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04.10.2016 - 19:270
Aggiornamento : 19.06.2018 - 15:43

Alessandro Proto, «il mio progetto da sette milioni di euro per il Chiasso. Ma...»

Per l'imprenditore dopo quello del Centro Ovale, ad aprile il no anche da parte della società rossoblù. «Non ho mai parlato coi proprietari, solo con Belotti. Volevamo portare la squadra in Super League»

CHIASSO - Quello di Alessandro Proto è un nome noto a Chiasso: l'imprenditore voleva investire nel Centro Ovale, ma ha ricevuto picche. Lo stesso è accaduto, ha svelato nei giorni scorsi, con il Football Club Chiasso. Lo abbiamo contattato per capire che progetti aveva per la compagine rossoblù. Come è nato il vostro interesse per il Chiasso? «Circa un anno fa avevamo la volontà di valutare alcune squadre di calcio su cui investire. Dopo aver esaminato diverse squadre e aver chiesto della documentazione, avevamo optato per il Chiasso. Avendo vissuto per qualche anno nel Mendrisiotto sarei stato contento se si fosse conclusa questa trattativa: non parlo di affetto, perché negli affari non si può farlo ma mi avrebbe fatto piacere». Avevate valutato altre squadre svizzere o addirittura ticinesi? «C'erano altre due squadre di Challenge League (dunque nessun'altra ticinese, ndr), poi abbiamo scelto il Chiasso, e, non essendo andata a buon fine la trattativa, stiamo concludendo l'acquisto di una formazione di seconda divisione inglese». Nell'email di intenti indirizzata al Chiasso, che ci ha mostrato, si rivolge a Riccardo Belotti. Come mai non avete avuto contatti con la proprietà? «Ho sempre avuto contatti esclusivamente con lui e con un assistente. Ma ora non è più nel Chiasso (si stupisce, ndr)? Abbiamo inviato una manifestazione di interesse, lui ci ha risposto dopo una decina di giorni dicendo che non erano interessati. Non so come mai ho avuto a che fare solo con lui, avevamo mandato al Chiasso una richiesta di incontro per sviscerare le nostre intenzioni e abbiamo avuto due incontri, io e il mio direttore finanziario, con Belotti che rappresentava la società. Perché non abbiamo mai visto i proprietari? Non saprei dirle». Se si capisce bene, valutavate la società un milione e mezzo di euro (circa 1 milione e 600 mila franchi). Che situazione finanziaria avete trovato? «Eravamo pronti ad acquistare la società per un milione e mezzo, tolti i debiti. Ovviamente, prima di acquistare una qualsiasi attività, si fa una valutazione. Abbiamo ricevuto i dati da parte del Chiasso e i bilanci, quanto guadagnavano i calciatori, quali erano in prestito, l'organico amministrativo. Non dico quanto erano i debiti, non è giusto farlo, non erano comunque tantissimi ma neppure così pochi, sempre ripianati da sponsorizzazioni derivate dalla proprietà. L'offerta di un milione e mezzo, però, posso assicurarle che era molto al di sopra del valore reale della società ad aprile del 2016». Che progetti avevate per il Chiasso? «Pensavamo e pensiamo, io in primis, che il Chiasso è una squadra con alle spalle una storia importante, e che ha un brand che se sviluppato nel modo giusto può essere paragonato, con le giuste proporzioni, col Torino: una compagine gloriosa caduta un po' in disgrazia a causa di gestione sbagliate. Volevamo riportarlo agli albori di una volta, investendo nella società. Abbiamo dei rapporti molto stretti con squadre di primissimo livello, sia in Italia che all'estero, il progetto era di portare calciatori importanti, anche di squadre estere, a giocare qui. E volevamo sviluppare il settore giovanile, che attualmente a Chiasso non c'è (esiste il Raggruppamento Mendrisiotto, ndr). C'era un piano industriale pensato in tre /cinque anni, volto a far tornare il Chiasso in Super League, con lo sviluppo delle settore giovanile». Quanto eravate pronti a investire? Il budget di investimento in tre/cinque anni era di sette milioni di euro (circa 7 milioni e 700 mila franchi, ndr), una cifra assolutamente ragguardevole per una realtà come il Chiasso in questo momento». Il no è stato motivato? «Ci è stata solo inviata una email in cui si diceva che ciò che era stato inviato come manifestazione di interesse non era di loro interesse, sempre da parte di Belotti. Una volta ricevuta questa comunicazione, per noi era chiusa. Avevamo fatto una proposta abbastanza interessante, non siamo di certo quelli che inseguono, e siamo dunque andati su altre strade». A suo avviso, l'organico amministrativo al momento com'era? Sottodimensionato, corretto o sovradimensionato? «Secondo me era abbastanza giusto, non andava a incidere molto. Più che l'incidenza dal punto di vista economico avrei sottolineato quella dal punto di vista operativo: mi sono ritrovato a parlare con Belotti e un assistente e ho trovato interlocutori non all'altezza della situazione. La gestione a mio avviso era sbagliata». Dopo quello del Centro Ovale, il no del Chiasso: pensa ci siano dei pregiudizi verso Alessandro Proto? «(ci pensa un attimo, ndr). Non penso ci siano pregiudizi. Il Centro Ovale è un discorso diverso, volevamo investire un milione e mezzo all'anno garantito in affitti, con la ristrutturazione a nostro carico, ci era stato detto che era in essere una trattativa con dei signori per l'Aurum Gate (che mi pareva campato in aria...). Nel Chiasso abbiamo trovato una gestione dal punto di vista amministrativo incompetente, secondo me invece nel Centro Ovale c'erano degli interessi che non permettevano in quel momento nessun altro tipo di ingresso. Sennò non si spiega il rifiuto... Poteva diventare davvero un polo attrattivo sotto tutti i punti di vista. Comunque, se ci sono pregiudizi non vanno a intaccare la mia persona o il mio businnes ma più che altro i progetti che si potrebbero sviluppare nel Mendrisiotto e soprattutto a Chiasso. A me investire qui o da un'altra parte o comprare il Chiasso o una squadra inglese cambia poco, mentre per Chiasso poteva essere diverso. E i fatti ci stanno dando ragione».
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