Politica
27.05.2018 - 10:530
Aggiornamento 19.06.2018 - 15:43

I sindaci dei comuni di confine a Zali: "I ristorni per noi sono vitali e li usiamo nel rispetto delle regole"

"Dalla Svizzera – spiega al Caffè il vicesindaco di Ronago Davide Brienza – arrivano circa 200mila euro. Li spendiamo in opere transfrontaliere. Siamo per la massima trasparenza, non abbiamo alcun problema a spiegare come vengono spesi"

BELLINZONA – Vincolare il riversamento dei ristorni. La proposta del presidente del Consiglio di Stato Claudio Zali non trova consensi unanimi, né dalla parte svizzera né dai paesi di frontiera.

Dopo che il Governo, per maggioranza, ha deciso di rinviare la decisione dopo un incontro con la Regione Lombardia, il Caffè ha raccolto le opinioni di alcuni sindaci delle località di confine.

"Dalla Svizzera – spiega il vicesindaco di Ronago Davide Brienza al domenicale – arrivano circa 200mila euro. Li spendiamo in opere transfrontaliere. Siamo per la massima trasparenza, non abbiamo alcun problema a spiegare come vengono spesi. Abbiamo creato parcheggi, in modo tale che i lavoratori diretti in Svizzera possono lasciare l'auto lì e spostarsi con i mezzi pubblici. Abbiamo anche investito sulla videosorveglianza ai valichi".

Il vicesindaco di Uggiate Trevano Mirko Baruffini non comprende totalmente la proposta di Zali. "È dal 1974 che i soldi che arrivano dalla Confederazione sono vincolati e servono per viabilità, trasporti e servizi. La normativa prevede già quanto richiesto dal Governo ticinese..."

La Provincia di Varese e quella di Como ricevono complessivamente circa 14 milioni dalla Svizzera. "Usiamo questi soldi interamente in opere stradali e sicurezza attorno alla linea di confine" conclude Baruffini.

"Capisco – dichiara al Caffè il sindaco di Cannobio Giandomenico Albertella – il senso della richiesta di Zali, ma non comprendo il principio. Bloccando i ristorni non si fa pressione su Roma, ma si va a colpire dei piccoli paesi che senza quei soldi fanno fatica ad andare avanti".

"Il Comune di Bizzarone riceve 200mila euro di ristorni – spiega il sindaco Guido Bertocchi –. È poca roba, ma ci atteniamo alla lettera alla legge sistemando strade e parcheggi".

"Noi invece – dice Massimo Mastromarino, sindaco di Lavena Ponte Tresa –, usiamo i ristorni per interventi che vanno dalla depurazione del lago ai parcheggi. Per un comune come il nostro rappresentano il 20% dell'entrate".

Anche il comune di Valsolda non potrebbe andare avanti senza i ristorni. "Sono linfa vitale, senza quei 350mila euro all'anno saremmo spacciati", ammette il sindaco Giuseppe Farina.

Il sindaco di Cannero Federico Carmine spiega al domenicale qual è la procedura da seguire dopo aver speso i soldi provenienti dalla Confederazione Svizzera. "Dobbiamo compilare e mandare un formulario a Roma dove è precisato che tipi di lavori abbiamo effettuato".
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