Via Nassa, futuro a tinte... nere. Il Ceo di Multi, "sarà un bagno di sangue. E anche i sindacati... Ecco come agirei"
D'Andrea ritiene che il commercio potrebbe scomparire nelle piazze e nei centri storici. "Tra shop online e italiani che non vengono più, io proporrei di creare punti di incontro attrattivi, e negozi le fasce medie"
Luganese
di Marco Bazzi, liberatv

LUGANO – Non si arresta l’ondata di chiusure di negozi in via Nassa a Lugano. Stando a noetre informazioni, Bally chiuderà a fine giugno. Il King ha abbassato le serrande nelle scorse settimane e probabilmente non riaprirà. Versace chiuderà a fine anno. Prada e Jill Sander stanno cercando altre soluzioni… Un quadro desolante che sta determinando un fuggi fuggi da quella che finora era considerata la ‘Via della Spiga di Lugano’, il salotto buono della city. Ma il fenomeno tocca anche altre zone del centro.

I motivi sono diversi: affitti spesso esagerati, che a fronte della crisi sono diventati insostenibili, diminuzione della clientela facoltosa legata al ridimensionamento della piazza finanziaria, turismo dello shopping favorito dal rapporto franco-euro, ma anche crescita degli acquisti online.

Ivano D’Andrea, Ceo del gruppo Multi, mette l’accento proprio su quest’ultimo elemento. E le sue previsioni sono a tinte foschissime.

“Sarà un bagno di sangue. Questa è la mia previsione. E non sto esagerando" dice  "A Lugano si assiste da diversi anni a una continua riduzione dei canoni locativi per spazi commerciali. E questo è un dato noto. Le richieste di riduzioni degli affitti fino al 50% da parte degli inquilini sono all’ordine del giorno. Ma in molti casi ottenere una riduzione dell’affitto ormai non basta più. L’elemento più critico, che sta mettendo in ginocchio i commerci, è a mio parere l’effetto sempre più marcato degli acquisti online. Le piattaforme online sono più riservate soltanto ai giovani ma sono ormai accessibili a tutte le fasce di età. Questa tendenza sta mettendo in seria difficoltà molti settori del commercio delle città ticinesi, in particolare Lugano”.

Il fenomeno della digitalizzazione, aggiunge D’Andrea, “tocca ormai tutto il pianeta e sta attecchendo anche in Ticino. A questo punto bisogna chiedersi quali risposte dare”.

Ma lo shop in rete non è l’unico fattore, spiega l’esperto: “Particolarmente colpite sono a mio avviso le grandi marche, in particolare di abbigliamento e accessori, per le quali fino a poco tempo fa vi era un importante mercato rappresentato dagli italiani che venivano a visitare il Ticino anche per scopi finanziari, e che ora mancano completamente all’appello. Se aggiungiamo a questo fattore una classe medio-alta in evidente difficoltà a causa della flessione della piazza finanziaria, ecco che il risultato è un fuggi fuggi da parte dei negozi di marca dai centri”.

Che fare, dunque? “Credo che a fronte di affitti sostenibili, dovrebbero rinascere nei centri urbani negozi che propongono prodotti alla portata di una fascia più ampia di popolazione, che può ancora spendere ma entro certi limiti, e non solo di un’élite che negli ultimi anni si è fortemente ridimensionata. Prodotti di qualità, particolari, ma a prezzi accessibili. Del resto se si girano un po’ le città europee si vede che in molti casi questo modello funziona”.

Ma si tratta solo di un’idea. Di uno spunto. “In realtà non so quale sia il rimedio, nessuno lo sa… Scomparirà il commercio nelle piazze e nei centri storici, dove gli affitti sono ancora troppo alti? Può darsi. Ma probabilmente bisognerebbe iniziare anche a rivedere il business model del monomarca, e creare dei punti di incontro attrattivi, come ha fatto per esempio Feltrinelli in Italia, abbinando libri, ristorazione e altri segmenti di mercato”.

In ogni caso, secondo D’Andrea, Via Nassa è ormai fuori mercato, e con lei diverse altre zone centrali di Lugano. “La mia non è una critica" dice , "è una constatazione, che vale anche per altri settori nei quali l’effetto delle nuove tecnologie si farà sentire prepotentemente nei prossimi anni… E penso anche al terziario. La digitalizzazione non si ferma, e non la fermerà nessuno”.

D’Andrea conclude con una nota polemica: “E pensare che di fronte a quanto sta accadendo i sindacati sono ancora sulle barricate contro le aperture serali e domenicali dei negozi ignorando il vero problema di fondo e mettendo a rischio i pochi posti che ancora restano nel settore. A mio parere le aperture prolungate potrebbero contribuire a dare una boccata d’ossigeno al commercio e a evitare almeno in parte il turismo degli acquisti”.


Pubblicato il 15.05.2017 18:30

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