L'EOC dà i numeri. "Sono diminuiti i frontalieri impiegati, ma senza di essi non potremmo garantire una presenza dell'offerta ospedaliera così capillare"
L'Ente Ospedaliero Cantonale ha reso noto il suo rapporto riguardante l'anno 2016. "I lavoratori di oltre frontiera sono ora l'11,8%. Distribuiti sul territorio 510 milioni di franchi"
Sanità
BELLINZONA – L’EOC si ritiene un datore di lavoro attrattivo per i lavoratori residenti. Lo rimarca con orgoglio nel suo rapporto annuale, dove elenca cifre (l’utile di esercizio del 2016 è di 688,2 milioni, con un incremento del 4,1% rispetto all’anno precedente), certificati e attestati di qualità, rivolti in particolare verso i pazienti ticinesi (che valgono ben 638 milioni dei ricavi).

L’Ente Ospedaliero Cantonale ha distribuito, nell’anno passato,  510 milioni sul territorio, comprendendo gli stipendi dei lavoratori residenti e i soldi corrisposti a fornitori, una cifra in aumento rispetto agli anni precedenti, e in costante crescita.

I collaboratori impiegati a tempo pieno sono 4'047,9, e nel corso del 2016 sono stati sottoscritti due contratti collettivi, che riguardano collaboratori non medici e per i medici assistenti e i capiclinica, con cambiamenti soprattutto nell’ambito della conciliazione fra lavoro e famiglia, con l’allungamento da 16 a 18 settimane del congedo maternità retribuito e l’estensione del successivo congedo non pagato fino a 18 mesi.

Ma l’EOC, nella sua lunga nota, non ha mancato di parlare di frontalieri, in particolare dopo il caso dei 10 lavoratori italiani con responsabilità di conduzione. “Per quanto riguarda i collaboratori frontalieri attivi all’EOC, la loro percentuale è scesa dal 13% nel 2013 all’11,8% nel 2016. In cifre, il loro numero è passato da 637 a 649 e, per quanto riguarda il settore della sanità in Ticino, rimane contenuto”, sono i numeri.

“Nella sua politica di assunzione, l’EOC è attento, a parità di qualifica, a privilegiare i residenti, ma in alcuni casi relativi a profili molto specialistici non è possibile fare a meno del contributo di personale proveniente dall’estero”, precisa la nota. “L’EOC sottolinea l’importanza e la qualità del contributo professionale fornito dal personale frontaliero, senza il quale non sarebbe possibile garantire una presenza dell’offerta ospedaliera pubblica così capillare su tutto il territorio”.

Infine il 2016 è stato segnato da altri due eventi importanti: la votazione che ha bocciato la LEOC, la quale “frena indiscutibilmente lo slancio del nostro Ospedale multisito, che le previste collaborazioni (fra pubblico e privato, ndr) avrebbero potuto rafforzare a beneficio di tutti i pazienti ticinesi”.

E poi c’è stato il processo per il contagio di quattro pazienti, che hanno contratto l’epatite C, per cui l’ente “ha riconosciuto subito le proprie responsabilità sul piano civile. Né l’EOC né le autorità inquirenti sono però riusciti a identificare all’interno del team l’autore dell’errata manipolazione all’origine del contagio. Questa situazione ha condotto il Ministero pubblico ad accusare l’EOC di carenza organizzativa interna, sulla base dell’articolo 102 del Codice penale, e la sentenza del giudice rappresenta un punto di svolta preoccupante per l’intero sistema sanitario nazionale; per questo motivo l’EOC ha deciso di ricorrere all’istanza superiore”.

I casi ambulatoriali, per citare ancora un paio di cifre, sono stati 347'005, mentre i neonati venuti alla luce negli ospedali pubblici ticinesi sono stati 1'927.



Pubblicato il 18.05.2017 15:30

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