Politica
17.08.2018 - 09:000

Uomo o politico? Ogni cosa è atto politico e si è in campagna perenne?

Coi social, il tema si è amplicato. E così qualsiasi idea, azione o commento, anche scehrzoso, viene ritenuto "un modo per racimolare voti"

BELLINZONA - L’estate si sta avviando vero la sua conclusione e presto le vacanze finiranno e inizierà la pre campagna elettorale. Ovvero, la scelta dei nomi, più che altro le speculazioni, le indiscrezioni, le conferme e le smentite, sino alle squadre definitive che scenderanno in campo. Poi, saranno lunghi mesi di campagna.
Ma in realtà, quando comincia? E quando finisce? Un politico, in fondo, la riconferma deve meritarsela durante tutta la legislatura, non solo negli ultimi mesi. Va valutato, e si sa, il suo lavoro nell’arco di quattro anni e da lì decidere se confermalo, promuoverlo o bocciarlo. Come si fa a sapere che cosa fa un deputato o un Consigliere di Stato? Di solito, si seguono i dibattiti, ci si informa sui media. Ma da quando ci sono i social network, inutile dirlo, è cambiato tutto.

Col politico spesso si può dialogare, ci si possono scambiare idee. Si può seguire quello che scrive e quello che pensa in maniera particolareggiata, e chi è abile senza dubbio utilizza i nuovi mezzi di comunicazione a suo vantaggio.

C’è il rovescio della medaglia, però. Tutto quello che scrive, posta, commenta, diventa un atto politico. Dal commento a una notizia sino alla raccolta fondi per un bambino malato, da una foto a un tag. Se l’idea piace, si mette magari il cuoricino, se appena non piace, la si bolla come “atto per ricevere voti”. In una sorta di campagna elettorale costante, in cui ogni cosa è finalizzata alla conferma del seggio.

Ma i politici, in particolare in paesi come il nostro dove sono di milizia, non sono in servizio 24 ore su 24. Il profilo Facebook non è il sito ufficiale, e a volte ci si lascia andare a un commento personale, alla foto con la moglie, a una critica al paesaggio, a una suggestione di vacanza. Tutti atti politici? Certo che no, anche se poi dopo l’immagine di una grigliata spunta il commento ad un articolo, e allora è politica. Uomo o politico? Tutti e due, uniti ma distinti.
La tecnologia offre la possibilità di creare un profilo privato e uno stile pagina pubblica, così qualcuno ha deciso di farlo. Da una parte, il politico, dall’altra la persona. Che però sono due facce della stessa medaglia. È corretto votare qualcuno perché segnala la sporcizia in un bosco, o non farlo per lo stesso motivo? In realtà, ciascuno sceglie secondo i propri criteri, e anche prima dei social, di certo l’immagine pubblica ed anche simpatia e disponibilità, più altri dettagli (qualcuno addirittura sceglieva anche per aspetto fisico…), facevano la differenza in caso di dubbio.

La domanda che deve porsi un politico è cosa pubblicare e che cosa no. Un quesito per tutti, in tempi di guerre di privacy, che tocca chi dovrà, fra pochi mesi, ancor di più. Tutto quanto è fatto per ottenere voti, come insinua qualcuno? Ogni azione, ogni foto, ogni commento? Vogliamo credere di no, vogliamo essere certi che certe azioni si farebbero anche se si fosse dei “comuni” cittadini senza nessuna poltrona da difendere, e che le buone mosse diventino semmai una discriminante fra il ritenere qualcuno una brava persona o meno. E da lì, la decisione se sostenerla oppure no.

Però non si può vivere in campagna elettorale perenne. Misurare ogni parola, credere che dietro tutto ci sia un tornaconto. Se realmente è così, si vive un ruolo, 24 ore su 24, sette giorni su sette, per un mese, un anno, una legislatura. Quasi impossibile, un copione degno del Grande Fratello.

Vogliamo ancora credere alla spontaneità di un post, che poi a volte viene ripreso da noi media che gli facciamo da cassa di risonanza, non solo perché l’ha detto il politico ma perché il tema trattato è interessante e dà degli spunti. Pensare, da qui ad aprile ed oltre, di leggere a ogni commento “cosa non si farebbe per attirare voti”, beh, non ci piace. Ormai nel mondo virtuale i politici devono stare attenti a ogni passo, a ogni mossa, devono studiare ogni foto. Se potesse non essere così? Se si potesse giudicare soprattutto per quanto fatto in quattro anni e non solo per una foto, un’osservazione, un’azione, fatta dall’uomo e non dal politico? Ci guadagneremmo probabilmente tutti, in tema e in contenuti, ed anche la nostra politica, che diverrebbe più sostanziosa.

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