia di far sparire la RSI: del tutto opinabile, dato che non si sapeva che cosa il Parlamento avrebbe attuato. Al di là di questo, come Comitato ci prendiamo il merito di aver accesso un dibattito. Non si discute più solo su quanto deve ammontare il canone ma del ruolo della SSR nel panorama mediatico svizzero, così come di quello delle altre realtà, siano essi i portali online o le tv, radio e giornali regionali. Ribadisco con forza che la pluralità mediatica la fanno tutti i media, non è una prerogativa della SSR, come non lo è l’informazione di qualità”.
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