Il comitato "No Billag Ticino": "efficiente, orientata al pubblico, agirà in modo economico, in costante miglioramento, questa sarà la nuova RSI. Non un dinosauro"
In una nota, i ticinesi favorevoli al sì, nomi già noti, quasi tutti politici di destra, comunicano che non saranno presenti ai dibattiti di partiti la cui posizione è già chiara. "L'iniziativa è forte e scuote i vertici politici e dello Stato, oltre che della SSR, dato che rappresenta un cambio di paradigma"
Politica
BELLINZONA - Alain Bühler (Co-Presidente No Billag Ticino, Vicepresidente del comitato nazionale),
Lorenzo Quadri (Co-Presidente No Billag Ticino, Consigliere nazionale Lega dei Ticinesi), Antonella Bignasca, Boris Bignasca (Granconsigliere Lega dei Ticinesi), Iris Canonica, Carlo Danzi, Battista Ghiggia, Lara Filippini, (Granconsigliera UDC), Eros Nicola Mellini (segretario cantonale UDC), Paolo Camillo Minotti, Paolo Pamini (Granconsigliere AL) e Massimiliano Robbiani (Granconsigliere Lega dei Ticinesi): i nomi non sono una sorpresa. Sono loro a firmare la prima vera presa di posizione del Comitato “No Billag Ticino”. Tutti politici, insomma, o quasi, di destra.

Hanno fatto sentire la loro voce con una lunga nota che spiega come mai si dovrebbe abolire il canone.

Eccola in forma integrale:

“L’iniziativa “SI all’abolizione del canone radiotelevisivo” (No Billag) posta in votazione il prossimo 4 marzo si prefigge l’obiettivo di liberare i cittadini svizzeri da una tassa di ricezione d’obbligatorietà generale anacronistica,e di eliminare i finanziamenti della Confederazione alle emittenti televisive e radiofoniche.

Un’iniziativa forte che sta scuotendo i vertici della Politica e dello Stato, oltre che della SSR, perché rappresenta un cambiamento di paradigma per il nostro paese. Un cambiamento in linea con i progressi tecnologici e digitali che oggi permettono ad ogni cittadino di fruire di contenuti informativi e d’intrattenimento quando vogliono, dove vogliono e come vogliono, e cha ha mutato le abitudini di una buona parte del pubblico. Vi sono sempre più cittadini che nell’era digitale e di internet non sono più disposti a vedersi imporre dallo Stato il pagamento diun pesante obolo a un’emittente radiotelevisiva alla quale non sono interessati. Per dover poi ancora pagare per acquistare quei prodotti mediatici che invece desiderano vedere.

Per questo è giunto il momento di riconoscere che l’era del canone radiotelevisivo imposto è finita e per la TV di Stato SSR – ridotta sempre più ad emittente di nicchia -  è giunto il momento di ripensarsi completamente, di trovare modalità di finanziamento alternative e, soprattutto, non basate su una coercizione.

Con un SI’ a No Billag:

1. il cittadino si approprierebbe finalmente della libertà di scegliere di quali media fruire e per quali spendere il proprio denaro;

2. il mercato mediatico svizzero conoscerebbe una reale concorrenza tra gli attori, tra cui la SSR, sia a livello pubblicitario che di contenuti;

3. le aziende non dovrebbero più versare una tassa che dal 2019 diventerà, di fatto, un’imposta sul fatturato;

la futura SSR non sarebbe più il dinosauro mediatico che oggi conosciamo: attempato,dispendioso, sovradimensionato, politicamente sbilanciato e refrattario alle critiche. Sarà un’emittente che opererà in modo economico, efficiente e orientata al pubblico, e quindi in costante miglioramento. Inoltre, sarebbe indipendente dagli influssi del Governo e della Politica, ciò che le permetterebbe di esercitare a pieno titolo il proprio ruolo di quarto potere”.

Infine, comunicano “di aver deciso di non prendere parte a dibattiti organizzati da partiti e associazioni la cui posizione sull’iniziativa è già chiaramente definita, di modo che il contradditorio costituirebbe un semplice esercizio-alibi di democrazia. Questo per poter concentrare il poco tempo che i membri hanno a disposizione per perorare la causa dell’iniziativa No Billag là dove ha maggior senso spenderlo”.


Pubblicato il 11.01.2018 21:11

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