Sport
15.03.2018 - 22:020
Aggiornamento : 19.06.2018 - 15:43

Gli ultras del Lugano dicono no all'idea di Gobbi, e solidarizzano coi cugini: "lavoro e famiglia sono valori sacri"

Nella gara di playoff contro il Friborgo alla Resega gli ultras espongono due striscioni eloquenti, di cui uno con insulti, contro il Ministro leghista che vorrebbe usare il pugno duro contro il tifo violento, introducendo sistemi identificativi all'entrata degli impianti

LUGANO – La misura proposta da Norman Gobbi, ovvero che le compagini delle serie maggiori sia di calcio che di hockey dovranno dotare gli stadi di sistemi informatici per registrare i volti di chi entra e confrontarli con la foto sui documenti, piace ai tifosi, come abbiamo riferito nell’articolo di oggi. Ma non agli ultrà, o almeno, a quelli del Lugano.

Come era prevedibile: le curve, solitamente, sono quelle che maggiormente faticano a accettare le novità, soprattutto se esse sono restrittive.

I fans bianconeri, nella gara di playoff contro il Friborgo di questa sera, hanno esposto uno striscione eloquente: “lavoro e famiglia sono valori sacri, gli ultras non vanno trattati come autori di massacri”.

Riprendono un po’, insomma, la versione del Forum Alternativo, che aveva attaccato il blitz, in un'inedita solidarietà luganese-piottina. Il mondo ultras, comunque, spesso è più unito di quel che si pensa su certe problematiche, oltre le maglie.

E poi aggiungono, oltre al classico “ultras liberi”, un “Il tuo grugnito non è stato gradito”, con un insulto a Gobbi.

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