Canetta gongola e si rivolge a Quadri, "altro che dinosauri, guardate i risultati online!". Bignasca e il dialetto, "solo per raccattare voti"
Continuano le discussioni in merito a No Billag. La RSI ha reso noti i dati della fruizione dei servizi online, che fanno registrare quasi un play al secondo. Il direttore felice, "e gli showcase, che per Quadri non sono servizio pubblico, riempiono la sala e entusiasmano gli artisti"
Economia
COMANO – Ormai ogni notizia che viene resa pubblica in merito a RSI e radiotelevisione in generale ha un comun denominatore: No Billag. Promuovere in un modo o nell’altro la propria idea alla votazione, e se si parla della RSI, che vede il suo futuro minacciato, ancor di più.

Dunque, pubblicare i dati della fruzione dell’offerta online vuol comunicare che qualcosa sta cambiando, che la tv si sta evolvendo. E lo fa notare Maurizio Canetta, un po’ polemicamente e un po’ ironicamente, sul suo profilo Facebook, rivolto a Lorenzo Quadri.

“Sono usciti ieri i dati di ascolto della televisione per il 2017. Il dinosauro RSI (cit. Lorenzo Quadri), che i fautori dell’iniziativa No Billag vorrebbero cancellare, raggiunge con i programmi televisivi il 35 per cento dell’ascolto in prima serata e 25 milioni di “play” delle sue proposte audiovisive. Gli show case (“non è cultura, non è servizio pubblico”, cit. Lorenzo Quadri) riempiono lo studio 2 di Besso, ci sono giovani e meno giovani, gli artisti sono entusiasti.  “Quando vedo gli occhi felici del pubblico, sono felice perché collaboratori e collaboratrici della RSI hanno contribuito a dare un lampo di felicità alla gente. Anche questo è un compito del servizio pubblico. I promotori della No Billag vogliono cancellare questa felicità”, posta.

I dati dicono che i telegiornali locali vengono ancora visti da circa metà dei ticinesi. E si mette l’accento sugli ottimi risultati legati alle commedie dialettali, come quella dell’ultimo dell’anno. Qualcuno però insinua che la voglia di radici e di dialetto sia strumentale: parliamo di Boris Bignasca: “per il teatro dialettale invece stenderei un velo pietoso sull’atteggiamento di Comano: prima le hanno messe in naftalina e ora in chiave votazione vengono rimesse in programmazione per raccattare qualche voto...”

Quel che sicuramente alla RSI preme di più far notare sono i numeri relativi all’online. Se la tv tradizionale, ammettono, ha avuto una lieve flessione, comune agli anni dispari privi di eventi sportivi significativi (lo sport è ancora uno dei settori che porta più pubblico), app e social media hanno registrato nel 2017 circa un play al secondo, per un totale di 25 milioni di contenuti audiovisivi.

“La nostra televisione sta insomma riuscendo a completare con successo il passaggio a un futuro digitale che è già parte del nostro presente”, conclude enfaticamente la nota.


Pubblicato il 13.01.2018 11:43

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