Per Bühler, la RSI si è tirata la zappa sui piedi. "Propaganda martellante, e anche i fautori del no sui social... Provoco: chi vota sì vuole che l'emittente di Comano sparisca?"
"Secondo quanto detto, dovrebbe essere quella la lettura", commenta uno dei maggiori fautori di No Billag, parlando del sondaggio di ieri. "In Svizzera è un'iniziativa persa, serve però il sì critico. E non è vero che taglieranno i fondi alla RSI, la legge sulla radiotelevisione prevede altro"
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BELLINZONA – In Ticino, siamo pari! Il 48% dei ticinesi, secondo un sondaggio, è pronto a votare sì a No Billag, anche se poco fa i risultati erano chiari a favore del no. A livello nazionale che venga bocciata non dovrebbe in dubbio, però nel nostro Cantone la partita è aperta.

Come mai? Cosa succederà? Abbiamo commentato assieme a uno dei fautori dell’iniziativa, Alain Bühler.

“In ogni caso vuol dire che la partita è ancora aperta in Ticino, mentre a livello svizzero, pare, si andrà verso un rifiuto. A questo punto, se si vuole ottenere dei reali cambiamenti in seno alla RSI, come hanno promesso in lungo e in largo durante questa estenuante campagna, è necessario votare comunque sì”, ci dice. “Le promesse che abbiamo sentito tutti in passato non sono mai state mantenute, ora l’ente va riformato, reso più consono ai tempi che corrono, tenendo conto anche delle critiche emerse negli ultimi 5 mesi”.

Non vi preoccupa un sì ticinese e un no svizzero? Il Governo diceva che la RSI potrebbe vedersi tagliare i fondi rispetto ad altre realtà, non quello che volevate…
“Se qualcuno dice così deve ricordarsi che la legge sulle radiotelevisioni prevede la stessa offerta per tutte le regioni linguistiche, dunque dubito che si possa arrivare a tagliare più di quel tanto. Parliamoci chiaro: si possono fare supposizioni ma l’offerta della SSR deve essere parificata in tutte le regioni linguistiche finché l’ammontare degli introiti restano i medesimi. Ovviamente, la discussione attorno al servizio pubblico all’attuale ammontare del canone non dovrà chiudersi il 4 marzo”.

Perché in Ticino si è più indecisi? Merito vostro e della campagna o demerito della RSI?
“Non avevamo grandi mezzi per questa campagna e una buona parte del sì deriva, con ogni probabilità, dalla propaganda martellante messa in atto dai contrari e dalla RSI stessa. Sicuramente hanno esagerato, basta guardare il portale dell’emittente dove hanno pubblicato dei video nei quali danno risposte a domande legate all’iniziativa senza dare a noi fautori lo stesso spazio. E anche l’agire dei contrari sui social ha spinto qualcuno a votare sì. Potrei fare una battuta: se guardiamo questa campagna, il messaggio chiaro dei contrari all’iniziativa era ‘se dite sì, la RSI sparisce!’. Dunque vuol dire che il 48% vuole che la RSI sparisca? Non penso, ma c’è comunque un’avversione da parte dei ticinesi nei confronti di Comano e del fatto che siamo obbligati a finanziarla. Molti vogliono che il canone sia ridotto o eliminato del tutto, calcoliamo che siamo il Cantone con i salari mediani più bassi. Qualsiasi esperto di debiti dirà che la Billag è tra le prime fatture messe da parte in caso di difficoltà”.

Di fatto lei dice che chi è contrario all’iniziativa si è un po’ tirato la zappa ai piedi. In Svizzera Interna sono stati più soft?
“Credo cha la RSI paghi il prezzo di essere praticamente l’emittente di riferimento di un unico Cantone, a differenza delle sue sorelle di Leutschenbach e Ginevra che servono più Cantoni. Il suo operato, certi atteggiamenti e talune politiche sono costantemente sotto gli occhi dei ticinesi. Inoltre, il ruolo di rilievo all’interno della propaganda martellante dei contrari all’iniziativa è palese e ciò a molti ticinesi da fastidio”.

Come gestirete gli ultimi giorni di campagna?
“Andiamo avanti come abbiamo fatto fino ad oggi, non cambia nulla. L’iniziativa resta sul tavolo, sono state fatte delle promesse di riforma. Se si vuole rafforzare la spinta verso un reale cambiamento della RSI, l’iniziativa deve passare in Ticino. Serve un sì critico, il no critico è del tutto inutile e apre la porta allo status quo”.

Paola Bernasconi


Pubblicato il 22.02.2018 09:30

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