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23.07.2018 - 16:000

Oezil e l'integrazione, "tedesco quando solo quando si vince... lascio!"

La decisione del calciatore, dopo la foto con Erdogan, di non giocare più in Nazionale, tocca polemiche simili a quelle che hanno toccato la Svizzera

BERLINO – Una polemica che potrebbe risuonare in Svizzera: non vengo considerato abbastanza tedesco e così lascio la Nazionale. Mesut Oezil getta la spugna e lascia la Mannschaft, ovvero la Nazionale tedesca.


"Sono tedesco quando vinciamo e immigrato quando perdiamo. Questo perché nonostante pago le tasse in Germania, ho fatto diverse donazioni alle scuole tedesche e vinto la coppa del mondo 2014 con la Germania, non sono ancora accettato nella società. Ci sono dei criteri per essere pienamente tedesco che non ho? Forse perché sono turco? O perché sono mussulmano? Essere definito turco-tedesco vuol dire distinguere persone con famiglie da più paesi. Io sono nato e cresciuto in Germania, quindi perché la gente non accetta che sono tedesco? Sono trattato come uno diverso. Ho due cuori, uno tedesco e uno turco. Durante la mia infanzia mia madre mi ha trasmesso il valore del rispetto, chiedendomi di non dimenticare le mie origini”, scrive.


Il tutto è partito da una foto, con Erdogan, presidente turco, prima del Mondiale. “Per me non aveva importanza che fosse il presidente turco o quello tedesco, perché mi sarei comportato allo stesso modo. Quando Matthäus ha incontrato Putin non si è gridato allo scandalo. Perché la federazione chiede a me di spiegare il caso Erdogan e non ha chiesto alla Mercedes, suo sponsor, di prendere posizione sullo scandalo emissioni? Per me la foto con Erdogan non era propaganda, ma è stata usata per fare propaganda destrorsa. Non si criticavano le mie prestazioni ma il mio legame con le mie radici. Hanno usato la foto per mettere la Germania contro di me”.


E allora lascia, sentendosi ingiustamente vittima di razzismo, dicendo che si è dimenticato quanto di buono ha fatto per la Nazionale nei suoi anni di carriera


Un tema che non lascia indifferenti in Svizzera, dove diverse persone non si riconoscono nella Nazionale che ha diversi naturalizzati, accusandoli di non cantare l’inno. Le polemiche sono esplose dopo i gesti delle aquile, compreso quello in vacanza di Xhaka.


Si vuole andare nella direzione di Oezil? Il suo è lo sfogo e l’addio di un calciatore, di un ragazzo, ferito. Farà scuola? È davvero quello che si desidera? Domande sull’integrazione che anche per il calcio sono ormai inevitabili.

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