Elezioni 2019
20.09.2019 - 19:010

Ghiggia puntualizza: "Quella segretaria è con me da otto anni, parla cinque lingue. Per quanto riguarda i frontalieri..."

Dopo la discussa partecipazione al Quotidiano, lancia una frecciatina ad alcuni colleghi politici e precisa: "In alcuni settori bisogna attingere all'Italia, dal personale di servizio alla ristorazione, dall'artigianato al sanitario"

di Battista Ghiggia*

Personale frontaliero? Adesso vi spiego come stanno le cose!

Mercoledì sera al Quotidiano, di cui ero ospite, mi è stato chiesto che cosa ho fatto negli ultimi quattro anni a livello politico.

Ho risposto di aver fatto quella cosa strana che la gente normale, non esasperata dalle cadreghe, fa, e che si chiama: lavorare. Strana soprattutto per chi nella vita non ha mai lavorato o vive di mandati pubblici.

Non avendo cariche elettive non sono di certo andato a rubare la scena agli altri che ci tengono tanto ad averla. Ma non ho mai smesso di osservare e di interessarmi a quello che accadeva in Ticino, a Berna e sul piano internazionale sul fronte politico.

Prima i nostri non significa solo i nostri…

Un’altra domanda con la quale il conduttore mi ha stuzzicato è quella relativa alla mia collaboratrice personale, che è una frontaliera.

Ebbene, in Tcino diverse aziende e diversi professionisti hanno il problema di reperire personale altamente qualificato, soprattutto in alcuni settori. Problema che esiste anche per ruoli poco qualificati, dove spesso occorre far ricorso a lavoratori stranieri, siano essi residenti o frontalieri.

Per quanto mi concerne, come ho già spiegato durante la trasmissione, nel mio Studio legale l’attività internazionale rappresenta circa il 50%, e giornalmente vengono utilizzate dalle due alle quattro o più lingue straniere. Io ne parlo correntemente cinque e devo avere un’assistente qualificata di alto profilo, assunta tra l’altro nel 2011, ben 8 anni or sono, con competenze linguistiche e professionali elevate (5 lingue) e con uno stipendio altrettanto elevato. Elevato anche per il mercato locale, beninteso.

È un profilo, quello della mia collaboratrice, difficile da trovare non solo in Ticino, ma ovunque. Non stiamo parlando infatti di una semplice impiegata di commercio che apre la corrispondenza e svolge lavori d’ufficio di routine. Di conseguenza nulla a che vedere con casi di dumping o quant’altro.

Dove ci sono competenze e qualifiche sul mercato locale non è invece necessario far capo a stranieri e questo principio è per me sacrosanto. In ambito bancario, per esempio, si trovano sulla piazza i profili necessari ad una corretta e performante attività bancaria. Per questo motivo nella Banca di cui sono Presidente del Consiglio di Amministrazione non c’è e non c’è mai stato bisogno di assumere frontalieri, e quindi non ce ne sono.

Diversa invece la questione nei settori del personale di servizio, della ristorazione, nell’artigianato e sanitario, dove è molto più difficile trovare le persone con le qualifiche adeguate in loco e/o che sono disposte a svolgere questo genere di attività. Qui spesso il personale frontaliero è l’unico disponibile.

Comunque, nella casa per anziani di cui sono presidente il personale frontaliere non supera il 16,3% perché la Direzione ha l’istruzione di assumere, a parità di qualifiche, personale locale. Inoltre in questo istituto, quando si assumono frontalieri non c’è dumping salariale perché vige il contratto collettivo come nell’intero settore.

*Candidato al Consiglio degli Stati, Lega

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