6 mag 2012 - 09:41

Il finlandese del Bellinzona escluso dal derby contro il Lugano per essersi presentato in ritardo all’allenamento. L’allenatore non fa sconti su regole condivise da tutti e che nel calcio sono spesso calpestate per pigrizia e menefreghismo


A quanto pare il ritardo è stato di un minuto e mezzo (1’30”), ma per quel minuto e mezzo Sakari Mattila, centrocampista del Bellinzona, si è perso il derby col Lugano, attesissima sfida nella corsa alla promozione in Super League. L’allenatore Martin Andermatt, uno svizzero tedesco intagliato nella pietra, ha applicato le regole e il finlandese, che è un pilastro della squadra, è finito in tribuna. I fatti: alla rifinitura del mattino in vista della partita più importante del campionato, Mattila arriva in ritardo. Forse non è suonata la sveglia o chissà, resta il fatto che, come ha spiegato il teutonico Andermatt, “un minuto o mezzora non cambia nulla, è ritardo e basta”.

Troppo severo? L’allenatore non si è scomposto quando gli hanno fatto la domanda, rispondendo con la chiarezza dei confederati quando sono nel campo delle minuzie: “Ci sono delle regole che abbiamo sottoscritto tutti assieme all’inizio del campionato, vanno rispettate, chi sbaglia paga e i giovani devono imparare a rispettare i compagni. Mattila, da lunedì tornerà ad allenarsi normalmente, nessun problema”.

Dunque, ci sono un paio di parti interessanti. La prima è che, contrariamente agli eccessi di giocatori straviziati e tendenti al teppismo, il Bellinzona di Andermatt fa rispettare regole semplici e condivise senza derogare di fronte a scuse o al nome dell’imputato; la seconda è che le punizioni non sono individuali, ma toccano lo spirito collettivo della squadra cercando l’educazione al rispetto reciproco.

La cosa notevole è che il caso-Mattila è un non-caso, depotenziato in partenza del suo peso di illazioni proprio per la disarmante limpidezza delle motivazioni: “Avete già visto un giocatore arrivare in ritardo e cominciare la partita un minuto dopo gli altri?”. (Beh, in effetti qualche exploit del genere c’è stato, ma era roba da calcio regionale, non certo da professionisti). La questione è finita lì, impossibile polemizzare o pescare nel torbido.

Ma ora le correnti d’opinione si scontreranno di sicuro tra chi invoca libertà di non essere troppo schiavi del tempo o della testa quadra di chi comanda e chi invece esige precisione. Non c’è scontro: quando si ha a che fare con gli altri in modo collettivo e libero, infrangere anche solo una piccola regola come quella di un orario condiviso è segno di cattiva educazione, non di libertà di pensiero o di chissà quale spirito rivoluzionario.

Al contrario del ritardatario Mattila, Andermatt è invece in perfetto orario sulla strada progettata. Battuto il Lugano in un derby giocato con passione e forza, a tre partite dalla fine il secondo posto è quasi una realtà, e il primo è lontano solo sei punti. Il Bellinzona ha fatto l’elastico per tutta la stagione, allontanandosi e avvicinandosi. Ora che i giochi si fanno pesanti, puntuale come esige il suo mister, fa tic-tac, tic-tac e non si ferma mai. Gli svizzeri tedeschi non saranno fantasiosi, ma nelle loro quattro regole precise sono indistruttibili. Altro che applausi e risolini ad ogni sostituzione, petardi e aperitivi, puttane e videogame. Che sia il rispetto delle piccole cose a far crescere un uomo e liberarne davvero il pensiero? Mio nonno lo sosteneva e forse anche Martin Andermatt.

Giorgen